La Villa Comunale, polmone verde di Foggia

Quella di oggi avrebbe dovuto essere l’ultima puntata di «Foggia, storia e bellezza a colori». Ma, considerato il notevole interesse che la nostra iniziativa ha suscitato tra i lettori e la necessità di comprendere nel nostro viaggio anche altri luoghi e monumenti simbolici della città, vi aggiungeremo altre tappe. Oggi, la villa comunale, nei prossimi giorni il Santuario dell’Incoronata, il Teatro Giordano e il portale del Palazzo Imperiale di Federico II, che è il monumento più importante della città, dal punto di vista storico.
Prendete nota e, se avete qualcos’altro da suggerire, fatevi avanti, commentando il post.
La Villa Comunale dunque, polmone verde e vanto della città.
Come si legge nel sito dell’Associazione Parchi e Giardini, venne progettata nel 1820 da Luigi Oberty e aperta al pubblico lo stesso anno, la Villa nacque per offrire ai foggiani un luogo di svago, realizzato anche grazie al sostegno dei proprietari terrieri. Nel 1835 fu ampliata con un Orto botanico sperimentale e un’aranciera destinata a specie esotiche. Verso la fine dell’Ottocento furono aggiunte diverse fontane, come quelle delle palme e del Mercurio.
Vi si accede attraverso un monumentale porticato dorico con 14 colonne, affiancato da padiglioni che in origine ospitavano caffè e sala biliardo.
Dopo i bombardamenti della Seconda guerra mondiale, che si accanirono in modo particolare sulla villa, anche con mitragliamenti, nel 1950 furono ripiantate molte specie e il pronao arretrato di 15 metri.
Il viale principale, fiancheggiato da aiuole con palme e arbusti, conduce a uno slargo con l’orchestra neoclassica e termina in una spianata con vasca e collinetta artificiale sulla quale si erge il tempietto ionico con il busto di Giuseppe Rosati, circondato da sentieri sinuosi immersi nella vegetazione, il cosiddetto «boschetto».
Qualche anno fa è la Villa stata intitolata al Papa Karol Wojtyla.
L’immagine che vi offriamo oggi (e che da domani sarà disponibile, in alta risoluzione, per gli abbonati al canale Whatsapp di Lettere Meridiane) è tratta da una rara cartolina a colori degli inizi del ‘900, che mostra com’era la piazza prima che venisse realizzata la Fontana del Sele. Potete guardarla alla fine dell’articolo, gli abbonati potranno ricevere il link per scaricarla, sempre in alta risoluzione, a partire da domani.
Come ogni puntata della serie, anche questa viene accompagnata da un’immagine originale, realizzata con una tecnica manuale di vettorializzazione e ricolorazione digitale. Non si tratta di elaborazioni con intelligenza artificiale, ma di un paziente lavoro artigianale che parte da fotografie reali, ridisegnate e poi reinterpretate nei colori, per restituire la bellezza viva, emotiva e simbolica di ogni luogo.
Ricordiamo, come sempre, che l’immagine che vedete nel post è solo una miniatura. La versione in alta risoluzione, formato A4, sarà regalata domani agli abbonati al canale WhatsApp di Lettere Meridiane che distribuisce gratuitamente i contenuti premium del blog.
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