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Come nasce una classe dirigente? Una volta erano i partiti a forgiarla, quando questi erano organizzazioni di massa, oppure i sindacati, quando questi avevano rapporti più o meno organici con i partiti da cui erano ispirati.
Oggi non saprei dirvi, e ho esternato le mie perplessità in proposito già in un’altra lettera meridiana.
Commentando la pubblicazione del numero straordinario del Controverso sulla morte di Enrico Berlinguer, Maurizio De Tullio, condirettore di quel periodico, attinge dal suo serbatoio di ricordi, per raccontare la nascita di quello che è stato probabilmente l’ultimo vero e proprio gruppo dirigente foggiano. Con risultati tutt’altro che trascurabili. Ecco il racconto di Maurizio De Tullio.
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Berlinguer morì nell’estate del 1984, data che non dimenticherò mai non solo perché l’Italia intera (me compreso, ovviamente) pianse sinceramente quella dipartita così anomala, triste, quasi ingiusta, ed anche perché coincidente con l’inizio della mia esperienza politica attiva, limitata a tre bellissimi anni di direzione provinciale di una FGCI (la Federazione Giovanile Comunista, e non quella del pallone!) che da alcuni anni era praticamente inesistente. 
Fu bello e appassionante rimetterla in sesto, aprire dei Circoli in Capitanata, girare per paesi dove la pratica politica a sinistra era vista con diffidenza e a volte con scoramento. E fu straordinario quel triennio perché riuscimmo a fare tante cose… a sinistra del PCI, con vera indipendenza ma soprattutto con vero impegno.

Con noi c’erano ragazzi bellissimi come Antonella Caruso, Antonio Zito, Angelo Renzulli, Colomba Mongiello, Ivan Scalfarotto, Gianni Pellegrini, Mirko Di Cataldo, Giacinto Marinaccio, Carmela Melchionda, Sante Ferrulli e tantissimi altri i cui nomi mi sfuggono e tanti altri che, dall’esterno, collaboravano con piacere come Filippo Fedele, i fratelli Nando e Denisio Esposito che esposero i primi lavori (satirici, ma su nostri testi) presso la Festa dell’Unità in Villa comunale. E come dimenticare i tanti concerti attraverso i quali davamo per la prima volta a tanti anonimi gruppi locali la possibilità di ottenere un po’ di visibilità pubblica (internet era di là da venire!), la mega-raccolta di firme (9.000 in poche settimane!!) per il ripristino e il rilancio intelligente di Parco San Felice, la scelta che “imponemmo” al Comune di Foggia – attraverso un lavoro certosino fatto dagli allora consiglieri comunali del PCI – di dichiarare Foggia “Città Denuclearizzata” (come recitano in bella evidenza i cartelli agli ingressi stradali di Foggia).
Come dimenticare – soprattutto – le famose “7 proposte 7”, un documento che in sintesi presentammo alla città in vista delle elezioni comunali del 1985 e che sfido gli amministratori pubblici e i politici di oggi a non considerare più che attuali, nonostante i 30 anni trascorsi!
Io poi dovetti lasciare (andai a lavorare, prima a “Qui Foggia” e al “Quotidiano di Foggia” e poi inaspettatamente chiamato di corsa da un grande imprenditore (ma dal carattere difficile) quale fu Franco Leone perché aveva saputo che per primo lavoravo a Foggia su computer MacIntosh.

Altri proseguirono proficuamente il mio lavoro e, nel corso dei lustri, l’allora FGCI (che aveva a livello nazionale segretari di grandissimo valore, politico e umano, come Marco Fumagalli, Franco Giordano, Nichi Vendola, Pietro Folena e Gianni Cùperlo) si trasformò in Sinistra Giovanile.
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