«Un mare di porti lontani» di Marco Daffra è un raro, potente, coraggioso esempio di cinema civile, genere (purtroppo) sempre meno praticato. Il docufilm ribalta il paradigma con cui solitamente guardiamo al tema dell’immigrazione, collocandosi dal punto di vista di chi opera per salvare le vite a rischio di quanti attraversano il Mediterraneo per sfuggire a guerre, dittature e fame, e rendendo loro un autentico «omaggio di verità».
L’opera, che verrà proiettata a Foggia venerdì 23 maggio (ore 17.00, aula 1 di Economia, in via Caggese, 1) ad iniziativa della Rete SPAC, mette a nudo una questione sottaciuta, che interpella le coscienze di tutti.
Dal 1990 ad oggi, nel Mediterraneo si è consumata una tragedia tanto grande quanto misconosciuta: le vittime accertate dei naufragi sono 50.000, ma alcune stime sostengono che potrebbero essere addirittura il doppio.
Dovremmo «fare il tifo», sempre e comunque, per quanti si spendono per salvare vite umane, soccorrendole in mare. Come accade, da secoli, per la Croce Rossa. Ma non è così per le ONG, vessate dal cosiddetto decreto Cutro che impone loro regole assurde, come il non poter operare due salvataggi contemporaneamente, o l’essere costrette ad allungare la navigazione per giorni, quando le loro navi vengono dirottate verso «porti sicuri» , molto lontani dal luogo del salvataggio. Così le navi umanitarie, cariche di superstiti di naufragi sono obbligate a navigare anche fino a cinque giorni, e nel maltempo, dai mari a Sud dell’Italia fino ai «porti lontani» nel Nord Italia, con ulteriori sofferenze dei superstiti, spesso malati, inutili spese di carburante e, soprattutto, sottrazione delle navi umanitarie dal soccorso.
Sostenuto da un coinvolgente montaggio e dalle belle musiche di Samuele Luca Cecchi, l’autore smaschera le calunnie sul lavoro delle Ong, componendo una narrazione corale che vede alternarsi testimonianze di capitani, marinai, macchinisti, specialisti dei gommoni, medici, infermieri, traduttori e mediatori culturali, che raccontano i modi e le motivazioni del loro impegno.
Per dare voce a tutto questo, Daffra si è imbarcato sulla Open Arms da Carrara a Siracusa, ha seguito la ricerca delle imbarcazioni in pericolo sugli aerei dei Pilotes Volontaires, a Lampedusa ha filmato per un mese interviste con i protagonisti, documentando in modo ineccepibile l’incredibile spirito di solidarietà che anima gli isolani.
Tra le testimonianze più significative quelle di Franco, falegname artista che ricompone il legname delle barche naufragate e con le sue opere vuole ridare idealmente vita a chi l’ha perduta, e di Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa che, in trent’anni, ha visitato trecentocinquantamila persone e che punta il dito contro la criminalizzazione dei migranti e contro «un’informazione tossica», che ha generato una diffusa cultura del pregiudizio e del rancore.
La conclusione è affidata alle struggenti parole di Padre Bernardo Gianni, Abate di San Miniato a Monte a Firenze: «La misura del salvare è non avere misura. Qualsiasi legge, disciplina, regolamento che intenda contenere questo impeto del cuore che fa grandi le persone che si dedicano al salvataggio di vita messe in pericolo dal mare, dalla distanza, e da tutto quello che ostacola il loro sogno di libertà, è un attentato alla dignità.»
«Un mare di porti lontani» ha conquistato il 1° posto al XVII Festival Mediamix 2024 di Firenze («Con le sue testimonianze ci solleva dall’abisso dell’indifferenza in cui naviga la nostra società», si legge nella motivazione) e il Diploma di Merito al Pm Film Festival 2025 di Partinico.
Un grande esempio di cinema documentario, che merita davvero di essere visto. Vi aspetto tutti venerdì 23 maggio alle 17.00 nell’aula 1 della Facoltà di Economia (via Caggese, 1). La proiezione si inserisce in un evento esso stesso di grande interesse (ve ne parlerò diffusamente domani): la presentazione della «rivoluzione gentile» propugnata dalla Rete SPAC, inedito modello economico che incarna i valori di sostenibilità, inclusione e innovazione, il tutto nell’ambito del programma «La città che vorrei – Una bussola per la legalità», promosso dall’Università di Foggia.
Geppe Inserra
