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di Maurizio De Tullio
Come, quando
e perché l’aeroporto “Gino Lisa” di Foggia ha perso l’occasione storica per un
suo migliore e generale sviluppo? La scheda presente su Wikipedia ne fa cenno, e il riferimento è al 1975, ma non
approfondisce come andarono realmente le cose.
La vulgata
generale attuale, invece, è tutta concentrata sulle responsabilità addebitate
in tempi molto più recenti “ai baresi”, da Vendola in poi. Ma andiamo a ritroso
nel tempo, perché è lì che si annida, a mio avviso, la colpa di non aver saputo
e voluto osare, quando potere politico e finanziamenti non mancavano di certo.
L’attivazione
del “Gino Lisa” per voli civili si deve all’intraprendenza di un liberale
d’altri tempi, l’avvocato Carlo Cavalli. Col suo impulso la Camera di Commercio,
di cui fu presidente, alla fine degli anni ’60 si prese l’onere, economico e
tecnico, di avvicinare Foggia al resto d’Italia.

Nel 1971,
alla vigilia del collaudo della struttura (che, fra annessi e connessi, venne a
costare circa un miliardo e 200 milioni dell’epoca), il nuovo Presidente della
Camera di Commercio, Gianni Sacco, preannunciò alcune soluzioni che avrebbero
in breve potenziato l’aeroporto foggiano: il passaggio della concessione
dall’ITAVIA all’ATI (che avvenne poco dopo), quindi l’avvio dei collegamenti
con Tremiti, che solo dopo qualche anno presero corpo con i voli in elicottero
(inizialmente si era pensato a collegamenti attraverso l’uso di aerei anfibi) e
infine – incredibile! – la costruzione di una seconda pista per l’atterraggio e
il decollo dei jet.
L’”Operazione
Gino Lisa”, con alti e bassi, durò fino al 1975 quando i voli furono sospesi in
seguito all’interruzione del servizio anche da parte dell’ATI. Nel frattempo le
spese di gestione erano lievitate divenendo il tutto oneroso per una gestione a
esclusivo indirizzo camerale.
Ma il grido
d’allarme non era stato lanciato quell’anno. Se ne era fatto carico il nuovo Presidente
della Camera di Commercio, Gianni Sacco, che già due anni prima aveva
sollecitato una risposta collettiva alle Istituzioni. Che non arrivò, almeno
non subito e non nella direzione auspicata.
Se ne fece
carico, invece, la neonata “giunta rossa”, quella social-comunista presieduta
da Franz Kuntze, anche se non subito (poiché essa si insediò nel 1976) ma quasi
allo scadere, col sontuoso e realistico – e in gran parte approvato e
realizzato –  “Progetto Capitanata anni
Ottanta”, varato nel 1981 e che resta, a mio parere, un esemplare manuale del
moderno amministratore pubblico. Ma di ciò ne riferirò più avanti.
Piuttosto, se
qualche giovane avesse voglia di entrare in politica, di spendersi con passione
e impegno autentico per il miglioramento delle condizioni di vita del proprio
territorio, dovrebbe leggersi quel Programma, tuttora in rete cliccando questo
indirizzo, e imparare cosa significhi fare politica: http://www.bibliotecaprovinciale.foggia.it/capitanata/1980_1982/1980-1982pdf_parte1/1980-1982_pI_40-74_Kuntze.pdf
Quando la
Camera di Commercio si rese conto delle enormi difficoltà di gestione della
struttura, privata dei voli anche per l’impedimento del suo sviluppo in termini
di limitatezza della pista, provò a istituire l’Azienda Speciale che avrebbe
dovuto gestire la struttura aeroportuale foggiana. Chi vi aderì? Ancora la
Camera di commercio, l’E.P.T. (Ente Provinciale per il Turismo) e l’Assindustria,
ma non Comune e Provincia di Foggia, Regione Puglia e l’Area di Sviluppo
Industriale.
Ma la cosa
che più sorprende è una certa tempistica… in negativo. Negli stessi giorni in
cui ciò accadeva – e parliamo di giugno del 1977 – a Bari il presidente di
quella Amministrazione Provinciale lanciava l’appello e l’invito per la
costituzione di un consorzio pubblico per salvare l’aeroporto di Bari.
A descrivere
queste circostanze è un articolo di Franco Russo, un giornalista foggiano che
finì per dirigere la “Gazzetta del
Mezzogiorno
” di Bari per alcuni anni, per poi finire in una vicenda giudiziaria che lo vide coinvolto. Ma
quando lavorava nella redazione foggiana non mancava di sollecitare politici e
amministratori, ricordando loro compiti, doveri e responsabilità verso una
gestione oculata e intelligente del territorio, come nel caso del “Gino Lisa”.
Riprendo, in
proposito, le parole del caporedattore foggiano: “Un aeroporto che avrebbe dovuto costituire (poteva e può costituire) il
vanto di una provincia, di quella classe dirigente che l’amministra e governa,
è diventato la vergogna di quella stessa classe politica a tutti i livelli,
senza distinzioni di colori o ideologie. Serve ancora spiegare quale incidenza
può avere – ed ha – un aeroporto nell’economia di una zona? Serve ancora
spiegare quali immediati vantaggi tutti i comparti produttivi possono ricevere
dalla presenza di un aeroporto?
