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Il presidente Ciampi ai funerali delle vittime

Ci sono molti modi per commemorare una tragedia. Quello
peggiore è di “celebrarla”, come se fosse una ricorrenza, e basta. Sono
trascorsi diciassette anni dal tragico crollo di viale Giotto, e sembra ieri che
la città si svegliò straziata. Tante cose sono successe, da allora, e la
cronaca ha dovuto raccontare ancora altri crolli ed altri drammi: nel 2004, a
via delle Frasche, due anni fa, in via De Amicis.

Proprio per questo,  la
cosa più importante non è celebrare, ma piuttosto ricordare: tenere traccia per
sempre di una tragedia che poteva essere evitata e che non fu fatalità, ma la
conseguenza drammatica delle tante e troppe contraddizioni che questa città si
porta dentro, così come si è ripetuto a via delle Frasche e in via De Amicis.
Commemorare significa, letteralmente, serbare memoria, tenere la memoria dentro di sé. Il modo migliore per farlo è dunque quello di
rinnovare il ricordo, raccontarlo “come se fosse ieri”: anche se ciò produce
dolore. Ma è quel dolore catartico, caro agli antichi greci: che
produce purificazione, e che ci fa vivere meglio nell’oggi. Ci fa sentire unità, comunità, e ci spinge ad
impegnarci perché una tragedia come quella non abbia a ripetersi.
Mi piace affidare questa commemorazione al semplice ma toccante
filmato realizzato in occasione del decennale della tragedia da
Davide Pio Albanese, fondatore di Foggia, Crollo viale Giotto per non dimenticare, il più antico e più radicato gruppo cittadino del social network.
Il film è datato e denuncia, tra l’altro, il ritardo intollerabile
con cui la città ha provveduto a realizzare qualcosa che tenesse viva la
memoria del tragico evento. Ma la sua disarmante semplicità, l’appello a non
dimenticare ne fanno un piccolo monumento alla necessità di non celebrare ma di
commemorare, tenendo traccia, serbando il ricordo, rinnovando il dolore.
Guardatelo, amatelo, condividetelo.

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