Foggia «scoffola»: completamente crollato il tetto di Sant’Eligio

Non sempre i palazzi che esprimono l’anima di una città sono quelli monumentali, innalzati dal potere o dalla ricchezza. A volte il cuore batte in edifici più umili e silenziosi, che parlano di cura e compassione. Sant’Eligio è uno di questi, a Foggia: un luogo che rievoca storie antiche, memorie dimenticate, dolori e speranze. A volerlo fu il Servo di Dio don Antonio Silvestri, sacerdote oratoriano morto in odore di santità che dedicò tutta la sua vita terrena agli ultimi: donne fragili, anziane, orfane, prostitute, carcerati.

Il cantiere venne aperto attorno al 1820. Don Antonio non aveva fondi. Lo realizzò a suo modo, affidandosi alla carità e alla provvidenza. Coinvolse tutta la popolazione: chiedendo contributi economici ai più abbienti e facendosi aiutare nei lavori di costruzione da muratori e semplici cittadini che volevano dare una mano. Un’opera per la città, ma anche un’opera della città: il miracolo più grande del Servo di Dio, per il quale è stato avviato il processo diocesano di canonizzazione.

Il Conservatorio accoglierà in un primo momento prostitute o donne sbandate, decise a cambiare vita, e successivamente fanciulle orfane o povere, tra le quali don Antonio recluterà alcune desiderose di prendere i voti, costituendo un’associazione di oblate.

Il Conservatorio sarà trasferito dopo la morte del suo fondatore nella omologa pia istituzione della Maddalena.

Dopo la guerra, il palazzo sarà adibito a Carcere Giudiziario, in quanto i bombardamenti avevano distrutto quello di via Fuiani, in cui lo stesso don Antonio aveva a lungo esercitato il proprio apostolato. Negli anni più recenti, diventerà Carcere femminile, per tornare poi nella disponibilità dell’Ipab Conventino, che ha riunito i patrimoni dei vecchi Conservatori.

Sta di fatto che da quando non è stato più utilizzato il palazzo è precipitato in una irreversibile situazione di degrado. Nel 2011, la Regione Puglia erogò un contributo allo scopo di ristrutturarlo, destinandolo a dormitorio per persone senza fissa dimora. Venne perfino posta la prima pietra, ma i lavori si arenarono subito in quanto ci si rese conto che la somma stanziata (un milione di euro) non era sufficiente neanche a mettere in sicurezza l’immobile. Il contributo venne restituito alla Regione e non se ne fece nulla.

Un altro timido tentativo di fare memoria dell’originaria vocazione solidale venne realizzato attraverso Il «muro della gentilezza», dove venivano depositati oggetti, indumenti per i più bisognosi. Ma anche questa nobile iniziativa naufragò: il «muro» venne trasferito al mercato di Campagna Amica, che qualche mese dopo chiuse i battenti.

Da allora, per l’ex Conservatorio, è iniziato un autentico calvario. Il tetto è crollato pezzo dopo pezzo. Sono stati frequenti gli interventi dei vigili del fuoco per rimuovere intonaci e calcinacci. Come documentano le foto, la situazione sembra volgere a un punto di non ritorno. Non è infondato il timore che i problemi statici dell’edificio possano coinvolgere anche il resto dell’isolato.

Un pezzo della memoria collettiva della città sta morendo nell’indifferenza generale.

1 commento su “Foggia «scoffola»: completamente crollato il tetto di Sant’Eligio”

  1. E’ triste, ma qsa città non ha mai avuto culto ed amore x la sua storia. Ha sempre preferito la speculazione edilizia al restauro. E’ x tale motivo che da “Inclita sedes imperialis”federiciana, da sede di Dohana Apuliae di Aragonese memoria, da Città dei Tratturi, da Capitale economica del Regno delle Due Sicilie è andata sempre più indietro ed ha ignorato il progresso dei tempi.

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