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Poeta, cantautore, musicista e musicoterapeuta, Bruno Caravella ha una sensibilità particolare sul tema della Shoah, e lo capisco. Una tragedia così immane non può essere raccontata utilizzando gli strumenti della storia o quelli della statistica: solo l’arte e la poesia possono penetrare fino in fondo l’orrore, il male, la tenebra, e in qualche modo esorcizzarli.
La poesia è, in se stessa, un antidoto all’oscurità e all’oscurantismo. È bellezza che si contrappone alla sopraffazione, al sopruso, alla violenza dell’uomo sull’uomo. Ed è anche un modo per ricordare, per non dimenticare. Per capire e far capire che soltanto facendone memoria si può cercare di impedire che un tale scempio di umanità non si ripeta.
Per Bruno Caravella, cantare la Shoah è un’urgenza morale. Già negli anni passati, Lettere Meridiane ha costruito videopoesie sui versi di Bruno sull’olocausto e su altre storie di ordinaria turpitudine, come le foibe.
Dicono che fuori sia inverno, che Caravella ha composto per la Giornata della Memoria 2021, è particolare. È una voce desolata e desolante che parla dal di dentro. Non solo del campo di sterminio, ma dal di dentro di un’anima, di un corpo vessati dalla persecuzione e dalla violenza. Si intrecciano domande e perché, destinati a restare senza risposta, come senza risposta è destinato a restare l’interrogativo di fondo che ci pone la Shoah interpellando la nostra coscienza: com’è stato possibile?
Guardate, leggete, ascoltate con l’anima Dicono che fuori sia inverno.
Se volete guardare le altre videopoesie di Bruno Caravella sulla Shoah e sulle foibe, utilizzate i collegamenti qui sotto:

Per non dimenticare, una poesia di Bruno Caravella sui bambini di Auschwitz
Shoah, la videopoesia di Bruno Caravella per la Giornata della Memoria
Foibe tragedia dell’umanità, i versi addolorati di Bruno Caravella

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