Anna Maria Zampino è stata una sorella maggiore, per me e per un’intera generazione di impiegati, funzionari e dirigenti della Provincia, che le hanno voluto bene. Sempre disponibile, sempre sorridente, sempre molto mattiniera. Era la prima ad arrivare e tra le ultime ad andare via, abitudine che aveva preso quando, dalla Biblioteca Provinciale era stata chiamata a Palazzo Dogana, nell’Ufficio Gabinetto della Presidenza, che guidò con efficienza e dedizione durante l’indimenticabile stagione in cui la Provincia venne presieduta da Francesco Kuntze.
Si affannava a risolvere ogni problema, dal più piccolo al più grande. La ricordo ancora quando mi aspettò con trepidazione, facendo la spola tra la Presidenza e l’Archivio, perché dovevo consegnare la domanda di partecipazione al concorso che mi avrebbe portato a diventare l’addetto stampa di Palazzo Dogana.
Per ottenere il certificato di laurea completo ero stato costretto a recarmi a Bari, la mattina del giorno di scadenza della presentazione delle domande.
Arrivai appena in tempo, salendo trafelato la scalinata vanvitelliana. Mi guardò con il suo immancabile sorriso e mi apostrofò: “Che te possino!
La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile in tutti quelli che l’hanno conosciuta, e non è una frase di circostanza.
Il mondo della cultura gli deve molto, perché Anna Maria Zampino è stata una operatrice ed animatrice culturale ante litteram, quando a Foggia la cultura era un privilegio di pochi. Fare in modo che diventasse un bene comune è stata la missione che ha ispirato gran parte della sua vita. Ha fatto parte di quel gruppo di intellettuali che ha in un certo senso fondato la moderna Biblioteca Provinciale diretta da Angelo Celuzza, che spiccò il volo nella nuova sede di viale Michelangelo, come ricorda Massimo Mazza, che condivise quella esperienza: “lavorò nei primi anni come volontaria, sempre con passione ed entusiasmo; la sua assunzione avvenne dopo un certo tempo. Persona colta e per bene, sono veramente costernato.”
La passione culturale è stata in Anna Maria tutt’uno con quella politica. Ha sempre militato nel Pci e quindi nel Pds. Le devo molto, in questo senso, perché mi ha insegnato la gioia di una politica pura, che non bada a prebende e poltrone, e viene spesa per cercare di cambiare il mondo. È stata una delle persone più idealiste, e ricche di valori, che abbia mai conosciuto.
Lo ricorda anche Modestino Di Taranto, funzionario della Provincia e suo collega, negli uffici di Palazzo Dogana, che, dopo l’esperienza nell’Ufficio Gabinetto, la videro dirigere con competenza ed abnegazione l’ufficio Affari Generali: “Condivido lo sconforto. Mi dispiace davvero tanto, resterà in me il ricordo della sua visione umana ed ideale del vivere.”
Il suo impegno politico, e l’importanza che ha avuto nel sostegno delle giovani leve del Pci, viene ricordato da Giacinto Marinaccio che assieme a Maurizio De Tullio, Angelo Renzulli, Antonella Caruso, Colomba Mongiello e altri, fu tra i maggiori attivisti della federazione dei Giovani Comunisti negli anni Ottanta: “È venuta meno l’autentica chioccia della FGCI, colei che, tra l’altro, coniò lo slogan “che ore sono? 19 e 50, l’ora del rinnovamento dei giovani”. 19 e 59 erano i numeri corrispondenti sui materiali di propaganda elettorale, di Maurizio De Tullio e Antonio Zito, candidati al Comune di Foggia nel 1985. Con la sua Visa Citroën siamo andati dappertutto.”
Anna Maria era un affezionatissima lettrice di Lettere Meridiane. Dopo essere andata in pensione conduceva una vita ritirata, ma era molto attiva sui social. Da qualche giorno si impegnava nella campagna per la liberalizzazione dei brevetti dei vaccini anticovid.
Maurizio De Tullio che i nostri lettori conoscono anche come Madetù, l’umorista che ha fondato Riso alla Foggiana, rivela un particolare che non conoscevo. Fu proprio lei a coniare questo pseudonimo: “Anna Maria mi chiamava in 2 modi: Scimpanzè e Madetù, che scelsi quando avevo appena 15 anni, ai tempi delle mie prime vignette. Sono stato sempre onorato di portare un soprannome coniato o usato da lei. L’avevo sentita una quindicina di giorni fa ed era sempre allegra, positiva e disponibile. La ricordo, ora, con profonda emozione e commozione”.
Tra i ricordi di Maurizio, ce n’è uno particolarmente significativo: “Sono riuscito una sola volta a tirarla fuori da casa sua una decina di anni fa. A Deliceto tennero un indimenticabile concerto gli Inti Illimani. E la compagna Zampino, nonostante i problemi di salute, non volle mancare”.
Quanto ci mancherai, cara Anna Maria. Riposa in pace, e sorridici da lassù.
Geppe Inserra

[Nei prossimi giorni, Lettere Meridiane raccoglierà in un ebook pensieri e ricordi sulla cara Anna Maria Zampino. Se volete contribuire, commentate il post].

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