”.
Franco Russo
va giù duro anche più avanti, quando denuncia le colpe di una classe politica e
imprenditoriale locale incapace o negligente nell’affrontare le sfide giuste,
incapace perché agisce senza programmazione e con insensibilità. E lo spiega
così: “Questa terra aveva grandi
prospettive con la sua prima industria, cioè l’agricoltura; si è tentata una
diversificazione con un salto da record olimpionico ineguagliabile nel tempo
passando ad una industrializzazione tecnologicamente avanzata”. … “Una volta,
una volta sola, un ente promozionale qual è la Camera di commercio, per
intuizione del suo presidente, il liberale avv. Carlo Cavalli riesce a
realizzare una struttura come quella esistente al “G. Lisa” e fallisce anche
questa, non si può parlare di… sfortuna
”.
Negli anni
precedenti il 1977 si discuteva di come potenziare l’aeroporto foggiano:
allungamento della pista o, come accennato in precedenza, realizzazione di una
nuova, nella stessa area. Questo progetto, già realizzato, pur inviato a Roma,
al competente Ministero, restò per altrettanti anni lettera morta, chiuso in
qualche cassetto. Non così – scrive Franco Russo – per un altro progetto,
relativo alla realizzazione, ex novo,
addirittura di un aeroporto internazionale nella zona di Amendola. Questa
operazione si giustificava in due modi: da un lato, ovviamente, il rilancio, in
chiave di potenziamento e sviluppo, dello scalo foggiano e dall’altro fungere
da supporto alla prevista realizzazione dello stabilimento Aeritalia, anche se
a quel tempo sembrava un progetto destinato a non vedere mai la luce,
nonostante i primi miliardi già impegnati.
Di Vincenzo
Russo, per decenni autentico ‘ras’
della politica (democristiana) di Capitanata, più volte deputato,
Sottosegretario e una volta anche Ministro, si può dire tutto il male che si
vuole ma non che l’Aeritalia (oggi Alenia) non sia stata una scelta strategica
vincente, anche alla luce della realtà odierna. E l’idea di un grande scalo,
nella piana tra Foggia e Manfredonia, avrebbe probabilmente chiuso ogni
polemica e rilanciato definitivamente il “Gino Lisa” in un contesto più maturo,
con una pista dalle dimensioni giuste, fuori dal perimetro urbano di Foggia,
aperta ad un agevole traffico veicolare per le mète turistiche.
Ma tutto ciò
non avvenne e gli aerei smisero di volare, da e per Foggia, nel 1975. A onor
del vero, occorre raccontare una pagina di storia, politica e non, apertasi
qualche anno dopo. L’ho accennato in apertura.
Detto del
silenzio colpevole di quegli anni, quelli compresi tra il 1975 e il 1981, e
dell’inerzia che spesso contraddistingue l’agire di amministratori e politici
locali, ieri come oggi, eccoci all’affacciarsi di una figura di politico e di
una Giunta Provinciale capaci di lasciare il segno positivo in questa
problematica terra di Capitanata: la “giunta rossa” del quinquennio 1976-81,
guidata dal comunista avv. Francesco (detto Franz) Kuntze. L’unico che lo possa
in parte ricordare credo sia stato Antonio Pellegrino, primo presidente di
Provincia eletto direttamente dai cittadini, nel 1994.
Dopo
ulteriori anni di dibattiti e polemiche sull’inattività dei voli e sui costi di
gestione dello scalo foggiano, alla fine del 1980, nella Relazione al Bilancio
di Previsione dell’Ente per il 1981, il Presidente Kuntze esplicitava la
posizione della Provincia: “Com’è noto
l’Amministrazione Provinciale di Foggia ha assunto come propria la battaglia
per il ripristino dell’Aeroporto Gino Lisa. A tal fine questa Amministrazione
ha provveduto alla redazione dello statuto di una costituenda struttura
consortile – cui hanno già dichiarato la loro adesione di massima altri enti
territoriali – che dovrà rilanciare, qualificandolo, lo scalo foggiano. Questa
Amministrazione Provinciale ha già provveduto a stanziare le somme
rispettivamente di Lire 20 milioni come quota associativa al costituendo
consorzio e di Lire 3 miliardi per la realizzazione della pista.
Questo è
quanto è accaduto prima, il resto è storia nota e più recente, fatta di accuse
e controaccuse, di acrimonia e ritardi, di ‘sviste’ e complotti con una sola
regìa: Bari, secondo i populisti foggiani, con in testa il popolo della
“Moldaunia”.
Un periodo
storico, quello che ho cercato di ricostruire fino al 1981per sommi capi,
indubbiamente diverso da quello attuale, sia dal punto di vista politico che
economico, imprenditoriale e giornalistico.

Un periodo che potrebbe, proprio a partire dal 1981,
spiegare meglio l’amico e collega Inserra, che proprio tra la fine degli anni
’70 e l’inizio degli ’80 ebbe il privilegio di lavorare prima nella grande
squadra della “Gazzetta del Mezzogiorno
di Foggia e poi all’Ufficio Stampa della Provincia, Ente al quale proprio in
questi giorni sta per dare l’addio, dopo circa 35 anni di onorata carriera. (m.d.t.)
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