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Foggia ha una peculiarità che a seconda dei punti di vista
può essere giudicata ricca di potenzialità, oppure semplicemente bizzarra: la sue
area industriale sorge a due passi da un sito di altissimo pregio ambientale e
paesaggistico, quale il bosco dell’Incoronata, e culturale-religioso, quale il
Santuario consacrato alla Madonna.
L’aspetto produttivo da un lato, e quello naturalistico e culturale dall’altro, sono
tra di loro antitetici? In linea di principio, forse. Nella realtà, no: se
esistono bisogna che in qualche modo 
convivano, cercando di raggiungere una compatibilità che può diventare essa stessa una risorsa
di futuro per la città.
Perdonate questa premessa. Su Lettere Meridiane si è
sviluppato da qualche settimana un intenso confronto sulla idea che, ad Incoronata, i due aspetti in apparenza contraddittori, possano addirittura integrarsi
È appena il caso di sottolineare che si tratta di una
disputa tutt’altro che accademica. Qui stiamo parlando di due risorse: un’area industriale e un parco naturale rappresentano beni importanti per lo sviluppo di un territorio.. Riuscire a farli coesistere, o
ancora meglio,  riuscire ad integrarli
potrebbe valorizzare in modo originale la peculiarità di cui dicevo all’inizio.
Come? Prima di tutto discutendo e ragionandone, senza partito preso.
Dopo aver lanciato l’idea [che potete leggere in questo post] e dopo i diversi interventi che su
di essa si sono registrati [che trovate qui], Franco Antonucci (o più precisamente, visto che gli
piace firmarsi cosi, Eustacchiofranco Antonucci) torna sull’argomento con un’altra
lucidissima riflessione, la cui lettura raccomando anche a quanti (anzi,
soprattutto a loro) hanno espresso un fermo diniego alla ipotesi che il tecnico
foggiano aveva prospettato nel suo primo intervento.
Buona lettura.
(g.i.)
* * *
Premetto che non ho nessuna intenzione di polemizzare.
Chiedo per questo scusa in anticipo se le mie idee possono essere mal
interpretate. Ho rispetto per tutti e chiedo un minimo rispetto anche per gli
impegni da me spesi nell’interesse della mia Capitanata.
Mi dispiace, comunque, che il tema sul potenziale recupero
ed integrazione vasta della Zona industriale ASI, sia considerato come
un'”orrore”, di cui nemmeno parlare. Imperdonabile equivoco legato al
noto malcostume italiano, giocato anche sullo sviluppo industriale. Spero che
non si tratti soltanto di una questione di principio, per una “difesa di
ritorno”‘ irrazionale ad oltranza. Peraltro anacronistica, invocando solo
risorse autoctone, per una specie di autarchia, che peggiorerebbe, a mio avviso,
la situazione di isolamento della Capitanata, già abbastanza grave da tempo,
nello scenario totale italiano, che avanza, sia pure con difficoltà, attraverso
le mappature MIT.

L’opposta tendenza che io vedo più ragionevole, è il
tentativo di uscire fuori dal proprio recinto, e sperimentare la
“globalizzazione delle reti”, in modo intelligente e nuovo.
Possiamo essere d’accordo sul “malcostume”,
generalizzato a tutti i livelli. Causa di un arretramento italiano sotto vari
aspetti. Possiamo essere d’accordo anche sulla “sudditanza”
provinciale, non sempre abbastanza selettiva, nei confronti di altre culture e
modelli di sviluppo eccessivamente omogeneizzanti e livellatrici. Con il
risultato, spesso, di una marginalità endemica. Possiamo essere d’accordo sul
riconoscere la “globalizzazione” come il vero male del secolo.
Anche se la “prima globalizzazione” sta già
cambiando, in meglio e/o in peggio, secondo la maturità culturale dei Paesi che
vi entrano.
Sembra comunque inopportuno chiudere su tutto in modo
pregiudizievole. Non dobbiamo chiuderci nella nostra gabbia, spaventandoci e
rifuggendo da tutto.
Dobbiamo, a mio avviso, reagire in modo intelligente, nuovo,
viceversa relazionandoci con il tutto. 
Avvalendoci dell’arma più forte che in effetti ancora possediamo. La
nostra “identità” ritrovata o ricostruita. Ricostruendola con
pazienza, ed imporla come scambio reciproco. Alla pari.
Nuova Globalizzazione? Si, ma filtrata attraverso la nostra
“identità”. Antica e nuova, da trasmettere soprattutto ai nostri
“portatori giovani”. Senza farli evadere.
Anche la questione “ambientalista” (per il nostro
territorio essenziale) può essere analogamente affrontata in tre modi diversi :
conservatorismo (rifuggire dal nuovo); riformismo (senza riferimenti politici),
nel trasformare lo stato delle cose, mantenendo coerenza interna;
rivoluzionismo, del tipo alla Serge Latouche, che vede giusto solo il ritorno
alle origini, cancellando l’intera modernità.
