La scomparsa di Matteo Tatarella

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La prima cosa che ho fatto, quando ho appreso della morte di Matteo Tatarella, è stata quella di cercare e procurarmi una sua fotografia. Lui avrebbe fatto lo stesso. Perché per Matteo la notizia veniva prima di tutto.

È stato il primo editore che mi abbia assunto, nel lontano 1979, a Radio Foggia 101. Erano i tempi mitici delle prime radio locali, quando le radiocronache delle partite del Foggia si facevano dall’attico del palazzo che si erge sulla tribuna est dello Zaccheria. Prima di allora, l’informazione sportiva era appannaggio dei giornalisti stampati. Tatarella fu tra i primi ad intuire le potenzialità della radio: non solo la cronaca, ma anche una fortunatissima e seguitissima trasmissione che consentiva l’intervento in diretta dei tifosi e degli sportivi. Nelle sue redazioni – i settimanali Capitanata e Daunia Sport, Radio Foggia 101 e Video Foggia, i quotidiani Qui Foggia e il Quotidiano di Foggia – hanno mosso i loro primi passi nella professione veramente tanti giornalisti.

La notizia prima di tutto, come ho detto. Ricordo le tante volte che piombava in redazione quando si approssimava l’ora di chiusura del giornale con lo scoop che ci costringeva a rifare la prima pagina.

L’episodio più clamoroso accadde quando fu testimone oculare di un tentato omicidio ai danni di un noto imprenditore edile foggiano. Il fatto accadde verso le otto della sera, orario particolarmente critico per le redazioni dei quotidiani. Se succede qualcosa è necessario smontare la prima pagina oppure, come si dice in gergo, fermare le macchine.

Quella sera eravamo stati effettivamente costretti a fermare la rotativa, perché stavamo per pubblicare in prima pagina una bufala: una sanzione ai danni del Foggia (partita persa a tavolino), che venne effettivamente comminata, ma soltanto una settimana dopo. La stampa era già partita quando l’autore dell’articolo si rese conto che la notizia era del tutto infondata.  Matteo non lo sapeva quando irruppe in redazione con l’altra sensazionale notizia, che venne trionfalmente pubblicata al posto di quella fake.

Il danno economico provocato da tutto quello spreco di carta fu ripagato dal boom delle vendite il giorno dopo, anche perché la Gazzetta del Mezzogiorno non riuscì a dare la notizia e di conseguenza, come s’usa dire, la «bucò».

Non sarebbe stata la sola volta. Ricordo l’edizione straordinaria stampata il 1° maggio 1986, il giorno della strage del Bacardi, evento che avrebbe radicalmente mutato il corso della storia di Foggia. Essendo la Festa del Lavoro quel giorno le altre redazioni del giornale erano chiuse, ma non le edicole. Riuscimmo ad uscire con l’edizione straordinaria quello stesso giorno e fu naturalmente il record delle vendite. Quel numero venne anche ripreso nella rassegna stampa di molte televisioni nazionali.

In una realtà locale caratterizzata dalla diffusa presenza della politica nelle proprietà di giornali, radio e televisioni, Tatarella è stato quello che si dice un editore puro. Il solo tentativo di «contaminarsi» con la politica si risolse in un mezzo disastro, quando cedette la proprietà di Qui Foggia e Video Foggia ad Antonino Filocamo, imprenditore della vigilanza privata che tentava la scalata al Parlamento. La direzione e la redazione rimasero identiche, ma il giocattolo si ruppe dopo qualche mese, e da quello «strappo» nacque Il Quotidiano di Foggia.

Nella sua lunghissima militanza professionale ed editoriale (il prossimo 17 luglio avrebbe festeggiato il 50° anniversario di iscrizione all’Ordine dei Giornalisti) ha attraversato veramente tutti i territori dell’editoria: giornali, radio, televisioni, web, tipografia. Di particolare rilievo quest’ultimo aspetto: Il Quotidiano di Foggia (e di Bari) è tra le poche testate pugliesi ad essere dotato di una propria rotativa. Un autentico record per un «editore puro».

Se n’è andato a 84 anni, lasciando un grande vuoto nell’editoria pugliese.

A sua moglie Lina, ai figli Francesco, Anna Maria ed Imma le più sincere condoglianze di Lettere Meridiane, assieme all’auspicio che sapranno proseguire con impegno ed efficacia l’opera paterna.

Geppe Inserra

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Author: Geppe Inserra

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