
Cinquant’anni fa, il 16 novembre del 1975, veniva inaugurata a Cerignola quella che viene ritenuta la più bella opera d’arte dedicata a Giuseppe Di Vittorio: il murale del Centro di Arte Pubblica Popolare di Fiano Romano (Ettore de Conciliis, Rocco Falciano, Wendy Feltman, Pio Valeriani, Giorgio Stoeckel).
L’idea di celebrare il grande sindacalista con un’opera non convenzionale, che ne raccontasse il percorso politico ma anche l’attualità, era maturata durante il convegno degli intellettuali meridionali che si era svolto a Napoli nell’estate del 1972.
Il Comune di Cerignola aveva partecipato all’evento con l’architetto Gianni Musacchio e il consigliere comunale Vincenzo Pizzolo, i quali proposero agli artisti di incontrarsi proprio a Cerignola. Tra gli aspetti più innovativi dell’opera c’è la sua progettazione partecipata: i braccianti da un lato, ma anche personalità artistiche di calibro internazionale come Ernesto Treccani.
«A un’assemblea popolare nella sala del Teatro comunale parteciparono circa trecento persone tra braccianti, amministratori, esponenti dei sindacati, della scuola e dei partiti politici», ricorda Rocco Falciano sul blog di Giovanni Rinaldi (potete leggere integralmente l’articolo qui).
Il murale, intitolato Giuseppe Di Vittorio e la condizione del Mezzogiorno, venne collocato in piazza della Repubblica in un’area di verde pubblico opportunamente attrezzata. Un maestoso inno alla storia del movimento operaio e alla bellezza, articolato in tre vele per un’estensione complessiva di ben 150 metri quadrati.
Alla cerimonia inaugurale — ampiamente rilanciata dall’Unità (alla fine dell’articolo trovate il ritaglio del quotidiano comunista) — parteciparono Baldina Di Vittorio, Sergio Garavini per la federazione sindacale unitaria Cgil-Cisl-Uil, Renzo Trivelli della segreteria nazionale del Pci, il sindaco di Cerignola Gaetano D’Alessandro ed Ettore de Conciliis.
In quella giornata di festa, pochi avrebbero potuto immaginare che quell’opera sarebbe diventata protagonista di uno dei più clamorosi casi di damnatio memoriae del secondo Novecento italiano.
A metà degli anni Ottanta, l’amministrazione comunale cerignolana — la stessa che ne aveva patrocinato la realizzazione — dovendo ristrutturare la piazza per la costruzione di un parcheggio sotterraneo, ne dispose la rimozione, eseguita in modo maldestro e senza un piano per la ricollocazione.

I pannelli vennero depositati alla rinfusa negli scantinati del Municipio, dove rimasero dimenticati per anni.
Ma un coraggioso gruppo di intellettuali cerignolani non si arrese all’oblio. Giovanni Rinaldi, allora direttore dell’associazione Casa Di Vittorio, Andrea Ladogana, Fabio Tenore, Giuseppe Valentino, videomaker cerignolano residente in Svizzera, insieme a molti altri, promossero numerose iniziative per recuperare, mettere in sicurezza, restaurare e restituire il murale alla fruizione pubblica.
Il sogno divenne realtà grazie a un finanziamento della Regione Puglia e a un progetto dell’amministrazione comunale Metta, che decise di ricollocare il murale sulla rotonda di Piazza della Libertà, vicino al Piano delle Fosse. Si optò per un restauro conservativo, anche perché alcuni frammenti erano andati irrimediabilmente perduti.
Il 3 novembre 2017, in occasione del 60° anniversario della scomparsa di Di Vittorio, l’opera venne re-inaugurata alla presenza dell’allora segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso.
Un lieto fine? Non proprio. Come documentano le foto, appena sette anni dopo il restauro i colori risultano già molto sbiaditi, lasciando presagire la necessità — se non di un nuovo intervento — almeno di un’accurata manutenzione. La speranza è che l’amministrazione comunale se ne faccia carico.

Almeno il rischio che questa storia cada di nuovo nell’oblio è stato però scongiurato: Spi Cgil Puglia ha voluto raccontarla e tramandarla in una mostra permanente curata da Giovanni Rinaldi con progetto grafico di Matteo Carella, che ripercorre tutte le fasi della progettazione, dell’installazione e del recupero del murale. L’esposizione, ospitata nella Camera del Lavoro, è parte significativa del progetto In Cammino con Di Vittorio, promosso dal segretario generale Spi Cgil Puglia, Michele Tassiello.
Per fortuna c’è chi continua a credere che la memoria non sia un peso, ma un ponte.
Geppe Inserra


Come Spi Cgil Foggia sentiamo questa storia come nostra.
Il murale dedicato a Giuseppe Di Vittorio è nato da una straordinaria esperienza di partecipazione popolare: braccianti, artisti, sindacato, comunità. È un’opera che parla ancora oggi perché racconta la dignità del lavoro e il riscatto del Mezzogiorno.
La sua rimozione negli anni Ottanta e la lunga dimenticanza che ne è seguita sono una ferita, ma anche una lezione: la memoria, se non la custodisci, la perdi. Il recupero del murale è stato possibile grazie all’impegno civile di chi non si è arreso. Ed è per questo che lo Spi, negli anni, ha sostenuto con convinzione ogni iniziativa dedicata a Di Vittorio.
Oggi, però, i segni del tempo sono evidenti. Serve un intervento di manutenzione: la memoria non basta celebrarla, bisogna prendersene cura.
La mostra permanente curata da Giovanni Rinaldi e promossa da Spi Cgil Puglia è un passo decisivo: impedisce che questa storia ritorni nell’ombra.
Perché la memoria, come ci insegna Di Vittorio, non è un peso: è un ponte verso il futuro.
Complimenti Geppe👏🙌👏