Anche Foggia ebbe la sua “setta dei poeti estinti”

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Anche Foggia ebbe la sua “setta dei poeti estinti”, ben prima che Robin Williams e Peter Weir la immortalassero ne L’attimo fuggente: giovani scrittori, artisti e poeti che nella prima metà dell’Ottocento dettero vita ad un originale movimento intellettuale, di ispirazione liberale e progressista, che annoverò tra le sue file personaggi del calibro del pittore Saverio Altamura e del poeta Vincenzo Capozzi.
Ad ispirare ed animare il gruppo fu Michele Achille Bianchi, patriota e letterato, purtroppo quasi del tutto dimenticato. Assieme a Capozzi ed Altamura, a Giovanni Surdi, Luigi Iorio, Michele Villani, Federico Villani, Matteo Cerase, Mario Petilli e Raffaele Iannucci, Bianchi dette alle stampe, a novembre del 1837, un originale volume che raccoglieva gli scritti del gruppo e che ne costituisce una sorta di atto di nascita: I cipressi, strenna pel giorno de’ morti compilata in Foggia.
L’iniziativa dovette essere accolta con qualche scetticismo dall’intellighenzia foggiana dell’epoca. Nella introduzione, Bianchi lamenta che “parecchi nostri concittadini, chiesti da noi d’un discorso che avesse potuto servir d’introduzione a questi poveri scritti , ed insieme d’incoraggiamento a cose maggiori, con pretesti puerili e con frivolissimi riboboli si sottrassero alla importunezza (come l’avranno essi chiamata ) delle nostre domande”
Di qui la scelta di affidare la scrittura della prefazione ad uno scrittore non foggiano, Cosimo Amato, napoletano morto in giovanissima età, che non lesina bacchettate sulle dita: “La letteratura non è sempre quell’arida e grave cosa che da taluni si crede: v’ha la letteratura del cuore e della gentilezza, quell’ignota forza di teneri e luttuosi esempi , che fa piangere una fanciulla solitaria , che eccita un giovine torpido, consigliando ad entrambi la virtù e le belle opere… Tutti i grandi uomini che hanno domata l’onta del tempo e che ora rispettiamo come enti soprannaturali, dovettero un giorno dare, e molti in età giovanile, i primi passi in questo santo cammino: or se fossero stati costoro come gli odierni giovani scrittori inviliti, sarebbero mai pervenuti a quell’altezza ova ori li veggiamo ? .. Se la derisione avesse accompagnalo i primi sforzi dell’ignorante capacità dell’Alfieri avremmo noi una tragedia italiana ?… Ma dimanderanno gli avversarî con un famoso interrogativo, tra questi moderni giovani sorgerà forse qualche grand’uomo?… Ma i grandi uomini erano forse da più che costoro quando non erano ancora grandi uomini ?… ridomando io.”
Michele Achille Bianchi fu uno di questi grandi uomini, anche se la memoria collettiva dei foggiani lo ha quasi rimosso. “Un giovane ardente, letterato e poeta”, così lo dipinge Carlo Villani nella sua Cronistoria di Foggia (1848-1870) (se vi va di leggerla, trovate il volume integrale a questo collegamento:  grazie a Raffaele Fujani per averlo trascritto e ad Alberto Mangano per averlo messo a disposizione nel suo sito).
Bianchi fu anche un patriota, un liberale che “che un dì corse anch’egli, spronato da Cristina Trivulzio, contessa di Belgioioso, calda partigiana di libertà, a combattere su’campi lombardi contro l’Austria e a redimirsi di gloria.”
Villani lo indica tra i più significativi protagonisti dei festeggiamenti con cui Foggia salutò, a febbraio del 1848, la promulgazione della Costituzione ad opera di Ferdinando II di Borbone, raccontando di come, a teatro, il giovane Michele mandasse “in visibilio il pubblico con una sua Cantata patriottica, rivestita di note dal maestro Giuseppe Romano, nonché con altre sue poesie inspirate e fiammanti, ch’egli stesso porse, declamando dal palcoscenico, con un entusiasmo, di cui non si vide mai l’uguale.”
Bianchi è in prima fila quando, qualche settimana dopo, Luigi Zuppetta infiamma gli animi dei liberali foggiani chiedendo che “la monarchia sia non più ereditaria, ma elettiva, o si formi presso di noi lo stato popolare.”
Le speranze suscitate dalla Costituzione andarono deluse. Ferdinando la sospese, e dette vita a una feroce repressione del dissenso. Qualche anno dopo, Michele Achille Bianchi fece parte del gruppo di liberali foggiani arrestati o costretti all’esilio. Fu costretto a lasciare Foggia, per trasferirsi a Bari.
Ma torniamo alla nostra Strenna e al gruppo dei giovani scrittori.
Data la particolare ricorrenza per la quale venne pubblicato, il volume è una raccolta di poesie, brani teatrali, odi, racconti e scritti letterari sulla morte e sul culto dei defunti. Domani vi farò leggere un interessante racconto, scritto proprio da Bianchi.

Geppe Inserra

[Nella foto che illustra il post, la Casa Municipale e Piazza Municipio (attuale piazza Nigri) com’erano nell’Ottocento. Se l’immagine vi piace, e volete scaricarla ad alta risoluzione, la trovate a questo link].

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Author: Geppe Inserra

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