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Sbagliare a digitare l’accento nel titolo di un post, scambiando la copula con la congiunzione, è imperdonabile. Mi è successo ieri, nella lettera meridiana intitolata Perché Foggia è bella (ma non ce ne accorgiamo), titolo che nella prima versione suonava Perché Foggia e bella (ma non ce ne accorgiamo).
L’avevo corretto quasi subito sul post originale, ma purtroppo la piattaforma che genera il blog e che governa la condivisione dei collegamenti sul social network, non consente la correzione “a posteriori”. Una volta fatto, l’errore resta.
Chiedo scusa ai lettori, e non intendo giustificarmi dietro la considerazione che l’errore era così evidente e lapalissiano da non trarre in inganno circa il reale significato del titolo. Così come accetto volentieri le bacchettate che nei loro commenti mi sono state inferte da diversi lettori (accetto meno, però, che basti un errore ortografico a mettere in discussione la mia competenza grammaticale che non sarà eccelsa, ma ha pur sempre alle spalle più di quarant’anni di professione).
Quel che mi amareggia è che sarebbe bastato cliccare sul collegamento per andare al post e trovarvi titolo ed articolo corretto, il che sono in tanti a non fare su Facebook, anche quando esprimono le loro opinioni o i loro “mi piace”.

Ci si limita al titolo e al sommario che lo accompagna, senza darsi la pena di leggere.
L’articolo parlava di un macroscopico problema di Foggia: la sua difficoltà ad entrare in relazione con quella straordinaria risorsa che è rappresentata dal territorio provinciale, ovvero a  sentirsi e ad essere nei fatti un autentico capoluogo.
Fermarsi all’accento sbagliato mi sembra francamente un po’ riduttivo.

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