
Non sono molti i satanelli che si sono guadagnati la copertina di un rotocalco. Lui sì, e la merita tutta. Giorgio Rognoni conquistò la prima pagina di un numero dell’Intrepido del 1973. È il gadget che regaliamo ad amici e lettori di Lettere Meridiane, assieme a foto restaurate e colorizzate delle formazioni rossonere in cui ha militato, in questa puntata di Memorie Meridiane, la rubrica del blog che si occupa del nostro passato e la nostra identità.
Per i tifosi rossoneri della mia generazione, Rognoni è stato un mito. La capacità di dribbling, l’ubriacante palleggio, l’imprevedibilità, il suo estro regalavano uno spettacolo assoluto. Un vero genio del pallone. Preceduto da una meritata fama di genio e sregolatezza, arrivò a Foggia dal Milan di Nereo Rocco, agli ordini di Ettore Puricelli, nel campionato cadetto 1971-1972.
Nella squadra milanese giocava da attaccante, ruolo che non gli si addiceva, come nota argutamente, sempre sull’Intrepido , il grande Sandro Ciotti parlando di «equivoco tattico». «Nato interno, si è visto utilizzare quasi sempre come punta. Certi esperimenti erano imposti da una parte dalla presenza nell’organico di interni inamovibili come Rivera e incoraggiati dall’altra fatto che Giorgio disponeva, in effetti, di qualche virtù tipica delle punte (come, ad esempio, il « dribbling » stretto e il vigoroso spunto in velocità). Rimaneva comunque il fatto che la sua vocazione al tiro era modesta, che tendeva a perdere quota nei contatti con l’uomo e che, in area di rigore, mancava della freddezza caratteristica dei grandi realizzatori.» (Potete leggere la versione integrale dell’articolo, cliccando qui).

A intuire la vocazione da regista di Rognoni furono Ettore Puricelli prima e Lauro Toneatto poi, che ne fecero una pedina inamovibile della formazione rossonera. Fu così tra i protagonisti indiscussi della trionfale promozione in serie A nella stagione 1972-73. «Giorgio ha trovato nella squadra foggiana – scrive ancora Ciotti – la vera dimensione di se stesso anche sul piano umano: alla tensione che ne angustiava le giornate milanesi, è subentrata la serenità e la consapevolezza del soggiorno a Foggia dove la solidarietà dell’ambiente ne ha favorito in modo preciso il clamoroso riscatto.»
In effetti Rognoni stabilì con Foggia e con i foggiani un rapporto profondo. Succedeva spesso che, anche dopo il suo periodo in rossonero, tornasse a Foggia per salutare amici con cui era rimasto legato.
Ciotti ne tesse un incondizionato elogio: «Dotato di un palleggio rifinito e di finte istintive di grande efficacia, Giorgio sa distinguersi soprattutto nella sapiente difesa della palla e in certi scambi corti con la propria ala che frastornano anche antagonisti smaliziati. Quando si decide al passaggio lo fa con una precisione eccellente e con vivo senso opportunistico (calibrando cioè il « servizio » col compagno più smarcato). In certe repentine digressioni all’ala, soprattutto sulla fascia destra, sa essere irresistibile e la buona attitudine al cross in velocità le rende spesso molto producenti.»
Conservo di lui un paio di ricordi indelebili. Il primo è un gol che mise a segno partendo dall’area rossonera e facendo fuori come birilli tutti gli avversari che cercavano di fermarlo. L’altro è la personalissima maniera con cui comandava la «melina» per nascondere la palla negli ultimi minuti di gioco agli avversari, quando il Foggia era in vantaggio. Ad un certo punto, si avviava, al piccolo trotto, verso la bandierina del corner. I compagni capivano e si avvicinavano, e così cominciava una seria di «torelli» ai danni dei difensori che cercavano di conquistare la palla. Il giochino andava avanti per diversi minuti.
L’unico neo era una certa discontinuità che manifestava certe volte all’interno di una stessa partita. Si assentava dal gioco per diversi minuti, per poi farsi dare il pallone e combinare una della sua genialate. Ho avuto la fortuna di condividere diversi campionati in Curva Sud avendo a fianco Giovanni Mancini, celebre attore e grande cabarettista. Che fortuna, mi godevo la partita ed anche lo spettacolo gratuitamente elargito da Mancini. In una partita in cui Rognoni stentava ad ingranare, coniò per lui una delle sua fulminanti battute: «Niente paura, Rognoni comincia a giocare alle 15.00». Allora le partite cominciavano alle 14.30. Manco a dirlo, alle 15.00 in punto Giorgio si riscosse dal torpore, cominciò a giocare da par suo, e trascinò il Foggia alla vittoria.
Mai copertina è stata così meritata.
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Qui sotto trovate alcune formazioni rossonere in cui ha militato l’indimenticabile Giorgio.



Bellissimi ricordi, caro Geppe. Grato per avermeli così bene rievocati.
Erano i miei primi anni in curva nord e le sue straordinarie discese in slalom ricordavano un altro mito dello sport di quegli anni: Gustav Thoeni!
Rognoni già lo ammiravo nel mio Milan, poi vederlo per 3 anni a Foggia mi parve un sogno!
Compravo sempre “Intrepido” (dove Renzo Arbore aveva una bella rubrica di recensioni musicali) e “il Monello”, intere annate conservate gelosamente nel box di mio fratello a Lucera insieme a varie altre annate di fumetti e la mia prima collezione di centinaia di quotidiani italiani e stranieri e i fatidici “numeri 1” di fumetti e testate di quegli anni (1971-1999). Poi, una cattivissima cognata, morto mio fratello, senza nemmeno avvisarmi gettò tutti quei ricordi di gioventù, comprese le chitarre di mio padre (tra cui una autocostruita!) e tanto altro che non sto a dire perchè questa ferita sanguinerà sempre.
Giorgio Rognoni ha avuto meno di quanto meritasse, forse, come dici giustamente, a causa del suo altalenante rendimento, in gara e nel campionato. Ma resta una fùlgida stella del Foggia di quel tempo e seppe meritare la copertina del più apprezzato e diffuso settimanale per ragazzi dell’epoca e ora rivive grazie alla tua proverbiale capacità di scavare come pochi nelle pieghe della nostra memoria storica.
Col tuo consenso mi piacerebbe pubblicare più in là questa tua deliziosa chicca sulle pagine della “nostra” rivista trimestrale, “Diomede”. grazie di cuore!
Accidenti che bellissimo tuffo nel passato e che emozione rivedere i volti dei nostri miti calcistici e leggere i loro nomi. Mitici personaggi che ci hanno accompagnato nella gioventù e nei ricordi più belli.
Grazie davvero per questo magnifico ricordo.
Grazie con tre “zeta”, caro Geppe. Riacciuffare lembi di memoria di qualsiasi genere e a qualunque età, è un impagabile prolungamento dei nostri giorni…