La Capitanata dimentica le donne: solo il 3% delle strade porta un nome femminile

I nomi delle strade rappresentano una delle espressioni più tangibili e immediate della memoria collettiva di un luogo. Una memoria che, nel caso di Foggia e della sua provincia, continua a escludere quasi del tutto le donne. È il dato inquietante che emerge dal censimento curato da Toponomastica Femminile, associazione che da anni si batte per «restituire voce e visibilità alle donne che hanno contribuito, in tutti i campi, a migliorare la società», anche attraverso l’intitolazione di strade e piazze.
Grazie a un gruppo di ricerca composto da oltre trecento associate/i e diecimila simpatizzanti, l’associazione ha realizzato un censimento approfondito in tutti i comuni italiani.
Lettere Meridiane ha isolato e analizzato i dati relativi ai comuni della Capitanata: il quadro che ne emerge è, a dir poco, desolante. Le strade intitolate a donne rappresentano appena il 3,34%, mentre quelle dedicate a uomini raggiungono il 46%. Un divario enorme, reso ancora più pesante dal fatto che la percentuale femminile è in parte “gonfiata”: la stragrande maggioranza delle intitolazioni riguarda infatti madonne e sante. Potete guardare nella tabella qui sotto i dati, comune per comune.


Emblematico il caso della città capoluogo. Delle 850 strade foggiane, 497 hanno odonimi maschili (58,5%), mentre quelle femminili sono soltanto 22 (2,59%), con un indice di femminizzazione (il rapporto tra il numero di strade intitolate a donne e quelle intitolate a uomini) del 4,43%.
Il dettaglio delle intitolazioni femminili mostra un quadro ancora più sconfortante: 7 dedicate a madonne, 8 a sante, beate e martiri, 2 a benefattrici (Maria Grazia Barone e Maria De Prospero), 4 a letterate, umaniste o scrittrici (Ilaria Alpi, Maria Teresa Di Lascia, Ester Loiodice, Marina Mazzei), 1 a una personalità politica (Anna Matera De Lauro).
Va detto che il fenomeno non è esclusivo di Foggia. «I valori della toponomastica foggiana sono allineati al trend nazionale, con un numero di strade intitolate agli uomini corrispondente a quasi il 60% del totale e un indice di femminizzazione del 4,4% (2,6% rispetto al totale)», osserva Marina Convertino, curatrice del censimento.
Dal punto di vista dei numeri, il comune “più virtuoso” risulta essere Biccari, con il 16,52% di strade femminili e un indice di femminizzazione del 55,88%. Tuttavia, delle 19 strade censite, 18 sono dedicate a madonne e una a una santa: un primato, quindi, solo apparente.
Il comune con la distribuzione più equilibrata tra intitolazioni religiose e laiche è San Giovanni Rotondo, che presenta anche il maggior numero assoluto di strade dedicate a figure femminili (39). La ripartizione è la seguente: 3 madonne, 18 sante, 3 suore o benefattrici religiose, 2 letterate o umaniste, 2 tra scienziate e donne dello spettacolo, 4 figure politiche o storiche, 4 odonimi legati a tradizioni locali.
In nove comuni gli odonimi femminili sono del tutto assenti: Accadia, Anzano di Puglia, Celle San Vito, Isole Tremiti, Motta Montecorvino, Ordona, Roseto Valfortore, San Marco la Catola, Volturara Appula.
Amaramente emblematico il caso di Monteleone di Puglia, dove nel 1942 le donne guidarono una delle rare rivolte popolari contro il regime fascista, insorgendo contro guerra e fame. Una pagina di storia che avrebbe meritato ben più di un ricordo simbolico, forse l’intitolazione di una strada. E invece l’unico odonimo femminile del paese rimane piazza Regina Margherita.
La toponomastica è uno specchio fedele di ciò che una comunità sceglie di ricordare — e di ciò che preferisce dimenticare. I numeri della Capitanata confermano quanto sia ancora lungo e accidentato il cammino verso una reale parità, non solo nelle opportunità o nei diritti, ma anche nella memoria pubblica, che dovrebbe essere il luogo simbolico in cui tutti e tutte trovano spazio. Restituire visibilità alle donne attraverso le intitolazioni non è una questione estetica: è un risarcimento di memoria.

Geppe Inserra

Author: Geppe Inserra

4 thoughts on “La Capitanata dimentica le donne: solo il 3% delle strade porta un nome femminile

  1. Maria Teresa Di Lascia: Onorevole e scrittrice, figura di spicco del partito radicale.
    Maria De Prospero: Esempio di benefattrice laica, fondatrice di enti assistenziali.
    Filomena Cicchetti (detta “zia Monica”): Leader di una protesta popolare a Foggia nel 1945, figura chiave di una importante pagina di storia locale.

  2. contessa benefattrice Fulvia Miani Perotti, attiva a Bari, e le viaggiatrici come Mary Montagu, che hanno documentato le loro esperienze nella regione tra il ‘700 e l’800

  3. scultrice e docente di Foggia, Elena Bùkuras, e l’artista contemporanea di fama internazionale, Chiara Fumai, originaria di Bari. Sono note anche la pittrice Sofia Altamura

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