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Quello che colpisce, della relazione del Prefetto di Foggia che ha determinato lo scioglimento del consiglio comunale del capoluogo dauno per infiltrazioni mafiose, non è solo la puntuale, dettagliata, scrupolosa narrazione dei fatti, che certifica un’autentica commistione tra potere politico e potere mafioso.
Un’altra mazzata viene dai numeri. Mai come in questo caso la fredda statistica è utile per comprendere la dimensione quantitativa e qualitativa del fenomeno. E guardiamoli, i numeri sciorinati nella corposa relazione del dott. Carmine Esposito (138 pagine, pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale del 4 settembre scorso). Gli amministratori comunali fatti oggetto dei diversi paragrafi della relazione sono 13 (il sindaco e 12 consiglieri comunali, alcuni in carica nella precedente consiliatura); i dipendenti di Palazzo di Città a carico dei quali la Commissione di indagine ha rilevato “posizioni con pregiudizi di polizia” sono ben 114.
Numerosi anche i servizi comunali presi in esame dalla Commissione, in quanto venivano gestiti direttamente o indirettamente da personaggi del mondo criminale o da persone e imprese contigue.
L’elenco è impressionante, perché dimostra che tutta o quasi la vita pubblica cittadina era nelle mani della criminalità organizzata: gestione degli impianti semaforici, gestione e manutenzione del sistema di videosorveglianza cittadino, accertamento e riscossione dei tributi, servizi cimiteriali, gestione dei bagni pubblici, servizio di manutenzione del verde pubblico, servizio del personale ausiliario nelle scuole comunali per I’infanzia, alloggi popolari.
In proposito, il Prefetto Esposito usa parole pesantissime: “i titolari (o prossimi congiunti, affini e sodali) delle società che erogano detti servizi risultano collegati, direttamente od indirettamente, al mondo della criminalità organizzata foggiana, in un inquietante intreccio tra gestione del “bene pubblico” ed il mondo criminale del malaffare.”
Per amore di verità, ma anche per sottolineare quanto radicato sia il fenomeno, va detto che non tutti i contratti sono stati sottoscritti dalla giunta in carica al momento dello scioglimento del consiglio: per esempio, quello per la gestione degli impianti semaforici venne sottoscritto addirittura nel 2019.
Le 63 pagine che la relazione prefettizia dedica alla disamina delle irregolarità e delle illegittimità riscontrate dalla commissione d’indagine nell’aggiudicazione e nella gestione dei suddetti servizi pubblici, raccontano tante piccole e grandi storie di cattiva amministrazione, da cui emergono alcuni inquietanti tratti comuni: la costante disapplicazione delle norme che disciplinano i controlli antimafia, un disordine amministrativo diffuso che ha rappresentato per la criminalità organizzata un humus quanto mai favorevole, la frequente confusione tra i poteri di indirizzo che sono propri della giunta comunale, e quelli di gestione che fanno capo ai dirigenti.
C’è un altro aspetto della relazione prefettizia che dovrebbe indurre ad un’attenta riflessione. Vi si fa frequentemente riferimento alle campagne elettorali, anche alla luce di intercettazioni telefoniche disposte dalla magistratura e rese disponibili alla Commissione d’indagine. Dalle diverse storie, affiora l’immagine di una criminalità organizzata divenuta serbatoio elettorale di una certa politica marcia, il che sta significare che a Foggia non è stata calpestata soltanto la legge, ma anche la democrazia.

 

 

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