
Dopo il Municipio, la Fontana del Sele e l’Epitaffio, il nostro viaggio illustrato nel cuore di Foggia fa tappa oggi davanti a uno degli edifici più iconici della città: Palazzo Dogana, che si affaccia su Piazza XX Settembre.
Sede attuale della Provincia, dell’Archivio di Stato e della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, Palazzo Dogana è molto più di un palazzo istituzionale: è un luogo identitario e simbolico, che affonda le sue radici nel cuore profondo della storia meridionale. Per secoli, ha rappresentato il baricentro della Capitanata, il fulcro della vita economica e sociale legata alla transumanza, quando i pascoli d’Abruzzo e Molise erano collegati ai pianori del Tavoliere da tratturi millenari.
Una storia che nasce da un seminario
L’origine dell’edificio è religiosa: fu infatti costruito nel 1747 per volere del vescovo di Troia Giacomo Emilio Cavalieri, che lo destinò a seminario diocesano. Solo successivamente, in età borbonica, venne acquisito dalla Corona per ospitare la Regia Dogana della Mena delle Pecore, la cui sede era stata danneggiata dal terremoto del 1731.
Il passaggio da luogo di formazione ecclesiastica a centro nevralgico della burocrazia armentizia avvenne in un’epoca in cui il Tavoliere si trasformava nel più grande pascolo d’Europa, e Foggia diventava crocevia e punto di raccolta delle greggi transumanti. Per secoli, il Palazzo ospitò il Tribunale della Dogana che aveva la propria giurisdizione su tutti gli aspetti che riguardano i pascoli, i tratturi e l’attività economica ed amministrativa connessa.
Patrimonio dell’umanità
Non è un caso se, nel 2010, Palazzo Dogana è stato riconosciuto dall’UNESCO come “patrimonio messaggero di una cultura di pace”, a sottolinearne il valore storico e simbolico legato a un modello economico, quello della transumanza, che oggi viene riscoperto anche in chiave ecologica e sostenibile.
Il palazzo conserva intatto il suo fascino sobrio ma solenne. Le finestre ampie, il portale austero, il balcone centrale che affaccia su piazza XX settembre: ogni dettaglio architettonico racconta una storia di potere, di economia, ma anche di arte e di popolo.
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Sarebbe straordinario se un giorno potesse diventare sede unica dell’Archivio di Stato, uno dei più importanti del nostro Meridione, per non subire la mortificazione di un ingresso laterale e per giunta la sede del Palazzo Filiasi sfrattata.
Grazie Lettere Meridiane, per le pillole di cultura che ci fornisci quotidianamente 👏👏👏