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Il bello della fotografia è che riesce a fermare l’attimo e a catturarlo, rendendolo eterno, come agognava Faust. Il brutto della fotografia è che nessun attimo è uguale ad un altro. Bisogna saper cogliere quello giusto, ed è cosa difficile, molto difficile. Nessun manuale di fotografia insegna il modo migliore per farlo. Occorrono occhio, senso del tempo, forse cuore.
Ogni tanto questa misteriosa alchimia riesce alla perfezione, com’è accaduto, nei giorni di Natale del 1945, al sergente tecnico James Collier, di stanza a Foggia, presso il laboratorio fotografico del quartier generale del secondo Bomb Group.
A questa straordinaria immagine è dedicata l’odierna puntata di Memorie Meridiane, la rubrica del nostro blog che regala a lettori ed amici gadget digitali del nostro passato. [Cliccando qui, potete leggere le puntate precedenti].
Il sottufficiale era stato incaricato dalla redazione di Foggia Occupator, periodico americano che si stampava a Foggia durante l’occupazione alleata, di scattare una fotografia per la copertina del numero natalizio, pubblicato il 23 dicembre del 1945.


Babbo Natale è Bob Olivigni, anche lui operante presso il quartier generale del secondo Bomb Group. La bambina è foggiana: “una dei tanti poveri sfortunati ragazzi di Foggia che sono stati fatti felici dalla generosità delle truppe alleate di stanza nell’area di Foggia”, si legge nella didascalia.
L’esito dello scatto di James Collier è prodigioso. Il sergente riuscì a catturare proprio l’attimo giusto. L’incrocio di sguardi tra la bambina è Babbo Natale esprime lo spirito di quel difficile Natale con straordinaria intensità ed efficacia.
È un’immagine diametralmente diversa dalla tradizionale e convenzionale iconografia natalizia. È una fotografia che rivela una squisita, profonda umanità.
Quegli sguardi che si incontrano sono dissonanti, ma proprio per questo ancora più significativi.
La ragazza non esprime gioia, ma piuttosto tristezza e gratitudine. Babbo Natale rivela invece una profonda e commossa partecipazione. Scambiandosi quello sguardo così intenso, i due sembrano dirsi che la guerra è sempre un orrore, ma che se il Bambin Gesù nasce di nuovo, ancora una volta, la speranza non è morta. La nottata passerà, e verranno tempi migliori. Un inno al desiderio di pace, in piena guerra.
[La foto a colori è stata colorizzata dall’originale in bianco e nero con il ricorso ad algoritmi di intelligenza artificiale. La foto originale è stata restaurata digitalmente. Quelle che vedete sono miniature delle fotografie che potete guardare o scaricare in alta risoluzione cliccandovi sopra. Domani vi offriremo altre immagini di quell’interessante numero di Foggia Occupator].

G.I.

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