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Oltre che un caro amico e un bravo collega, Maurizio De Tullio è un antico e apprezzato collaboratore di Lettere Meridiane, e non sarebbe quindi il caso di “presentare” un suo articolo. Questa volta però è opportuno fare uno strappo alla regola, perché Maurizio affronta temi importanti, che meriterebbero un’adeguata ed approfondita riflessione corale (fatevi sotto con i commenti, dunque, cari amici e lettori del blog). Nell’articolo si riflette sulla scomparsa dei giornali locali e sulla rarefazione dei luoghi in cui essi venivano prodotti e venduti (le tipografia e le edicole), per giungere alla profonda trasformazione che l’informazione digitale, che sta sostituendo quella stampata e radiotelevisiva, sta producendo nel mestiere di giornalista. Si tratta di temi complessi, ma di cruciale importanza per una città in cui si avverte un vuoto pauroso di opinione pubblica, e un’acuta crisi della democrazia. Torneremo a parlarne. Per il momento, leggete, riflettete, commentate (g.i.)

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Foggia cambia a ritmi vertiginosi, e non solo sul piano urbanistico, commerciale e abitativo. E se cambia, non è detto che ciò avvenga sempre in senso positivo. Lo stato di degrado delle nostre strade e dei marciapiedi, per fare un esempio, è solo l’apice più eclatante dell’iceberg.
Culturalmente, invece, Foggia pare aver fatto tanti passi avanti attraverso la nascita e lo sviluppo della sua Università. Molti istituti di scuola superiore si affermano a livello nazionale. Tanti nomi dello spettacolo emergono e lasciano il segno nelle varie arti, anche se spesso ciò accade fuori dal contesto cittadino. Ma va bene lo stesso, è il segnale che i nostri cervelli, pur emigrando, sono cresciuti su buone basi.
Restando sempre in àmbito culturale, c’è invece una intera filiera che è scomparsa, alla quale sono tra l’altro legatissimo: quella dell’editoria e dell’informazione stampata. E cito la parola filiera non a caso, perché ciò ha riguardato – e temo riguarderà ancora – le case editrici, le testate giornalistiche storiche e quelle più recenti, le aziende tipografiche, fino ad arrivare a quelle che sono (Dio voglia non debba mai usare il termine al passato) il terminale del prodotto giornalistico finito: le edicole.
In una parola a Foggia è scomparsa l’informazione scritta e stampata e, quel che è peggio, nel silenzio dei suoi lettori, dei docenti, dei professionisti, degli imprenditori. Non che prima fossero tanti, anzi: Foggia è sempre stata tra le ultime città italiane per acquirenti di giornali.
Nel 2000 pubblicavo il quarto dei miei “Vademecum della provincia di Foggia”, una apprezzata guida tematica che, sull’esempio delle famose “Guide Monaci”, fotografava tutti i campi dello scibile di Capitanata, con decine di migliaia di indirizzi, telefoni, notizie.
Sono andato a rileggere la voce “Comunicazione”. Fra quotidiani, settimanali e quindicinali se ne contavano, fra Foggia e la provincia, ben 25. Oggi ne restano solo 2, sebbene occorra conteggiare le testate nate dopo il 2000 e tuttora operative. Nel frattempo sono nati (e morti) quotidiani come “Il Meridiano”, “La Grande Provincia”, “il Mattino di Foggia”, settimanali come “la Cronaca di Foggia”, “Foggia & Foggia”, quindicinali come “La Città Bazar”, per non dire degli altri periodici.
Su tutti svetta la notizia della morte, un po’ annunciata se vogliamo, de “La Gazzetta del Mezzogiorno”, il quotidiano che, unico caso in Italia, da quando era nato era sempre uscito, comprese le terribili giornate dei bombardamenti sulla Puglia nella Seconda Guerra Mondiale.
Dovremmo più correttamente parlare di momentanea assenza, per ciò che riguarda lo storico giornale appulo-lucano, perché sono in corso trattative per scongiurarne la definitiva scomparsa, che priverebbe la Puglia e il Mezzogiorno non solo di una antica testata ma di una voce che, bene o male, ha sempre difeso i valori e i bisogni della nostra terra.
Ho poco da dire sulla scomparsa di alcune testate che poco hanno inciso nella nostra realtà, con dati diffusionali davvero minimi che, ai miei occhi, hanno sempre sollevato dubbi su chi vi fosse dietro.
Ma non sono solo i giornali a non esistere più. Colpisce, in questi ultimi mesi, la scomparsa dei luoghi storici in cui i giornali venivano prodotti e venduti. Si stanno diradando le tipografie. Chiudono edicole anche storiche che con la loro soppressione fisica hanno liberato piccoli spazi urbanistici, magari migliorati sul piano estetico e pedonale, danneggiando però quello culturale ed economico.
Anche in questo caso tutto è avvenuto in un silenzio di tomba, quasi che queste piccole oasi verdi dessero davvero fastidio. Un’onda anomala, figlia della crisi del settore editoriale cartaceo, le ha portate via. Ora, è vero, i marciapiedi hanno spazi più liberi, le persone li percorreranno con più agilità, così potranno sedersi su una vicina panchina a “informarsi” sui telefonini, quelli che spendono enormi cifre per avere l’ultimo modello ma che non cacciavano di tasca nemmeno un euro per comprare, anche di tanto in tanto, un quotidiano.
È il segno dei tempi, bellezza! verrebbe da dire parafrasando una frase famosa coniata a suo tempo proprio per celebrare l’epoca algida della carta stampata.
Mi chiedo se davvero la scomparsa dell’informazione scritta – che era e dovrebbe restare un caposaldo della libera circolazione (anche) delle idee – oggi sia coperta da un pari sforzo comunicativo, all’altezza del ruolo che i giornalisti sono chiamati, per definizione e mansione, a svolgere.
I tanti siti locali di informazione digitale, il cosiddetto web journalism, coprono il vuoto lasciato dai giornali? Non saprei, perché il paragone effettivamente è basato su piani diversi. Non mancano comunque buoni esempi di testate telematiche locali (“Foggia Today”, “l’immediato” e “Foggia Città Aperta” per citare quelle foggiane) e presenti nel resto della provincia.
È indubbio che la velocità con cui taluni avvenimenti accadono e altrettanto velocemente vengono captati e riportati dai siti web faccia particolarmente presa sui lettori abituati a consultare i telefonini. Prima accadeva lo stesso con le radio e, più lentamente, con le televisioni locali.
Ma quel che avverto come vuoto, quasi totale, nelle redazioni dei siti web locali è l’organizzazione del lavoro giornalistico ed editoriale. Un sito web giornalistico è sempre un giornale: con le sue regole, i suoi afflati, i suoi ritmi, le sue competenze. Quel che vedo, dando una scorsa ai nostri giornali digitali locali, è invece un giocare di rimessa: il comunicato-stampa, il copia-e-incolla da pagine Facebook (per fortuna con citazione delle fonti), le segnalazioni (benedette quelle!) degli internauti lettori. Tutto qui? Pochino.
Mancano gli editoriali. Mancano le inchieste sul campo, i reportage, le interviste. Al solito, sempre e solo il calcio sa distinguersi.
E, soprattutto, manca il giornalista che faccia il lavoro di utilità sociale; mancano gli spazi informativi di pubblica utilità. Manca un’idea complessa, convinta e matura di giornalismo. A scrivere quattro righe su una tastiera son bravi tutti.
Maurizio De Tullio

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