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Caro
Geppe Inserra,
ho letto l’articolo che hai pubblicato su Lettere
Meridiane
dal titolo:  Alluvione del Gargano. La scienza assolve la “mano umana” e mi permetto di dissentire. 
Non condivido questo titolo
che hai scelto  perchè è evidente che le copiose precipitazioni
rappresentano un fatto naturale e che nel caso specifico l’incidenza
legata a monte dell’impermeabilizzazione
del suolo è trascurabile. 
Ti faccio presente che quelle piane sono
proprio il prodotto di simili eventi che nel corso dei millenni si sono
susseguiti è la responsabilità dell’uomo sta proprio nell’aver ignorato
tutto questo. Se realizzi un campeggio tra due canali in una situazione
del genere, ti devi aspettare che prima o poi un evento simile succeda e
visti i presunti cambiamenti climatici la frequenza  di simili eventi
purtroppo tende ad essere intensificata. Pertanto, la mano dell’uomo non
è indifferente al disastro, la responsabilità di quelle morti sta nel
aver pianificato male gli interventi di edificazione, nel non aver
perimetrato quelle aree ad alto rischio idrogeologico, di non aver
 preparato la popolazione a un simile rischio.
Pertanto
credo sia ora che tutti i sindaci del Gargano firmassero un protocollo
perché tutte le amministrazioni si impegnino a dire stop al consumo di
suolo e a rilanciare lo sviluppo del territorio in un ottica di turismo
responsabile.

Purtroppo il Gargano presenta tanti rischi con cui
noi dobbiamo convivere, incendi, alluvioni e non ultimo terremoti e su
questo ultimo problema francamente sono molto preoccupato per la qualità
del costruito realizzato negli anni 60-70, su cui sarebbe necessario
intervenire per verificarne la capacità di resistere ad eventuali eventi
tellurici.
Vincenzo Rizzi

* * *

Convengo con molte delle tesi sostenute da Rizzi, figura storica dell’ambientalismo in provincia di Foggia, e attualmente portavoce del M5S in consiglio comunale a Foggia. Il titolo dell’articolo era volutamenteun po’ ad effetto, in quanto intendeva sottolineare l’infondatezza di alcuni tesi che avevano sostenuto che gli effetti del disastro erano stati amplificatti dall’ostruzione del letto dei torrenti, e dare conto della eccezionalità dell’avversità che si è abbattuta sul promontorio.
Per il resto, mi sembra che il problema non stia soltanto nell’eccessivo consumo di suolo, ma anche nella qualità della pianificazione urbanistica (dove si sono realizzati gli insediamenti, dove avrebbero potuto essere realizzati con un minore impatto ambientale) e sulla prevenzione e repressione dei fenomeni di abusivismo edilizio (una pianificazione di buona qualità può essere vanificata dall’inosservanza delle norme).
Geppe Inserra

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