Spunta un cunicolo ma viene ricoperto. Così la storia è buttata nel cestino.
Certo, non si tratta di un prezioso rinvenimento archeologico, ma almeno la curiosità di saperne di più avrebbe dovuto consigliare a fare più approfondite verifiche.
Nei giorni scorsi è stato rinvenuto a Foggia, sotto la stazione ferroviaria e precisamente tra l’ottavo e nono binario, un cunicolo. La scoperta è avvenuta durante gli scavi per lavori della ferrovia che, a quanto pare, continueranno sotterrando il passaggio sotterraneo, perciò senza la dovuta verifica.
Foggia è una città che nel sottosuolo ha molte decine di grotte, ipogei, gallerie, risalenti a epoche antiche ma anche costruiti durante la Seconda Guerra Mondiale, per sfuggire ai bombardamenti e permettere alla popolazione di mettersi al riparo e spostarsi da un punto all’altro della città.
Una rete di camminamenti sotterranei che, oggi interrotta da chiusure varie, un tempo doveva essere comunicante e ricca di ricordi, storia, anche folclore per racconti e leggende.
La curiosa coincidenza è che proprio qualche giorno fa, all’inizio di agosto, è stato ritrovato un probabile ipogeo dinanzi la stazione ferroviaria di Bari, nel corso delle operazioni di scavo per la posa di condotte idriche legate alla riqualificazione di piazza Moro.
Probabilmente a Bari si tratta di una struttura a uso militare risalente al periodo delle guerre mondiali, come riporta l’ANSA, dopo il primo sopralluogo delle autorità competenti. Difatti il Comune ha bloccato i lavori e insieme alla Soprintendenza si sono già attivati per capirne di più. Sembra che la cavità sia un rifugio antiaereo, ma potrebbe svelare altro, anche tesori culturali e storici di altri tempi.
Quello che purtroppo, per nostra sfortuna, non è avvenuto a Foggia, giacché a quanto pare si è deciso di soprassedere ad ulteriori ricerche sul cunicolo, ricoprirlo e continuare i lavori ferroviari.
Un po’, come è avvenuto durante gli scavi del palazzo in via Spalato, un tempo ex sede dei Monopoli di Stato, dove è stata rinvenuta una grotta ed è stata immediatamente chiusa: anche quella poteva essere anche una struttura utilizzata negli anni del secondo conflitto mondiale, di cui Foggia è piena. Proprio in quell’area è stata rimossa una grossa bomba inesplosa, ragion per cui quella grotta poteva contenere testimonianze di quel periodo, ed altro.
Una bella storia è avvenuta invece qualche anno fa in piazza del Lago, a due passi dalla cattedrale, durante l’abbattimento del vecchio palazzo frontale alla fontana delle tre fiammelle. Furono rinvenute ben tre grotte, di cui la centrale aveva un arco molto grande. I tre ritrovamenti furono richiusi, ma solo dopo aver approfondito la storia e i contenuti, grazie ad uno studio tecnico-storico, come ha ben scritto il collega Geppe Inserra nell’articolo “Via Cimaglia: le tesi dei tecnici, e un esempio di grande trasparenza. Magari fosse sempre così”, del 12 ottobre 2014, reperibile a questo link.
Ma ciò non bastò ad evitare che nascessero alcune leggende metropolitane, come la jeep militare che alcuni residenti dissero di aver visto.
Un po’ di storia: piazza del Lago è detta anche delle “tre fiammelle” perché è il luogo in cui fu ritrovato il Sacro tavolo della Iconavetere, la Madonna dei Sette Veli protettrice di Foggia, dove appunto le tre fiammelle, galleggianti sulle acque di una pozza d’acqua o di un laghetto, attrassero l’attenzione dei pastori; quelle tre fiammelle oggi sono il simbolo di Foggia, riportate nel suo stemma e sul gonfalone.
