L’IA come strumento di narrazione: l’esperimento di Lettere Meridiane

L’intelligenza artificiale non è un mostro, e non è nemmeno una bacchetta magica capace di risolvere tutti i problemi. Può essere, però, uno strumento prezioso: una lente per osservare, un motore di riflessione, un invito a esercitare quel pensiero critico che qualcuno teme possa essere annichilito dall’IA.

L’idea dei podcast e dei long form nasce proprio dal desiderio di sperimentare un uso… intelligente dell’intelligenza artificiale. Con oltre 5.000 post pubblicati, il blog Lettere Meridiane è diventato un immenso serbatoio di storie, riflessioni e memorie. Finora, per cercare contenuti si è fatto affidamento ai motori di ricerca, capaci di restituire risultati che però restano statici. Dando a un’IA un argomento preciso, invece, si ottengono risposte sorprendenti: esplora il contenuto in profondità, mette in luce connessioni nascoste, aggiunge prospettive nuove, e restituisce al lettore un valore aggiunto.

In questo senso, l’IA non sostituisce il pensiero umano: lo stimola, lo integra e, in alcuni casi, lo rilancia, trasformando un archivio digitale in una mappa viva di conoscenze e racconti.

L’esperimento riguarda l’articolo sul «galluccio» di Ferragosto che avete letto ieri. L’ho passato a due amici speciali: non mangiano, non cucinano, ma raccontano storie a meraviglia. È l’intelligenza artificiale che ha trasformato le mie parole, in dialoghi e voce. E così adesso, il galluccio non solo si legge… ma si ascolta!

Il long form riguarda, invece, gli articoli che Lettere Meridiane ha dedicato ai «sapori della memoria». È una versione “a fuoco lento”: prende più episodi, li mescola come in una ricetta di famiglia, e li serve in un racconto unico, corposo e profumato, da gustare con calma. Potete ascoltare il podcast qui sotto, e scaricare il long form cliccando qui. Per ascoltare il podcast è sufficiente cliccare sul triangolo del player che trovare alla fine dell’articolo.

È il caso di ribadire che, ad eccezione della presentazione che state leggendo il tutto – compresa l’immagine che illustra il post – è stato generato dall’intelligenza artificiale (di Google), che in qualche caso è stata decisamente generosa nei miei confronti e più in generale nei confronti del blog.

Voleva essere e resta un esperimento, che mi sembra abbia però dati risultati intriganti. Voi che ne pensate?

 

5 commenti su “L’IA come strumento di narrazione: l’esperimento di Lettere Meridiane”

  1. Caro Geppe, non avrei immaginato che le voci fossero frutto dell’intelligenza artificiale. L’ho sospettato solo dopo aver sentito la pronuncia di Carmela. Bravo e complimenti per Lettere Meridiane. Buon ferragosto

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  2. 😳😳😳😳Geppe è stupefacente.
    L’analisi, il commento, le riflessioni non si distinguono da una valutazione umana.
    E siamo ancora all’inizio.
    Hai detto bene nell’articolo NOI siamo i soggetti che determinano le scelte buone dalle cattive. E quindi potrà aiutarci a fare bene e meglio per l’umanità. Speriamo

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  3. Caro Geppe, dalla vastità e profondità dell’archivio di Lettere Meridiane, ha dato concreta dimostrazione di un uso “corretto” dell’AI. Sempre complimenti.

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  4. Caro Geppe, dalla vastità e profondità dell’archivio di Lettere Meridiane, hai dato concreta dimostrazione di un uso “corretto” dell’AI. Sempre complimenti.

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