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Luigi Bramante

La vicenda di Luigi Bramante è la riprova di come la storia
sia una disciplina in continuo divenire, nella quale anche quelli che sembrano
dati di fatto, certezze acquisite possono cambiare, con la scoperta di nuovi documenti o nuove testimonianze.
Si era sempre ritenuto che a far parte dei Mille di Giuseppe Garibaldi vi fosse
soltanto un solo foggiano:  Moisè Maldacea, il
più noto tra i Garibaldini pugliesi, che tra le Camicie Rosse militò quale
ufficiale, e che fu il primo presidente della Croce Rossa in Puglia. Ma grazie al certosino impegno di Maurizio De Tullio, si è accertato che così non fu.
Ma procediamo per ordine. Maldacea  nacque nel capoluogo dauno  il 16 aprile 1822, da Vincenzo e Maria
Previtera.  Fervente patriota, andò via
molto giovane dalla sua città natale, distinguendosi per le sue imprese al Nord
e quindi nell’esercito garibaldino. Si trasferì successivamente a Bari, dove
morì.
Come già detto, si era sempre pensato che questo singolare
personaggio fosse il solo garibaldino foggiano ad aver preso parte alla
spedizione dei Mille, ma non è così, come ha appurato dopo laboriose e pazienti
ricerche Maurizio De Tullio.
C’è anche Luigi Bramante, garganico di San
Giovanni Rotondo, dove nacque  nel 1845 e
si spense nel 1914. Fu una personalità di spicco della provincia di Foggia, ma
è rimasto praticamente sconosciuto per oltre un secolo.
De Tullio lo ha sottratto all’oblio (come ha fatto
meritoriamente con tanti altri personaggi notevoli, ma poco noti della nostra
terra). Dedicandogli  la centesima
scheda  de La Meravigliosa Capitanata,
l’archivio telematico su personaggi, eventi, luoghi e storia della Daunia,
on-line sul sito della Biblioteca Provinciale di Foggia (www.bibliotecaprovinciale.foggia.it
), e di cui lo stesso De Tullio è alacre curatore.

Bramante fu avvocato, Consigliere Provinciale, fervente
repubblicano, antimilitarista e anticlericale, ma soprattutto garibaldino.
Ufficiale volontario in Francia, pur non prendendo  materialmente parte all’impresa dei Mille, fu indicato
da Garibaldi in persona tra i sedici meritevoli di comparire nell’album dei
Mille, insieme, tra gli altri, ad Anita, storica compagna dell’Eroe dei due
Mondi.  
Come documenta Tiziana  Olivari ne La biblioteca di Garibaldi a
Caprera
, i  suoi libri facevano parte
della grande collezione di volumiche tenne compagnia all’Eroe dei Due Mondi
durante il suo esilio.

A De Tullio il merito di aver contribuito in modo decisivo a
scongiurare che questo personaggio fosse del tutto dimenticato. Tanto per dire,
la sua San Giovanni Rotondo non gli ha dedicato fino ad oggi nemmeno una
strada.
La storia di Luigi Bramante è un po’ controversa, oltre che
poco chiara nelle vicende che hanno riguardato soprattutto la parte finale
della sua esistenza.
Appartenente ad una ricca famiglia di San Giovanni Rotondo,
Bramante fu dapprima repubblicano, poi internazionalista anarchico, in un ampio
e vivace scenario politico che lo vide impegnato sia in Italia che in Francia,
probabilmente già al tempo della “Comune di Parigi” e poi, come accertato, con
l’Armata dei Vosgi, nella difesa antiprussiana.
Fu amico di Mazzini, Malatesta, Bakunin e Garibaldi. Nel
1870 è autore di due libri sull’antimilitarismo che suscitano un discreto
interesse, per la lucida e coraggiosa denuncia del sistema militare italiano.
Nel 1873 è arrestato con l’accusa di cospirazione al Governo Monarchico;
trascorre alcuni mesi in carcere ma nel processo vengono smontate le accuse a
carico suo e di altri due compagni. Ottiene la liberazione. 
Tornato in Capitanata, svolge la professione di avvocato e
di notaio. Riprende anche l’attività politica diventando Consigliere comunale
di San Giovanni Rotondo e Consigliere Provinciale. A livello politico-sociale è
impegnato nella Società di Mutuo Soccorso, sorta nel 1891, ma quasi sempre
controllata dai Carabinieri Reali: Bramante, infatti, è considerata “persona
d’equivoca condotta morale”.
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