Foggia non è nuova a simili episodi. Il 10 novembre 2015, durante i lavori di ristrutturazione del basamento della fu scuola media De Sanctis, in via Caracciolo, fu rinvenuto un arco probabilmente di una grotta o ipogeo. Richiusa anche quella, perfino dopo averla portata alla conoscenza dell’allora Amministrazione comunale.
Intanto a Bari, come detto, ragionevolmente (non come Foggia) il Comune ha “avviato le procedure previste per la messa in sicurezza dell’area e si continuerà, non appena possibile, con le attività di cantiere in sinergia con gli enti competenti, sulla base delle loro indicazioni”, si legge in una sua nota stampa. Contestualmente, prosegue la nota “il Genio militare proseguirà le ispezioni previste nei casi analoghi, procedendo con le dovute valutazioni relative alla classificazione del sito e dei ritrovamenti sul posto”.
A Foggia, ad appena 120 massimo 130 km, si sceglie la chiusura, trascurando un possibile valore storico-culturale del cunicolo, senza la curiosità (dovuta) di conoscere a quale epoca della storia locale risalga, in modo da studiarlo. Così come è avvenuto per gli esempi riportati, grotte e/o ipogei.
Foggia, come Bari, ma forse di più, è piena di grotte, cunicoli, ipogei e camminamenti sotterranei, ma alle istituzioni non interessa: meglio chiudere e costruirci sopra, secondo l’inossidabile legge del mattone, del cemento, dell’espansione urbana tout court.
«Domani è un altro giorno», proferì in “Via col vento” Rossella O’Hara, ostinata a rincorrere il suo sogno convinta che ci sia sempre tempo per porre rimedio e ritornare sui suoi passi. Quella miopia che sommerge Foggia e il suo mondo imprenditoriale e istituzionale, un mondo diverso da quello di Bari.
“Intelligenti pauca”, e l’ignoranza e noncuranza prolificano.
Nico Baratta
[L’autore ha aggiornato il suo articolo il 26.8.2025, a seguito del dibattito sviluppatosi dopo la pubblicazione e riportato nei commenti, n.d.c.]
A Foggia la cultura, la storia, le arti in genere non sono prodotti commestibili e quindi…Altrimenti come si spiega la posizione di fanalino di coda della nostra città nelle classifiche nazionali.
Nihil novi sotto il sole cocente della Daunia.
Non capisco perché si continua a dare spazio ad un articolo che almeno per quanto riguarda Piazza del Lago (che poi sarebbe via Cimaglia) dice cose inesatte. Tanto inesatte che già Lettere Meridiane intervenne sull’argomento nel 2014. https://www.letteremeridiane.org/2014/10/via-cimaglia-le-tesi-dei-tecnici-e-un/
Sì, caro Gianfranco, ma l’articolo parlala solo di “leggende metropolitane”, comunque interessanti per rimarcare l’interesse dell’opinione pubblica attorno al tema
Certamente Geppe, e infatti non ho citato la cosiddetta leggenda metropolitana ma altro, come ho spiegato nella risposta al sig. Baratta. Resta il fatto che, come tu ben sai, una leggenda metropolitana è una storia insolita e inverosimile, trasmessa di norma oralmente, che a un certo punto della sua diffusione ottiene un’eco così larga che finisce per ricevere una qualche patente di credibilità. Ciò detto, la cosa che ha dato davvero fastidio è che sia stata messo in dubbio la nostra correttezza e la nostra professionalità affermando che i ritrovamenti furono richiusi, senza approfondirne la storia e i contenuti. Cosa assolutamente non vera e di cui ho diritto a dolermi.
L’autore ha aggiornato il suo articolo il 26.8.2025, a seguito del dibattito sviluppatosi dopo la pubblicazione e riportato nei commenti
Bene. Mi fa piacere poter dare all’autore atto di serietà ed onestà intellettuale. Grazie.
