
Con la scomparsa di Vincenzo Faleo si chiude uno dei capitoli più belli e autentici della storia del calcio foggiano. Se n’è andato a 89 anni, uno degli ultimi vessilli di una pagina del passato che resta scolpita nella memoria, e che per la prima volta portò il Foggia e la città alla ribalta sportiva nazionale. Fu il mediano del Foggia di Oronzo Pugliese che conquistò la promozione in serie A: ruolo delicato che seppe interpretare con grande intelligenza e capacità, ma soprattutto tanto cuore. Centrocampista dinamico e generoso, dotato di grande visione di gioco e ottima tecnica, correva instancabilmente e non si risparmiava mai.
Cresciuto nel vivaio del Foggia, approdò in prima squadra dopo avere fatto esperienza sui campi di Andria, Chieti e Benevento.
Esordì in casacca rossonera il serie C, il 24 settembre 1961, contro la Reggina, diventando una pedina inamovibile della squadra che avrebbe vinto il campionato, guadagnandosi la promozione nella serie cadetta.
In quella formazione militavano Matteo Rinaldi, Ciccio Patino e Vittorio Cosimo Nocera che, insieme a Faleo, avrebbero costituito l’ossatura della squadra protagonista della prima storica promozione in Serie A, due anni dopo.
Di quella promozione Faleo si rese protagonista segnando una rete storica: quella che aprì le marcature con cui, il 12 gennaio 1964, i satanelli sconfissero allo Zaccheria l’Alessandria per 4-0.

Era il 17′ del primo tempo quando portò in vantaggio il Foggia «con una inesorabile stoccata da fuori area», come annotò sulla colonne della Gazzetta del Mezzogiorno Pietro De Giosa, che non mancò di sottolineare le grandi qualità del centrocampista rossonero: «Faleo a centrocampo ha giostrato con tanta padronanza e disinvoltura, nonostante fosse avversato da Soncini (uno degli elementi più completi dell’Alessandria).»
Con Faleo andarono in gol Gambino, per due volte, e Valadè. Un poker storico, perché permise al Foggia – al suo undicesimo risultato utile consecutivo – di conquistare, per la prima volta nella sua storia, la vetta della classifica di Serie B (assieme a Varese e Napoli), meritandosi la copertina del quotidiano regionale, e titoli roboanti, come potete vedere nella foto.

Il Foggia non riuscì a restare capolista fino alla fine del campionato ma raggiunge comunque l’agognata promozione, classificandosi al terzo posto alle spalle del Varese e del Cagliari. L’approdo in serie A consentì a Vincenzo Faleo di fregiarsi di un altro straordinario record. Esordendo nella massima divisione il 27 settembre 1964 (Foggia-Mantova 1-0), è stato il primo foggiano a giocare in serie A.
Ha disputato con il Foggia 167 partite: 70 in serie B, 54 in A, 32 in C, 5 in Coppa Italia e 6 nella International Football Club.
Un’autentica bandiera rossonera, espressione di un calcio romantico, veramente d’altri tempi. Allora i calciatori non guadagnavano gli stipendi milionari di oggi. Quando appese la scarpe al chiodo, dopo una breve parentesi con il Cerignola, dovette cercarsi un lavoro per mandare avanti la famiglia, lo trovò nelle Ferrovie dello Stato.
Ho avuto il piacere di conoscerlo grazia ad un amico comune. Mi colpì il suo modo di fare solare, ma anche la sua concretezza: «Quelli con il Foggia sono stati degli anni molto belli – mi disse -, ma non mi hanno arricchito: a mio figlio non consiglierei mai di fare il calciatore.»
In realtà, la passione per il calcio non l’abbandonò mai e non era infrequente vederlo sgambettare sui campi di periferia, in formazioni amatoriali, dove riusciva sempre a deliziare gli spettatori con i suoi tocchi illuminanti, la pulizia del suo gioco, le irresistibili geometrie che inventava.
Un grande calciatore, un campione vero, ma soprattutto una bella persona.
Geppe Inserra

Sono trascorsi ben 57 anni da quando conobbi di persona il grande Vincenzo Faleo.
Ero un ragazzino e ricordo molto bene il giorno in cui arrivò alle Officine Grandi Riparazioni delle FF.SS. di Foggia.
Mio padre gestiva il bar e la mensa aziendale e quel giorno lui giunse per prendere servizio al suo nuovo lavoro. Era stato accolto da un folto gruppo di operai-ferrovieri che volevano salutare il nuovo e affatto sconosciuto collega. Tra questi c’ero io trascinato da qualche mio amico ferroviere. Forse gli fui simpatico e forse suggestionato dall’essere l’unico ragazzo tra soli adulti, mi mise un braccio attorno alla spalla e mi portò con lui nel suo giro tra i reparti. Mi chiese il nome, cosa facevo, se andavo a scuola. Da quel momento il mio amore per lui divenne fuori misura.
Divenimmo grandi amici, tanto da riservargli sempre il caffè più buono che potessi spremere dalla mitica Faema del bar di papà.
La fotografia che ho lui e di me che ero dietro al banco del bar, scattata nel Natale del 1970, oggi assume per me un ulteriore grande valore.
Il mio ricordo di Vincenzo Faleo, prima ancora che calciatore e collega di lavoro in Ferrovia a Foggia è stato da me conosciuto presso le officine GR di Foggia nella circostanza di un concorso FS da operaio. Ero appena diplomato. Il lavoro da svolgere era un incastro a coda di rondine, con truschino, seghetto e quindi lima. sudai come un matto ed alla fine riuscii terminare il lavoro e lo consegnai. In quel momento incontrai Faleo che vedendomi ancora tutto frastornato e sudatissimo mi fermò e mi disse, aspetta ad uscire vieni con me che ti faccio asciugare, così ti dai anche una rinfrescata, potresti prenderti un accidente se esci in queste condizioni. poi mi chiese come era andata con la prova e gli risposi….non lo so speriamo bene. Quell’attenzione ricevuta me la porto sempre con me perché mi fece conoscere una grande persona. Più avanti negli anni ci ritrovammo colleghi, lui verificatore ed io Capotreno e gli ricordai quell’episodio e ci mettemmo a ridere. Tutto qui. Ciao Vincenzo grande uomo.
Del grande Vincenzo mi parlava, sempre, Adriano Russi, avevano giocato insieme nell’Incedit.
Vincenzo aveva iniziato, nel 1953, 54, nella Serpentina.
Ero solito andare, in bici, a San Giovanni Rotondo per tenere sotto controllo gli zuccheri.
Grande rispetto e onore a Vincenzo Faleo.