
Quando WhatsApp mi avvisa di un messaggio o una foto da Tommaso Palermo, vado in solluchero: sarà sicuramente in arrivo una bella e intrigante sorpresa. È stato il caso della foto di cui ci occupiamo nell’articolo, e che mostra una delle due statue che si elevano sul portale della Chiesa delle Croci, quella a sinistra di chi guarda. In quella di destra è con ogni probabilità raffigurato san Francesco. Nell’immaginario collettivo popolare viene chiamato «U Sant Miserill» (il Santo poverello). Ma quella di sinistra?
Palermo avanza un’ipotesi quanto mai affascinante: potrebbe trattarsi di san Filippo Neri. «La figura – aggiunge il buon Tommaso – indossa la berretta, l’abito talare, ha la barba e ha le mani racchiuse in un gesto di raccoglimento. Il copricapo non è una mitria vescovile. Inoltre, berretta e rocchetto sono due elementi che di solito ritroviamo nella iconografia di San Filippo Neri.»
La somiglianza tra la statua della Chiesa delle Croci e il «Santo della gioia» è impressionante, ed è confermata anche dal raffronto tra la scultura e il quadro, che potete guardare qui sotto.

Anche le date rendono verosimile l’ipotesi formulata da Palermo. La costruzione della chiesa venne avviata nel 1693, quando il predicatore padre Antonio da Olivadi piantò le sette croci sulle quali sarebbero sorti i cappelloni, la chiesa e l’arco trionfale dell’ingresso.
Il tempio venne consacrato l’11 marzo del 1742. Nello stesso anno, qualche mese dopo, il vescovo Gian Pietro Faccolli riconobbe canonicamente la Congregazione di San Filippo Neri, sorta cinque anni prima, nel 1737.
Vi aderiva quasi tutto il clero foggiano che condivideva la “regola” della comunità: impartire il catechismo ai fanciulli, predicare in forma semplice ma sostanziale, promuovere Sacre missioni ed esercizi spirituali.
Fu sacerdote filippino anche il Servo di Dio don Antonio Silvestri, morto in odore di santità, le cui opere pie – il Conservatorio delle pentite e l’Ospedale delle donne – ebbero sede a palazzo Sant’Eligio, che sorge proprio a fianco della Chiesa delle Croci.
Lo strumento di apostolato più importante della spiritualità filippina è rappresentato dall’oratorio. E non è un caso che a Sant’Eligio sia sorto un oratorio, la cui presenza è attestata ancora oggi da una lapide murata all’esterno della sacrestia.

Non si sa se a fondarlo sia stato padre Silvestri che, quale aderente alla Congregazione, ha lasciato alla città altre cose certe ed importanti.
All’interno della comunità svolgeva il ruolo di infermiere e in questa veste fondò e diresse a via Arpi un ospedale per donne inferme che sarebbe diventato il primo nucleo degli ospedali riuniti.
Il fervore della congregazione si attenuò con il passare degli anni. Venne rilanciato dal vescovo Carlo Mola, egli stesso filippino. Altra coincidenza, forse non casuale: fu proprio mons. Mola ad introdurre la prima causa di beatificazione di don Antonio (che poi si arenò, per essere riaperta ufficialmente lo scorso anno).
Allora, il personaggio effigiato nella scultura dell’arco d’ingresso della Chiesa delle Croci è san Filippo Neri? Io sono d’accordo con la tesi di Tommaso Palermo, e dico di sì. E voi?
Geppe Inserra

Solo una precisazione, padre Antonio da Olivadi veniva così comunemente chiamato, ma il suo vero cognome era Punteri. Olivadi era il luogo di nascita.
Il confronto iconografico non lascerebbe dubbi. Anche la postura delle mani. Perciò anch’io sono dell’opinione che possa essere San Filippo Neri.