Buongiorno sig. Consiglio. La mia presa di posizione sull’articolo scritto riguarda solo la leggenda metropolitana sulla jeep, che è un fatto accaduto e che io stesso definisco “leggenda” per le voci popolane, tant’è che da giornalista riporto. Per il periodo “I tre ritrovamenti furono richiusi, senza approfondirne la storia e i contenuti” faccio debitamente un passo indietro, riconoscendo e rispettando la verità fornita dagli studi svolti da lei e lo staff dei tecnici. Non ho mai voluto smentire ciò. Riconosco che ero a conoscenza dei sopralluoghi al sito in oggetto ma ignoravo l’esistenza di una perizia. Mi creda, non ho mai messo in dubbio la sua correttezza e la professionalità e quello dello staff. Solo qui son venuto a conoscenza di quella perizia grazie all’articolo dell’amico e collega Geppe, “Via Cimaglia: le tesi dei tecnici, e un esempio di grande trasparenza. Magari fosse sempre così”. Come ho già scritto a Geppe, e lui lo sa, non sono l’arrogante giornalista che a tutti i costi vuol far valere la sua tesi, anzi se c’è uno sbaglio lo riconosco e correggo, scusandomi con le parti in causa. Come vede ho chiesto a Geppe di rettificare quel passo dell’articolo per ripristinare la verità. Per correttezza verso chi ci legge, riporto il periodo scritto con l’errore e quello rettificato, così si ha contezza dei fatti. Infine, come Geppe, sono qui a divulgare ciò che di bello, di storico, culturalmente e tradizionalmente ha Foggia e tutta la Capitanata, un bagaglio che va sempre preservato e conservato. Una divulgazione che potrebbe far nascere, sempre se le fa piacere, una collaborazione genuina tra le parti. Tra l’altro mio figlio è un ricercatore e uno studioso della Foggia antica e di tutto ciò che conserva, bene e male, la Capitanata. Studi che ad oggi lo ha impegnato nella ricostruzione di alcuni siti, giacché, da buon disegnatore e fotografo, ha riprodotto e che gelosamente conserva, sperando che un giorno diventino una pubblicazione per tutti.
Da
Oppure come è avvenuto qualche anno fa in piazza del Lago, a due passi dalla cattedrale, durante l’abbattimento del vecchio palazzo frontale alla fontana delle tre fiammelle. Furono rinvenute ben tre grotte, di cui la centrale aveva un arco molto grande. I tre ritrovamenti furono richiusi, senza approfondirne la storia e i contenuti. Ma ciò non bastò ad evitare che nascessero alcune leggende metropolitane, come la jeep militare che alcuni residenti dissero di aver visto.
A
Oppure come è avvenuto qualche anno fa in piazza del Lago, a due passi dalla cattedrale, durante l’abbattimento del vecchio palazzo frontale alla fontana delle tre fiammelle. Furono rinvenute ben tre grotte, di cui la centrale aveva un arco molto grande. I tre ritrovamenti furono richiusi, solo dopo aver approfondito la storia e i contenuti, grazie ad uno studio tecnico-storico, come ha ben scritto il collega Geppe Inserra nell’articolo “Via Cimaglia: le tesi dei tecnici, e un esempio di grande trasparenza. Magari fosse sempre così”, del 12 ottobre 2014, reperibile a questo link: https://www.letteremeridiane.org/2014/10/via-cimaglia-le-tesi-dei-tecnici-e-un/
capisco le critiche dell’ing. Consiglio, che, nella pubblicazione dell’articolo di Baratta, potevano essere forse prevenute da un “filtro” posto da G. Inserra, però condivido appieno la preoccupazione espressa in questi casi, in generale, dall’autore Nico Baratta, per il perenne pericolo di scomparsa di tracce della nostra storia locale.
Sig. Consiglio, buongiorno.
