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Michele Casalucci, saggista e blogger, accende la discussione sul ruolo degli intellettuali e delle istituzioni locali nella costruzione e/o nella difesa dell’identità con due lunghi ed articolati interventi sul suo blog, Circuiti della memoria.
Casalucci si sofferma, in particolare, sul ruolo di aggregazione e di promozione sociale e culturale, svolto dal Centro Sociale Scurìa, indicandolo come il solo, vero momento di aggregazione che cerca, disperatamente, di
tenere insieme i due corni del problema: l’identità e gli
intellettuali.

Questo gruppo, volenteroso ed impegnato – scrive Michele – ha messo in piedi, in poco
tempo una realtà significativa ed importante; ha saputo legare analisi
ed azione concreta, seppure in modi e forme poco raffinate, spesso crude
e spigolose, ma riuscendo a marcare una presenza e a dare un
significato profondamente concreto alla esigenza di cultura e di agire
politico.


Sul muro del Centro Sociale campeggia una grande scritta: “Le città
sono di chi le ama” e già questo basterebbe a sottolineare la struggente
e sofferta partecipazione di una struttura alla vita della città
medesima. Una città della quale si percepisce il profondo malessere, la
tragica condizione di sottosviluppo, la drammatica collocazione al
limite estremo della vivibilità, la progressiva involuzione culturale,
la palese disarticolazione sociale.

Sono d’accordo con Casalucci per quanto riguarda l’opportunità di allargare l’orizzonte della riflessione, estendendola dagli intellettuali istituzionalmente intesi (quanti esercitano professionalmente tale ruolo) a quanti comunque si sforzano di produrre aggregazione, analisi dealla realtà, e lavorare per trasformarla. In questo senso ho parlato di alcuni gruppi, all’interno del social network, che non si limitano a pubblicare selfie o a cazzeggiare o a pontificare, come purtroppo accade in generale su facebook, ma utilizzano la piattaforma digitale per quella che è: uno strumento di comunicazione virtuale – come tale prepolitico – che può creare una vera opinione pubblica se comunque produce partecipazione.
Resta tuttavia la questione di fondo: la qualità e il peso del ruolo che gli intellettuali istituzionalmente intesi hanno avuto nel tutelare e valorizzare l’identità. La discussione – innescata dal commento di Anna Maria Bisciotti sul post in cui recensivo un reportage su Foggia della giornalista Ella Baffoni – è appena cominciata. E speriamo che sia partecipata.
Intanto vi consiglio di leggere per intero l’appassionato e intelligente contributo di Michele Casalucci, che trovate cliccando sui collegamenti qui sotto:

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