L’orrore quotidiano ci assedia. Straripa. Affonda le coscienze. Tarpa le ali alla indignazione, svuotandola di senso e di speranza di fronte al ripetersi ritmato di tragedie senza fine. La stessa narrazione perde significato.
Come scrisse nel 1925 Kurt Tucholsky, «la morte di un uomo è una tragedia, la morte di centomila è una statistica». Con questo celebre aforisma lo scrittore ebreo, pacifista, antinazista, denunciava l’ipocrisia e l’assuefazione morale dell’opinione pubblica davanti agli orrori della Grande Guerra e alle sofferenze collettive.
Anche oggi, il rischio è di cedere alla tentazione di rifugiarsi nel recinto protettivo dell’indifferenza, della rassegnazione a buon mercato. Ma per fortuna c’è chi non si arrende, dimostrando che scrivere poesie può diventare un antidoto all’orrore.
Rosa Serra affida ai suoi versi – come sempre sommessi, sussurrati, ma intrisi di pathos e di profonda sensibilità civile – la denuncia di quello che gli psicologi definiscono «collasso della compassione», ovvero l’anestesia emotiva di fronte al dolore altrui.
La poeta stigmatizza «l’estenuante indignazione», domandandosi «cosa resta dell’anima».
Interrogativo attualissimo e inquietante. Ma sta proprio nella sopravvivenza dell’anima, «ancora palpitante d’amore», l’ultima spiaggia da difendere, la fragile ma ostinata speranza che ci rende ancora umani.
Potete «guardare ed ascoltare» qui sotto questi versi struggenti, nella interpretazione dell’autrice, che ringrazio per l’emozione che ci regala e per aver consentito la realizzazione della videopoesia.
Geppe Inserra

Molto bella e molto vera
Bella , toccante e recitata con molto pathos
La voce trasmette bene l’angoscia… per questa carenza di compassione…di empatia verso le anime che soffrono. L’indifferenza emotiva sta dilagando sempre più nei cuori delle persone… ma perché? Grazie Rosa e grazie al tuo amico Inserra, per queste emozioni che fanno riflettere su come la natura umana stia cambiando… in peggio.
Ci tocca proprio nel profondo del cuore! Bravissima Rosa <3