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Ogni tanto mi faccio prendere la mano, lo ammetto. Il fatto è che oltre ad amare questa città, ogni giorno sempre di più (e non credo che dovrebbe essere così, quando si raggiunge un’età che consiglierebbe semmai un certo distacco), mi piace far discutere le persone. Per dirla tutta, come ben sanno i lettori e gli amici di Lettere Meridiane, trovo che il maggior problema di Foggia e della Capitanata, il più evidente bug, direbbe l’amico Michele Lauriola, stia nella mancanza, o nella rarefazione, di un’opinione pubblica.

Insomma mi lascio prendere la mano, a volte da cose amene: tipo la polemica sulla intitolazione del nuovo terminal bus  o la proposta di adornarlo col murale che sta attualmente a viale Candelaro e che mostra i versi della bella canzone Foggia di Eugenio Bennato.
A volte, a furia di contare gli alberi, si perde di vista la foresta. Riavvolgiamo il nastro, allora.
Da tempo il sindaco di Foggia, Franco Landella, ha promesso che il nuovo terminal ospiterà il monumento alle vittime dei bombardamenti del 1943, voluto dall’omonimo comitato, fondato a suo tempo da Alberto Mangano, e dai cittadini  che hanno contribuito con i loro fondi alla sua realizzazione.
Giusto, sacrosanto, inevitabile, starei per dire. Lo ritenevo così scontato che ho preferito dedicare tempo e spazio ad argomenti più ameni, come quello succitato.
Quel luogo è legato a doppio filo alla storia della città, proprio a causa dei bombardamenti e dallo spaventoso incendio del sottopassaggio, che il 22 luglio del 1943 aggiunse orrore ad orrore.
Il fondatore ed animatore del Comitato, Alberto Mangano (che potrà pure non essere simpatico a qualcuno, ma, piaccia o no, è colui che a Foggia ha rilanciato l’idea di un monumento che ricordi la tragica estate del 1943 e che si è adoperato per dare a questo sogno un’attuazione concreta, dopo più di settant’anni) ha lamentato un certo silenzio del Comune a proposito della iniziativa del consigliere comunale Pasquale Cataneo, che ha proposto il trasferimento al terminal della locomotiva attualmente ubicata vicino al boschetto comunale (in una location, va detto, assolutamente dimessa e per nulla coerente con il valore simbolico di quella locomotiva).
In una lettera aperta a Il Mattino di Foggia, Mangano chiede al sindaco Landella di “sapere dall’Amministrazione se esiste ancora la volontà di andare avanti con il progetto che vanta centinaia di sottoscrittori, se poi un consigliere che fa parte della sua maggioranza ha altre idee, altrettanto nobili, per la valorizzazione dell’aiuola dinanzi al terminal.”
Non conosco personalmente Cataneo, ma da interventi che leggo spesso sul social (alcuni dei quali anche sui post di Lettere Meridiane) lo ritengo persona sensibile ed intelligente. La sua presa di posizione tra origine dalla opposizione all’idea di intitolare l’opera a Vincenzo Russo. Non credo che Cataneo avesse la minima intenzione di suggerire all’Amministrazione di cui fa parte dietro front rispetto al Monumento, né c’è alcuna ragione per pensare che il sindaco Landella non intenda mantenere gli impegni assunti.
Probabilmente, Cataneo si è fatto prendere la mano dalle polemiche provocate dalla ventilata decisione della Giunta municipale di intestare la struttura all’on. Russo.
Per evitare il rischio di farmi prendere la mano anche io, ribadisco: prima di tutto, prima della intitolazione, prima dell’eventuale trasferimento nelle aree del terminal di altri pezzi dell’arredo urbano cittadino, va risolta la questione del monumento ai caduti della tragica estate del 1943, che si concentrarono proprio nell’area della stazione ferroviaria, premiando gli encomiabili sforzi di Alberto Mangano e del suo comitato.

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