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La Capitanata fa il pieno a Sanremo. Entrambi i brani
legati in qualche modo al territorio dauno –  La
leggenda di Cristalda e Pizzomunno
cantata da Max Gazzé e Senza appartenere presentata da Nina
Zilli – concludono in pole position la prima serata della 68sima edizione della
rassegna canora, classificandosi nella “fascia blu” che denota le canzoni più
apprezzate dalla giuria demoscopica.
Alcuni mesi fa avevo per primo divulgato la notizia,
dandola a Geppe Inserra, che al Festival
di Sanremo
di quest’anno la città di Vieste sarebbe stata oggetto addirittura
di una canzone, cantata dal bravo Max Gazzè. E ieri sera l’abbiamo tutti
ascoltata e anche votata, come da inusuale e inatteso invito via Whatsapp di un
noto dj foggiano, Marcello Cavallo.
Il brano è incentrato sulla struggente storia d’amore
intessuta, in quel di Vieste, dagli amanti Cristalda e Pizzomunno, e della
quale il cantautore romano colse sùbito la delicatezza tanto da volerla
presentare a Sanremo, aggiungendovi anche delle suggestive atmosfere sinfoniche.
L’anno scorso – avevo ricordato anche questo, ma
inutilmente visto che i foggiani hanno sempre più un cattivo rapporto con le
edicole, forse perché troppo acculturati… – la “Gazzetta del Mezzogiorno” per celebrare i suoi 130 anni di vita
aveva dato vita alla pubblicazione di numerosi volumi illustrati con la tecnica
del fumetto, tutti con storie e personaggi legati alla Puglia. Il primo di essi
era proprio quello relativo alla vicenda mitologica di Cristalda e Pizzomunno.
Sempre ieri il palco dell’Ariston ha dato spazio alla bravura
di un musicista foggiano che da alcuni anni si sta misurando anche come autore
di testi, molto egregiamente direi, stando alle collaborazioni e ai risultati
di vendita dei brani firmati.

Si tratta di Antonio Iammarino che è il coautore, per il
testo e le musiche con Giordana Angi, del brano presentato da Nina Zilli, “Senza appartenere”; un pezzo molto
intenso, dedicato alla rivendicazione dei diritti delle donne ma senza
forzature e, forse per questo, poco applaudito dal pubblico in sala al termine
della esecuzione della brava cantante emiliana, per la quale Antonio ha già
scritto in passato.
Conosco Antonio perché da giovane, quando viveva ancora a
Foggia, con suo zio Walter (tragicamente scomparso con un pezzo di famiglia nel
crollo di viale Giotto) erano ferventi ammiratori di un grande chitarrista,
Filiberto De Tullio, mio padre, al quale ha anche dedicato una bella pagina
compresa tra i ricordi che sto finendo di raccogliere tra quanti hanno
conosciuto, stimato e collaborato con mio padre. L’obiettivo è la pubblicazione
di un volumetto, l’organizzazione di una serata musicale e l’indizione di un
premio biennale – intestato a Filiberto De Tullio – dedicato a giovani
musicisti dilettanti di Capitanata.
Iammarino è un bravissimo pianista e tastierista di estrazione jazz, ed
è anche l’autore dei testi di brani di successo di altri grandi nomi della
musica italiana di qualità. Suo è, per esempio, “Io non ho paura”, cantato da Fiorella Mannoia, ma ha scritto e
musicato anche per Noemi (la stupenda “La
borsa di una donna
”, presentata proprio a Sanremo nel 2016 e scritta con Marco
Masini), per Raf (“Senza cielo”, “Controsenso”), per lo stesso Masini (“Niente d’importante”, “La vita comincia”, “L’eterno in un momento” e numerose altre), per Giusy Ferreri, Erica
Mou e altri.
Antonio Iammarino è incredibilmente ignoto alle cronache
locali nonostante vanti un curriculum di tutto rispetto, sia in qualità di
accompagnatore (al piano e alle tastiere) di grandi nomi del panorama canoro
nazionale che di autore di testi e musiche per tanti cantanti di primissimo
piano di cui ho parlato in precedenza.
Un altro sprazzo di foggianità, in questo caso un tantino trash, lo si è visto a Sanremo
attraverso l’irruzione in sala stampa, imprevista per i responsabili RAI che
non l’hanno presa bene, del duo comico Pio e Amedeo. Questa volta, dribblando l’apparato
di sicurezza, si sono piazzati in sala improvvisando una conferenza-stampa
propedeutica alla presentazione del brano del trio foggiano “Musicomio”, una band composta da
Checco Occulto, Mario Pio Coda e Miriana Fabozzi, che il duo comico ha finto di
produrre e lanciare sul mercato discografico e che, prima del forzato
allontanamento, è riuscita ad eseguire il brano, ovviamente in sola versione
acustica.
Risate di compatimento dei giornalisti presenti e breve
spazio al brano pseudo-rap della band foggiana che sùbito dopo è stata fatta
garbatamente allontanare da una dei responsabili RAI.
Per tornare alle cose più serie, quello
che segue è invece il testo del brano “Senza Appartenere”,
scritto e musicato da Iammarino e cantato a Sanremo da Nina Zilli
,
pubblicato alcuni giorni fa dal settimanale “Sorrisi e Canzoni”. Per
la cronaca, la canzone sarà riproposta, in duetto, col bravissimo Sergio Cammariere
nella serata di giovedì 8 febbraio.
Donna siete
tutti e tu non l’hai capito
Donna non di tutti non è mai cambiato
Calda come il sole di domenica d’estate
Però non è domenica e qui fa un freddo cane
Donna ha perso tempo a lucidare la sua rabbia
Del tempo che è cambiato e ancora non la cambia
Donna sa volare mentre il cielo cade
Ma io che cosa cercavo io
E cosa ho trovato
Schegge di felicità
Cerco una colpa per restare qui
A vivere i ricordi, io
Volevo salvarmi, io
E poi perdonarmi
Della vita che ho spaccato
Dell’amore che ho buttato via
Ma senza appartenere
Donna siete tutti e tu non l’hai capito
Donna che ha paura donna che ha trovato
Il vento sulla faccia il mare in una goccia
E sconfinati labirinti e un filo per uscire
Donna non si piace invece guarda quanto è bella
Donna che si cambia mille volte e resta quella
Donna sa volare mentre il cielo cade
Donna sa volare mentre il cielo cade
Ma io che cosa cercavo io
E cosa ho trovato
Io non sono come te
C’è troppa vita per restare qui
Ad aspettare cosa?
Io volevo salvarmi io
E poi perdonarmi
Delle volte che ho svelato quella parte debole di me
Ma senza appartenere
Quando la vita è più semplice non mi diverte ci gioco
Io non li chiamo più lividi sono colori e ci gioco
Io ci gioco, io ci gioco
Togliti la maschera
C’è troppa verità per stare qui
Senza appartenere
Donna siete tutti e tu non l’hai capito
E non è mai cambiato
Nelle sessantotto edizioni del Festival sono state numerose
le voci e i musicisti di Capitanata affacciatisi sul palco dell’Ariston, sia in
qualità di cantanti che di autori dei testi e delle musiche.
I più penseranno ai soli Nicola di Bari, Rosanna Fratello,
Raf o Renzo Arbore. In realtà sono stati…decine. Ma di questa ampia pagina
leggerete nei prossimi giorni. 
Maurizio De Tullio

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