Print Friendly, PDF & Email
Mons. Farina tra i comandanti delle
truppe di occupazione
Domani il Festival del Cinema Indipendente (ore 21 – Sala Farina) rende omaggio alla città di Foggia, ricordando il 70° anniversario dei bombardamenti (qui il programma della serata, non mancate, è importante).
Una fortunata coincidenza ha portato il festival a svolgere l’evento proprio nella sala cinematografica intitolata a Mons. Fortunato Maria Farina, Vescovo di Foggia durante quei giorni orrendi e dolorosi, nonché autore di un documento illuminante – e forse non adeguatamente valorizzato – per capire come la città visse quella tragica estate: si tratta della la relazione che Mons. Farina scrisse al Papa Pio XII per informarlo della drammatica situazione che si era venuta a determinare a Foggia.
Credo che il primo a pubblicarla sia stato il giornalista e scrittore foggiano Gaetano Matrella nel libro che pubblicò a sue spese nel 2005, in occasione del 150° anniversario della erezione della Diocesi autonoma di Foggia. La relazione è stata pubblicata sul web nel bel sito di Alberto Mangano, fonte preziosissima di informazioni sulla storia foggiana.
Il libro di Gaetano Matrella è appunto intitolato La erezione della Diocesi Autonoma di Foggia: una storia e un territorio, e il suo pregio maggiore sta proprio nella capacità dell’autore di collegare il cammino spirituale della chiesa foggiana con le vicende storiche, non sempre facili, che occorrevano nel territorio, mostrando quanto sia stato stretto il rapporto tra Chiesa e territorio a Foggia.
Mons. Farina scrive al Papa probabilmente da Troia (l’originale della lettera si trova lì) ricostruendo le vicende che avevano scandito quella drammatica estate nel capoluogo dauno. 

I passaggi della relazione che mi sembrano più interessanti sono quelli che descrivono lo stato d’animo dei foggiani tra un’incursione e l’altra. Di particolare importanza quello che si riferisce ai giorni dopo il 22 luglio, quando si verificò uno dei raid più violenti e sanguinosi, perché smentisce quel che si è sempre sostenuto circa il fatto che la città fosse deserta quando, il 19 agosto, venne afferrato l’attacco più duro. 
Scrive il Vescovo: “Dopo questa incursione (del 22 luglio, n.d.r.), che annientò la stazione ferroviaria, si era andata facendo strada, nella popolazione, l’idea che ormai non era più probabile che si avessero incursioni notevoli, poiché anche l’aeroporto era stato trasferito. Difatti, l’incursione del 16 agosto fu tutta operata sui dintorni di Foggia, ma la città non fu toccata.”
Poi, arrivò terribile, il raid del 19 agosto. Mons. Farina non lo dice espressamente né probabilmente possedeva le informazioni necessarie. Ma – se gli obiettivi militari erano stati completamente distrutti – la ferocia di quella incursione può essere spiegata soltanto con la filosofia dei bombardamenti strategici teorizzata soprattutto dagli inglesi: colpire la popolazione civile, per terrorizzarla.
Toccanti i passaggi conclusivi della relazione, in cui il Vescovo sollecita il Papa a pregare per Foggia e a concedere l‘indulgenza plenaria ai fedeli che “visiteranno l’effige della Madonna Incoronata nella Cattedrale di Troia, e quella della SS. Addolorata che è custodita nella Chiesa di San Domenico pure di Troia, e parimenti l’indulgenza plenaria alle .stesse condizioni ai fedeli che visiteranno l’Icone della Madonna dei Sette Veli e le S.S. Reliquie dei Santi Guglielmo e Pellegrino, custodite nella Chiesa Collegiata di San Marco in Lamis, della Diocesi di Foggia.”
Alla lettera non giunse mai risposta da parte del Pontefice. Ma non si sa neanche se essa sia mai materialmente giunta al Vaticano. 
“Il documento – scrive Gaetano Matrella – fu redatto in Troia, nel cui archivio capitolare si conserva la minuta firmata da Mons. Farina. Fu spedito nei primi giorni del settembre 1943.
Non si sa se sia arrivato a Roma, dato lo stato caotico delle comunicazioni in quel periodo, né si ebbe alcuna risposta, perché dopo la fuga del Re da Roma, le comunicazioni con la capitale rimasero del tutto interrotte.”

Facebook Comments