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Sul suo profilo Facebook, Davide Leccese sollecita giudizi e opinioni su alcune affermazioni rese qualche giorno fa da Giuliano Volpe, ex Rettore dell’Università di Foggia e docente di archeologia. Lecce scrive che Volpe ”girando per l’Italia e approdando a Genova – con un commento agro-dolce su quella città – parla anche di Foggia (in risposta ad una genovese) e dice: “Apprezzo il suo amore per la sua città; non esprimevo giudizi ma riportavo impressioni (ricavate girando per i vicoli); si figuri che attualmente vivo a Foggia (con casa nel centro storico) che certo non ha particolare cura del centro storico (e non solo) ed è parecchio lontana dall’essere una città di cultura (e poi non ha nemmeno il mare!). Tornerò a Genova per conoscerla meglio”. In che cosa ritieni che abbia ragione nel suo giudizio su Foggia?”
Qualche ora dopo, Leccese rilancia la riflessione, ponendo un’altra domanda: “Che significa che una città è bella o brutta? Foggia è bella o brutta?” Si accende un dibattito intenso ed è un coro di voci compatto sulla “bruttezza” du Foggia.
Non conosco le ragioni che hanno spinto Davide ad avviare questa riflessione pubblica. Posso però intuirle. Leccese è una persona che si è molto spesa per la bellezza, ed ha pagato pure un prezzo per questo; era – come dire – un democristiano controcorrente.
È stato assessore alla cultura a Foggia negli anni in cui si facevano fior di stagioni liriche e di stagioni teatrali; è stato costretto dalla politica ad un forzato allontanamento dalla sua città (quando diventò preside venne mandato in Sardegna, in barba al buonsenso e alla norme, che avrebbero suggerito una destinazione più vicina, visto il suo mandato amministrativo); come docente prima e dirigente scolastico poi del liceo classico Lanza ha sempre cercato di coniugare l’idea della bellezza con quella dello sviluppo civile e ed economico della comunità.
Con la sua iniziativa sul web, Davide Leccese vuol probabilmente capire se esiste (ancora) nella coscienza  collettiva una certa percezione della bellezza. Da buoni umanisti, sia Volpe che Leccese sanno assai bene che la bellezza non è qualcosa che si dà in se, ed è sempre in un certo senso una categoria ideologica. La bellezza c’è se, prima di tutto, dev’essere sentita. Ogni scarrafone è bello per la mamma sua.
A mio parere, la questione non è dunque se Foggia sia bella o sia brutta, ma se venga percepita bella o brutta da quanti vi abitano. Se sento una cosa come bella, mi impegno a tutelarla, se la percepisco invece come brutta, non mi spenderò più di tanto per tenerla pulita, decorosa, ecc. ecc. Il problema è forse proprio questo.
Devo dire anche che molti amici e lettori di Lettere Meridiane mi stanno facendo cambiare idea su Foggia. Me la stanno facendo riscoprire, ed amare di più.
Questo è quanto ho risposto al post di Davide Leccese sulle esternazioni di Giuliano Volpe.
“Io in questi giorni sto scoprendo (riscoprendo) una Foggia diversa. E perfino bella. Non è fatta di piazze, di posti, di quartieri. Ma di persone. Sto riscoprendo la Foggia dei foggiani che non si arrendono. Non devo essere io a ricordarvi che una città che negli ultimi tre secoli è stata costretta per due volte a ricostruirsi ex novo, che è stata lacerata nella sua memoria e nella sua cultura dai bombardamenti, che è stata oggetto di flussi molto consistenti di immigrazione negli anni Sessanta, che ha vissuto così tante e pesanti cesure d’identità, non può essere bella. E poi la bellezza è una cosa che sta nel cuore, più che nello sguardo. Certo, c’è un evidente processo di degrado, negli ultimi decenni. Ma il peggio che si può fare, è arrendersi. Quanto alle affermazioni di Giuliano Volpe, sono la riflessione di una persona che ha scelto di essere foggiano. Vanno lette come tali. Volpe è uno di quei foggiani che non si arrendono.”

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