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“È il momento di mettere da parte le polemiche, e di essere uniti. Che Foggia possa contare su una stazione vera e propria nel tracciato dell’alta velocità ferroviaria Napoli-Bari è un obiettivo troppo importante.” Luigi Augelli, presidente del comitato Un baffo per Foggia lancia il suo appello all’unità e alla mobilitazione, chiedendo non una semplice fermata, così come previsto dal progetto di RFI, ma una stazione vera e propria.
“Dobbiamo impedire che al danno di aver bypassato la stazione di Foggia, si aggiunga la beffa di un’opera che vanificherebbe le potenzialità che invece offre una stazione vera e propria”, aggiunge il presidente.
In questa chiacchierata, cerchiamo di chiarire i termini della questione. Prima di tutto, qual è la differenza tra una fermata e una stazione?
“La “fermata” progettata da RFI prevede solo i due binari di corsa dei treni mentre a nostro avviso sarebbero necessari anche due binari in deviata, della lunghezza di 800 metri per ospitare i treni merci che percorreranno i corridoi 1(Copenaghen-Napoli) e 8 (Napoli-Foggia-Bari-Mar Nero). È il caso di ricordare che l’opera è nata proprio per questo motivo, per valorizzare il ruolo di piattaforma logistica che il nostro territorio possiede. Inoltre riteniamo che nel progetto vada previsto, oltre alla realizzazione dei binari in deviata, anche un collegamento ferroviario, della lunghezza di 3,4 Km, con l’aeroporto Gino Lisa, che consentirebbe di trasportare i turisti e viaggiatori dal Lisa al Gargano, in 1 ora e 30 minuti.”
Sembra di capire che RFI abbia declassato la stazione e il ruolo di Foggia, rispetto agli impegni originari. È così?
“Per capirne di più dobbiamo fare un passo indietro nel tempo, al 19 e 20 febbraio 2006, quando venne presentato alla Provincia, da parte dell’allora AD di RFI, Moretti, lo studio di fattibilità per la riqualificazione della linea ferroviaria AC/AV Bari-Napoli, alla presenza del Ministro alle Infrastrutture Di Pietro e dei governatori di Puglia e Campania, Vendola e Bassolino. RFI ipotizzò la costruzione di una seconda stazione, a compensazione economica per la perdita degli ingressi dei treni da e per Napoli/Roma nella stazione centrale di Foggia, da farsi a ridosso dell’arteria stradale tangenziale verso Cervaro o Incoronata.
Il Sistema Foggia, ovvero Comune, Provincia, Confindustria, CGIL, CISL, UIL regionali e provinciali, presente alla tavola rotonda, espresse la sua contrarietà al progetto della seconda stazione, dichiarandosi favorevole al passaggio, sul “baffo”, dei soli treni merci e contrario a quello passeggeri. La CGIL e UIL precisarono la loro posizione, affermando di voler dedicare la stazione di Incoronata al traffico merci (piattaforma logistica) e passeggeri, mentre i treni viaggiatori avrebbero dovuto continuare a transitare dalla stazione centrale di Foggia. La CISL proponeva invece Foggia quale stazione di transito e non di testa per i treni da e per Napoli/Roma, con una rotazione, a nord della stazione centrale di Foggia, all’altezza di via Lucera, per immettersi verso sud nella stazione di Ponte Albanito.
Profetica e molto dura fu la posizione della Confindustria di Foggia, affidata al Consulente Tecnico, Piero Orsi che denunciò il disegno di RFI, relativo allo smantellamento, non solo dei servizi di stazione ferroviaria di Foggia, del personale viaggiante e di quello del Deposito Locomotive, ma soprattutto dei livelli occupazionali. Orsi evidenziò lucidamente i guasti che l’operazione di RFI, avrebbe provocato facendoli sparire per sempre a vantaggio di altri territori della Puglia.”
Questo è l’antefatto… Come sono andate poi le cose?
“Purtroppo la previsione pessimistica di Orsi, dopo quasi dieci anni, si è materializzata: con l’attivazione del “baffo” ferroviario per i treni merci (5 febbraio 2015) e viaggiatori (29 giugno 2017) e quindi con il trasferimento a Bari della sede ITALFERR (giugno 2015, dell’impianto IMC di Trenitalia (Deposito Locomotive), aumentando il carico di lavoro orario del personale di macchina (macchinisti) costretti a coprire, senza interruzione, le linee ferroviarie da Lecce/Bari fino ad Ancona (linea adriatica) e Roma (linea adriatica/tirrenica). Questa scelta, che risale ad aprile 2015, ha di fatto privato Foggia del ruolo strategico di centralità nella mobilità nord/sud ed est/ovest della Puglia. Infine, la chiusura e lo spostamento a Bari dell’Impianto treni Frecciabianca del personale viaggiante di Foggia (novembre 2017).
In breve, al danno di essere stati esclusi dal salire sui treni AC/AV da e per Napoli/Roma per non aver accettato, nel 2006, la ipotesi RFI di una seconda stazione a Foggia, si è aggiunta la beffa della perdita di ulteriori strutture ferroviarie, con un danno molto pesante anche in termini di livelli occupazionali.”
Insomma, l’alta velocità è un’altra occasione perduta per Foggia?
“Non dobbiamo arrenderci. Anzi, è proprio questo il momento in cui è necessario superare le divisioni e mobilitarsi unitariamente per chiedere la costruzione della seconda stazione ferroviaria e non di una semplice “fermata”, così come è nelle intenzioni di RFI. Con l’azienda e con il Governo va promosso un confronto serio, anche per sollecitare il rientro, nel nostro territorio, di quelle strutture ferroviarie e di quei posti di lavoro che gli sono stati sottratti, e che, con la entrata in funzione della nuova stazione non avrebbe più senso siano collocate altrove. Va detto che questo non è solo un interesse del territorio, ma di tutta l’utenza ferroviaria e starei per dire della stessa azienda, perché una migliore distribuzione dell’impegno di lavoro del personale FS e la riduzione delle ore lavorative su treno, per macchinisti e personale viaggiante, produrrebbe una maggiore sicurezza dei lavoratori e dei viaggiatori.”

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