Monte Sant’Angelo dista da Bratislava 1.400 chilometri. Tanti. Eppure, proprio lì, nella Galleria Nazionale Slovacca, è conservata l’Apparizione di san Michele sul Monte Gargano, dipinta da un ignoto pittore tedesco nella prima metà del XVI secolo. È forse una delle opere più “lontane” dal luogo in cui il prodigioso evento si verificò, a dimostrazione di quanto la fama dell’apparizione abbia valicato i confini nazionali, raggiungendo tutta l’Europa.
Realizzata a tempera su legno, l’opera, di notevoli dimensioni, si distingue nettamente dalle tipiche rappresentazioni iconografiche dell’Apparizione, per la presenza della Madonna con il Bambino. Pare che si tratti della pala di un altare mariano, la cui precisa ubicazione resta però sconosciuta.
La fattura è pregevole. Accanto agli elementi consueti, come la solenne processione guidata dal vescovo Maiorano in abiti pontificali e il monte, mancano altri tradizionali aspetti narrativi, come la freccia. San Michele, invece, è simboleggiato dal toro, un espediente iconografico che ricorre anche in altre rappresentazioni, come vediamo in questa tavola di Bartolo di Fredi (XIV sec.).

Del tutto originale è la presenza della Vergine col Bambino, raro caso di sincretismo iconografico in cui il culto micaelico – comunque largamente diffuso in quella zona d’Europa – si affianca a quello mariano.
Il muso del toro, la Madonna e il Bambino sono coperti da una sorta di aureola dorata che ne nasconde i lineamenti.

Come si vede chiaramente dall’immagine del particolare ingrandito, questo strato di colore deve essere stato applicato successivamente, e in modo piuttosto maldestro. Il colore è diverso dalla tavolozza originale, la materia pittorica sembra appoggiata sopra. Oltre alle due figure umane, copre parte del muso del toro e di una zampa, ulteriore conferma che si è trattato di una malaugurata aggiunta successiva. Teresa Maria Rauzino, che ringrazio per i preziosi suggerimenti, suggerisce che la stessa Madonna con il Bambino possa essere essa stessa una superfetazione, non appartenente all’opera originale.
È un fenomeno purtroppo piuttosto frequente. Gli esperti di restauro parlano di aggiunte devozionali, che avevano lo scopo di impreziosire la sacralità dell’immagine, ma spesso venivano affidate a parroci o a restauratori locali senza particolari conoscenze tecniche.
Resta tuttavia il fascino complessivo di quest’opera, che potete ammirare ad altissima risoluzione cliccando qui. Rappresenta una ulteriore e bella testimonianza di come la devozione per l’Arcangelo Michele fosse andata diffondendosi dal Gargano a tutta Europa.
