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Quando ho appreso della prematura scomparsa di padre Arcangelo Maira, mi sono subito reso conto che non avrei trovato le parole per ricordarlo. Come si fa a parlare di qualcuno che muore in odore di santità, senza cadere nella retorica?
Ho chiamato Antonio Fortarezza, che lo ha spesso intervistato, per chiedergli di utilizzare le sequenze dell’intervista al centro del documentario Terra di migranti, che Fortarezza realizzò nel 2013, che svelano il pensiero, la vita, la grandezza morale di padre Arcangelo.
Antonio ha condiviso con il missionario scalabriniano tante esperienze di volontariato nei campi, in un impegno di solidarietà e di integrazione che ha cambiato la sua visione del mondo e della vita.
Occuparsi degli altri, soprattutto se di tratta degli ultimi, come immigrati e rifugiati, cambia la vita.
Il regista ha acconsentito volentieri all’uso dei filmati, che trovate più sotto, assieme alla versione integrale del documentario, riservandosi di farmi tenere, nel prossimi giorni, una più articolata riflessione sull’immensa eredità che padre Arcangelo ci lascia.
Mi ha richiamato qualche minuto dopo, per farmi leggere la testimonianza che sua figlia Francesca aveva appena pubblicato su Facebook. Parole scritte con l’anima e con il cuore, che esprimono come meglio non si potrebbe ciò che padre Arcangelo è stato, per quanti hanno lavorato assieme a lui, per quanti hanno condiviso la sua vita, entrando a far parte di quella comunità “invisibile eppure tangibile” di cui leggerete.
Dopo l’esperienza di volontariato con IoCiSto, Francesca Fortarezza, ha cominciato ad orientare i suoi studi sulla questione migranti nel mondo. Dopo un master a Bruxelles ha trascorso un anno in Messico, prima al confine con il Texas (Nuevo Laredo) con gli Scalabriani, poi a Tapachula al confine con il Guatemala con l’UNHCR.
Tornata in Italia, ha proseguito gli studi a Torino con la magistrale in scienze politiche internazionali e ora è Ricercatrice alla Scuola Normale Superiore, con un progetto sui migranti che attraversano la rotta balcanica. Ringrazio Francesca e Antonio Fortarezza per il loro contributo. (g.i.)

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E mi rendo conto che senza certi incontri, senza certi confronti, forse, avrei fatto la metà delle scelte che ho fatto.
Mi rendo conto che ho avuto la fortuna di incontrare una persona grande, grande, grande. Col cuore e con la testa grandi. Un buono intelligente, specie rara. Un incontro che mi ha fatto sentire piccola, piccola, ma che mi ha fatto intravedere come diventare grande, come crescere per provare a essere la persona che vorrei. Un incontro a volte scomodo, che mi sbatteva in faccia i miei limiti e le mie, le nostre, ipocrisie.
E poi quest’incontro si è smaterializzato, moltiplicato, ripetuto in mille volti. I volti del ghetto, della pista, dei braccianti in bici che rientrano al tramonto. In quei volti stipati nei furgoni. In quegli occhi bianchi e stanchi che cercavi coi tuoi, attraverso il vetro del van, per rallentare e salutare. Quell’incontro ha preso forma nei mille altri incontri, nelle risate sotto gli ulivi, nelle cene dentro le baracche.
E ogni volta, ogni volta, quell’incontro si faceva abbraccio. Ogni volta, quasi sfacciatamente, la tua voglia di accogliere l’Altro. L’hai accolto in silenzio, senza cercare i riflettori. L’hai accolto sapendo che abbiamo più da imparare che da insegnare a chi è in difficoltà. L’hai accolto senza assistenzialismo. Senza manie di grandezza.
Di questo giorno, probabilmente, non parleranno i giornali né la tv. Ma in questo silenzio vorrei gridare al mondo la grandezza di quello che hai fatto: hai smosso la terra dell’intera Capitanata, l’hai fatta tremare, e ci hai fatto tremare.
E quindi grazie Arcangelo. Grazie per averci accolti nel tuo splendido progetto umano. Grazie per aver trovato il modo di aiutare le persone senza trattarle come vittime. E grazie per aver creato una comunità, una comunità di anime migranti, sparse in giro per l’Italia e per il mondo. Una comunità invisibile, eppure così tangibile. È grazie a questa comunità che oggi mi sento un po’ meno sola, perché forse anche gli altri e le altre, come me, hanno le lacrime agli occhi ma il sorriso sulle labbra, perché oltre la tristezza di averti perso c’è la gioia di averti incontrato.

Francesca Fortarezza

IOCISTO fra i migranti – “Mettersi sempre in discussione”

IOCISTO fra i migranti – “Siamo frutto delle persone incontrate”

IOCISTO fra i migranti – “Condivisione di conoscenza e percorsi di vita”

TERRA DI MIGRANTI AL GRAND GHETTO, documentario di Antonio Fortarezza (2013)

 

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