Mi ritengo un Ambientalista del secondo tipo : non si può
tornare indietro, nonostante i danni già causati, ma ribaltare le situazioni è
possibile, con la sola arma della nostra consapevolezza identitaria.
È assurda chiudere la Zona industriale di Incoronata (640
Ettari con oltre 3000 occupati, una delle più importanti Zone industriali del
Sud) e sprangare le sue Grandi Industrie, quali Sofim, Alenia, Barilla,
AR-Pomodori, Futuragri. (Le altre sono Industrie di gran lunga minori).
Mandando tutti i lavoratori a casa, magari facendoli ritornare tutti
all’Agricoltura antica. Senza innovazione di fondo.
I nostri cittadini hanno da tempo ormai notevole
volontariamente abbandonato l’Agricoltura diretta, per scelte di vita, più o
meno imposte, presunte migliori.
Invece le ultime tre Industrie citate (Barilla, AR-Pomodori,
Futuragri) sono un indizio  interessante
per l’introduzione di una nuova logica industriale più complessa e coerente con
le caratteristiche di Capitanata: l’Agroindustria. Aggiungendo alla prevalente
“produzione agricola” primaria, la trasformazione agricola in forma
industriale, mantenendo sul Territorio il valore aggiunto che invece è
trasferito altrove. E sostituendo all’Industria manufatturiera incongrua, una
nuova Industria appropriata al territorio.
Ho creduto con forza a questa idea “ambientalista di
recupero”, durante la mia permanenza nel Consorzio ASI di Foggia, che
gestisce l’Area di Incoronata. Con scarso successo, forse perché i tempi non
erano maturi, ovvero per mia insufficienza.
Ho allora pensato ad una serie di iniziative, che potevano
essere valutate come isolate, ovvero riportate in un ambito logico unitario,
globale.
Prima di tutto si trattava di avviare un’ipotesi
“massima” di trasformazione di un’Area industriale monotematica di
vecchio stampo, in un nuovo “Parco di attività” urbano-territoriale,
alla maniera descritta nel DPP del prof.Karrer. Mix funzionale, e massima
“flessibilità” possibile di configurazione oltre che di uso
integrato, nei riguardi della gestione urbanistica complessiva.
Flessibilità ovunque.
Anche Architettura industriale controllata, di maggior
pregio (nuovo Paesaggio industriale), con rapporti globali diversamente
controllati. Coinvolgimento delle singole Aziende nei progetti di contesto.
Su questo concetto primario il Consorzio ASI di Foggia nel
2009 ha “proposto”, nei modi stabiliti dalla LR n’3/2007, un’ipotesi
di revisione/riqualificazione dell’esistente Agglomerato industriale ASI
Incoronata, con un suo “ampliamento flessibile”. (adozione Consiglio
comunale di Foggia nell’aprile 2009).
La logica dell’Intervento di revisione/riqualificazione e’
stato quello di un primo “congelamento logico” del modello
pre-esistente, poi ricollocato in un nuovo contesto più vasto. Dove gli
ulteriori e successivi inserimenti sono intesi solo in termini di un diverso
riequilibrio multi-parametrico. La zona di ampliamento è logicamente
conseguente. Si tratta di una funzione, in un certo senso complementare di
“flessibilità insediativa di prestito”, a compensazione globale
continua.
I nuovi assi interni dell’intera Area, sono anch’essi
improntati alla “flessibilità” del tutto, per una nuova
“interconnessione lunga” territoriale.
Il verde, multi-funzione, diventa il collante, anche visivo,
della nuova operazione.
Il nuovo Piano ASI 2009 diventa, in particolare, uno
strumento di “accoglienza” e di sviluppo per l’emergente settore di
“Agro-industria endogena di Capitanata”, ancora ai primordi. (Il
termine di endogeno è ben diverso da quello di autoctono).
Più in generale si entra nel grande tema della
“Agricoltura urbana”, difficile da inquadrare in specifici ambiti,
soprattutto se direttamente riferito alla prossimità della città nel frattempo
sempre più globalizzata rispetto a modelli estranei.
Sembra giusto che di tale questione se ne faccia carico
proprio la Zona industriale di Incoronata – il detrattore per eccellenza di una
volta -, nel suo momento di nuovo decollo in contesto urbano più grande. Una
riconversione in tal caso davvero innovativa, toccando tutti i temi agricoli
essenziali.
Alla ricerca di un “Paesaggio agricolo” globale di
Capitanata, “passando” attraverso il nuovo paradigma di un nuovo
concetto di “Paesaggio industriale”. Riscatto
“intelligente”.
Nell’ambito generale delle “mosse urbanistiche”
sopra indicate, si sono avviate singole iniziative, che potrebbero anche
conservare una loro autonoma operatività.
