Gaia Carella: la musica che resiste, e salverà il mondo

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Per capire cosa sia stata veramente la musica concentrazionaria, occorre una sensibilità speciale, come quella di Gaia Carella, musicista e studiosa, che all’argomento ha dedicato la sua sorprendente tesi di laurea. Un lavoro di scavo e di ricerca che ha permesso di ritrovare e riscoprire storie e vissuti che sarebbero andati altrimenti perduti.
Per musica concentrazionaria si intende la musica composta o eseguita da autori e musicisti che si sono trovati in condizioni estreme di sopravvivenza, rinchiusi in carcere o in lager, privati dei diritti umani elementari. Per questo è un simbolo, o se preferite un miracolo: certifica l’ineffabile capacità di resistenza della musica, dell’arte, della cultura, alla barbarie, alla disumanità, alla sopraffazione, all’odio razziale.
Nella sua tesi di laurea in flauto traverso, discussa al Conservatorio Santa Cecilia di Roma, Gaia Carella ha approfondito un aspetto finora poco investigato di questo particolarissimo capitolo della storia della musica: l’orchestra femminile del campo di concentramento di Auschwitz che venne istituita nel 1943, un po’ come strumento di propaganda, un po’ per tenere alto il morale delle truppe.
L’autrice della ricerca ha rintracciato e intervistato alcune musiciste sopravvissute, che grazie alla loro attività concertistica riuscirono a sottrarsi allo sterminio perpetrato dai nazisti.
Ne sono venute fuori storie toccanti, come quelle di Esther Bejarano, Sylvia Wagenberg, Hilde Zimche, di cui stupisce la prorompente attualità.
“Spero che le storie raccontate nel mio lavoro restino memoria viva, a testimoniare che, come la musica ha salvato in quel tragico periodo le vite di Esther, Sylvia, Hilde, Helena, Zofia ed altre musiciste, oggi può salvare il mondo,” confessa Gaia a conclusione della tesi.
Come ha scritto in un messaggio letto durante la discussione della tesi Ruth Dureghello, Presidente della Comunità Ebraica di Roma, “la storia dell’orchestra femminile di Auschwitz ci insegna l’importanza della resilienza. Se è vero che le musiciste erano costrette a suonare per i nazisti, è anche vero che esse a volte riuscivano ad interpretare di nascosto brani loro cari, anche preghiere, che potevano per un attimo sollevare le loro anime afflitte dall’orrore che dovevano vivere ogni giorno.”
La Comunità Ebraica di Roma ha acquisito la tesi di Gaia Carella nella sua Biblioteca, ritenendo “quanto mai attuale l’argomento trattato per quanto concerne la fondamentale attenzione che giovani debbano avere affinché gli errori del passato non si ripetano e, perché questo accada, è necessario lo studio di quanto è avvenuto: la conoscenza è fondamentale per evitare che tali orrori accadano di nuovo.”
L’attività di ricerca della Gaia Carella non ha riguardato soltanto soltanto gli aspetti storici o biografici dell’orchestra femminile ma anche quelli più direttamente musicali. La correlatrice della tesi, prof.ssa Chiara Antico ha sottolineato nel suo giudizio l’impegno profuso “nel reperimento di spartiti e registrazioni dell’epoca della Shoah: questo lavoro le ha permesso di conoscere compositori poco citati e brani quasi mai presi in considerazione. La ricerca e l’ascolto hanno infatti portato Gaia alla scelta del repertorio (eseguito durante la discussione della tesi, come mostra la foto, n.d.r.)”.
“La studentessa ha redatto questa tesi – conclude la prof.ssa Antico – con curiosità e motivazione: l’approccio responsabile verso brani non familiari e la capacità di ricostruirne il contesto storico, rendono davvero completo il suo essere musicista.”
Foggiana, Gaia Carella si è diplomata al Liceo Musicale “Poerio” di Foggia (è stata allieva del noto flautista e docente Pasquale Rinaldi), ed è stata successivamente ammessa al prestigioso Conservatorio Santa Cecilia di Roma dove ha brillantemente conseguito la Laurea in flauto traverso: un’artista talentuosa che mette assieme bravura, ricerca, sensibilità.

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Author: Geppe Inserra

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