Lei parla di inesattezze su piazza del Lago, per esser precisi in via Cimaglia. Sappiamo molto bene che durante quello scavo furono rinvenute tre grotte e furono fatti degli accertamenti, riportati anche da Lettere Meridiane. Come sappiamo che la “leggenda” della jeep è una voce di popolo dei residenti, come io ho riportato. Pertanto, invitare a chi ha pubblicato a non dar spazio a ciò che scrivo va contro ogni forma di libertà. Oltretutto, nell’articolo è scritto a chiare lettere “Ma ciò non bastò ad evitare che nascessero alcune leggende metropolitane, come la jeep militare che alcuni residenti dissero di aver visto.” Ecco, appunto, leggende metropolitane che in un articolo giornalistico e non di approfondimento storico (anche se molti noti storici lo fanno) va riportato per la conoscenza non solo di fatti reali, da me scritti, bensì di voci che fanno parte dell’allora vicenda. Questa è cronaca, e noi giornalisti la riportiamo con il dovuto modo, come è nel virgolettato.
Sig. Ramunno, buongiorno anche a lei.
Il suo cosiddetto “filtro” va contro ogni forma di libera pubblicazione, anche se nel mio testo (e Geppe sapientemente e professionalmente ha lasciato) è bene specificato come ho pocanzi scritto al sig. Consiglio.
Signori, giornalismo vuol dire raccontare i fatti, veri e presunti con le dovute cautele e precisazioni e non con filtri e esclusioni. Ognuno faccia il suo mestiere. Io faccio giornalismo. Grazie.
Egregio sig. Baratta,
Io leggo testualmente nel suo articolo “Furono rinvenute ben tre grotte, di cui la centrale aveva un arco molto grande. I tre ritrovamenti furono richiusi, senza approfondirne la storia e i contenuti.”
Non è assolutamente vero. Come ebbi già modo di scrivere su Lettere Meridiane dell’epoca, appena rinvenute le grotte che, peraltro, non erano nell’area interessata ai lavori ma nell’area adiacente, avvisammo subito la Sovrintendenza che mandò immediatamente tre ispettori da Bari. Gli ispettori convennero con noi che non poteva trattarsi di ipogei (dato che erano ad appena 80 cm sotto il livello stradale mentre gli ipogei erano e sono posizionati a profondità ben maggiori) ma di semplici fondazioni a pozzo di un palazzo che era stato abbattuto dai bombardamenti del 1943. Prima di avviare gli scavi, proprio perché sapevamo della possibilità di trovare degli ipogei facemmo sondaggi sia verticali che obliqui fino a 30 metri senza trovare niente. Inoltre, sempre per evitare sorprese successive, avevamo già fatto una ricerca storica al Catasto per verificare l’andamento delle costruzioni in quel sito nei decenni precedenti. Infine, per evitare di posizionare la gru in siti che avrebbero potuto compromettere la presenza di ipotetici ipogei la posizionammo nel vano dell’ascensore con notevole aggravio di costi. Di tutto questo non solo c’è traccia nell’articolo di Lettere Meridiane dell’epoca ma ne facemmo ampia menzione sulla nostra pagina FB (è ancora lì) supportata da numerose foto e dalla documentazione della corrispondenza intercorsa con la sovrintendenza. Non solo, invitammo tutti quelli che potevano avere dei dubbi a venirci a trovare per visionare tutta la documentazione. Tanto che il mio amico Geppe parlò di inusuale trasparenza dei tecnici.
Quindi, come può ben vedere, approfondimmo tanto la storia quanto i contenuti.
Le dico di più. Proponemmo, insieme all’impresa, di lasciare a vista, coprendola con una lastra trasparente, la presunta grotta, non fosse altro che per mettere in evidenza come memoria storica un tipo di fondazioni in uso nel passato. Il Comune, benché sollecitato più volte, non ci autorizzò mai.
Come vede, parlando di mancanza di approfondimento di storia e contenuti ha scritto un’inesattezza. Ben venga la cronaca ma deve essere completa non parziale. E che sia parziale e induca le gente in errore lo dimostrano i commenti alla notizia riportati sulle pagine FB su cui ha pubblicato il suo articolo. Mi sta benissimo che si difenda la memoria storica della nostra città e si evidenzino i tentativi di occultamento. Sono sempre stato in prima linea in questo senso. Ma con i tentativi di occultamento questa vicenda non c’entra niente.