Si è pensato che tutte le aree ancora libere e residue di
Agglomerato, non utilmente assegnabili a medie e Grandi Industrie, potrebbero
essere recuperate in prevalenza per Verde attrezzato e/o ambientale di
contesto. Ovvero per servizi territoriali di eccellenza, per portare la Zona
Incoronata oltre  se stessa.
In primo luogo si tratta in genere di frange, denominate
all’origine come “fasce di rispetto stradale”. (Con destinazione
soltanto a sotto-servizi a rete).Tali aree lineari sono di enorme entità, e
lambiscono i due lati, destro e sinistro dell’intero sistema viario di
Incoronata, per una larghezza in media di 15 mt e lunghezza totale di circa
20km. A queste strisce si aggiungono le frange dell’Asse attrezzato di
Incoronata (introduce all’Agglomerato da lato nord, su via Trinitapoli), con
larghezze di gran lunga maggiori, per uno sviluppo lineare di circa 3,00 km e
indirizzate verso il Corridoio ecologico (e forse Parco fluviale) del Cervaro.
Si tratta di grandi superfici che definiscono una estesa
“rete di fasce” non utilizzate, inespresse (pericolo di incendio
delle erbacce secche durante l’estate), per un potenziale “sistema di
verde diffuso”, trasversale e longitudinale. Potenziale segno forte
dell’intero territorio industriale in modo, legandolo in modo più efficace
all’intero tessuto circostante. Anzi inducendo in modo nuovo il territorio
circostante fino al Bosco e alla stessa città. Ribaltando il concetto stesso di
“detrattore”.
A questo primo sistema reticolare va aggiunta la grande
“fascia tratturale”, parallela alla strada adriatica n’16, e fronte
strada di Agglomerato, potenziale connessione territoriale più lunga. In
relazione con la città e con i territori verso sud dei “Cinque reali
siti”.
Il Piano comunale dei Tratturi – il PTC – appare, invece,
abbastanza neutro rispetto ai potenziali nodi di collegamento territoriale,
lungo la grande raggiera tratturale. In particolare, per quanto attiene
l’Incoronata. Un PTC “regolamentare”, poco pianificato al livello
paesaggistico.
Il fronte tratturale ASI Incoronata sulla SS16 sarà come una
grande “Quinta” verde, che, piuttosto che “nascondere”
l’Agglomerato, lo “confronta”, lo re-integra, lo legittima
definitivamente.
I progetti interni di “Verde a rete” immaginano
alberature varie, per ricostruire un “Ambiente misto” vasto. Con una
contestuale funzione “fito-depurativa” per le dispersioni meteoriche
libere.
Nelle vuoti residuali puntuali (lotti non insediati), non
più congruenti sono state ipotizzate Aree per Verde attrezzato vario, Nodi di
scambio e funzionali, Isole ecologiche di “Area” e di
“territorio”.
Esistono, quindi, le iniziative complesse in “campo
energetico”, di “Area” e di “territorio”, con
presupposti di auto-sufficienza interna ed oltre.
Una tesi di laurea dell’ing.Domenico Lauriola, con il
supporto del sottoscritto e dell’ing.Michele Lauriola, ha indagato la
possibilità di un bilancio energetico termodinamico chiuso. Comunque
territorialmente estensibile.
Poi le localizzazioni strutturate di sistemi eolici e Parchi
fotovoltaici, in particolare lungo l’Asse attrezzato principale.
Un primo parco fotovoltaico ASI è stato già realizzato
presso l’Impianto depurativo di Agglomerato, per l’auto-sostentamento
energetico, per ora parziale. Ipotesi in espansione.
Quindi “Progetti CO2” connessi, legati ai sistemi
di Verde in generale, per compensare la produzione di CO2 dei vari cicli
industriali di “Area”.
Sul piano organizzativo, pubblico-privato, sono emerse
ipotesi di specifiche forme consortili in tema energetico alternativo.
Estensione concordata di pannelli fotovoltaici sulle coperture dei  capannoni industriali, con esplicita
partecipazione e/o concessione degli imprenditori. Quindi parchi fotovoltaici
ed eolici in aree pubbliche-private. Quindi interventi di “risparmio
energetico” dei singoli cicli produttivi, servizi collettivi, etc.
Se fosse passata la proposta di includere l’Area di
Incoronata nella sperimentazione APEA (Area produttiva ecologicamente
attrezzata) o, meglio, APPEA (Area produttiva ecologicamente e
paesaggisticamente attrezzata), tutte le idee, magari stravaganti, sopra
descritte, sarebbero diventate immediatamente “progetti” e non parole
e forse staremmo più avanti.
Ma su tutto questo sembra incombere, inesorabilmente e con
supremazia distruttrice, l’apatia tipica di Capitanata, che di colpo cancella
tutto. Se è così “come non detto” e scusate.

Eustacchiofranco Antonucci
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