
Il bello della «public History» è che si nutre delle ricerche degli appassionati, del confronto tra tesi diverse, che vengono approfondite e verificate, fino a giungere a risolvere enigmi che ci giungono dal passato, e che sembrano sulle prime inestricabili.
È il caso di una foto della mostra sui bombardamenti dell’estate del 1943 organizzata, due anni fa, dalla Fondazione Monti Uniti in occasione dell’80° anniversario di quel funesto evento.
L’immagine – che potete vedere in apertura dell’articolo – mi incuriosì particolarmente, in quanto, nonostante la didascalia («Piazza Cesare Battisti, già Piazza Teatro») non era chiaro quale fosse il punto di vista dell’ignoto fotografo. Così la pubblicai chiedendo aiuto agli amici e lettori di Lettere Meridiane.
Il rebus sembrò risolto dal sempre solerte Tommaso Palermo, cultore di storia locale ed autore di un apprezzato volume su quella tragedia, nonché esponente del Comitato per il Monumento alle Vittime : «L’elemento architettonico curvo è la parte sommitale del campanile a vela della Maddalena. Il palazzo di notevoli dimensioni visibile sullo sfondo è il palazzo Persichetti, che sorge attualmente in via della Repubblica.»
Qualche giorno fa, è stato però lo stesso Palermo ad informarmi del risultato di ulteriori ricerche condotte dal vicepresidente del Comitato, Claudio Manzi, che suggeriscono una ipotesi diversa da quella inizialmente formulata.
Anche lo studio di Manzi prende le mosse dall’elemento decorativo (un arco più qualcosa che somiglia ad una sfera) che si vede in primo piano: ma, secondo la sua tesi non si tratta di un elemento del campanile della chiesa della Maddalena, come sostenuto da Palermo, ma del fregio del Deposito di Macchine Agricole che sorgeva una volta in piazza Battisti.
Oggi non esiste più: al suo posto c’è il cortile della Biblioteca Diocesana.
Se le cose stanno come ipotizzato da Claudio Manzi, la foto sarebbe stata scattata da una finestra o da un balconcino del Palazzo Vescovile, come mostriamo nelle foto.


La prospettiva di scatto indicata da Claudio Manzi è coerente anche con quella del Palazzo Persichetti che si vede sullo sfondo. Solo da una quota non molto alta, come quella garantita dalla finestra del Palazzo Diocesano, era possibile inquadrare il palazzo in tutta la sua estensione.
A supporto della sua tesi, condivisa dallo stesso Palermo ed effettivamente del tutto fondata, Manzi allega le fotografie che pubblichiamo, integrandole con la foto della finestra dal Palazzo Vescovile da cui la fotografia potrebbe essere stata scattata.
E voi, che ne dite?
