Ali sospese, dignità calpestata


Prima simbolo identitario, poi paradigma della damnatio memoriae che grava come un macigno sulla storia di Foggia. Le «Ali sospese» di Gianfranco Rizzi, la scultura che un tempo adornava il piazzale antistante l’aeroporto Gino Lisa, continuano a restare tali.

Come si ricorderà, l’opera venne malauguratamente smontata durante i lavori di ristrutturazione dello scalo e abbandonata a se stessa.

Nonostante la mobilitazione della società civile, che chiese e ottenne da Aeroporti di Puglia l’impegno a restaurare e ricollocare la scultura, non si sa ancora nulla su quando essa potrà essere finalmente restituita alla comunità.

La società aeroportuale pugliese avrebbe provveduto al restauro dell’opera, che si troverebbe attualmente in un magazzino a San Severo. L’ultima dichiarazione pubblica risale a tre anni fa, quando il presidente di AdP, Antonio Vasile, annunciò che il restauro era stato completato e che, per riportare la scultura a Foggia, sarebbe stata necessaria una formale gara d’appalto.

Sta di fatto che, da allora, non è successo nulla.

Un lettore di Lettere Meridiane, commentando il nostro articolo «Cos’è e quanto vale “Ali sospese” di Gianfranco Rizzi», ci ha fatto pervenire una dettagliata nota, che volentieri pubblichiamo integralmente. Il commento è firmato Dipartimento di Arte.

* * *

“IL VOLO ” o “Ali sospese”: opera d’arte, nata per celebrare il volo, i collegamenti e la ricchezza di una regione, dal 1970 viveva la propria più alta dignità; oggi è stata ancora una volta offesa, come è stato offeso l’autore, l’artista Gianfranco Rizzi. L’opera di pregio, per materiali, idea e forme, sembra (nel web più rozzo) interessi solo per un valore economico, quasi fosse stata ideata non per l’aeroporto Gino Lisa , ma per una banale bancarella. Per quel mercato dell’arte in cui i monumenti sono volutamente esclusi perché non sono guadagno, ma sono OPERE CHE APPARTENGONO ALLA COMUNITÀ e hanno il valore più alto: quello della Storia.

Alcuni, sui social hanno anche fatto riferimento, con una buona dose di incompetenza e inadeguata ironia, ai materiali “poveri” con cui sono stati sottolineati alcuni particolari. L’opera in bronzo inseriva invece alcuni elementi in acciaio in riferimento alla storia bellica da cui rinasceva Foggia con il suo sacrificio di vittime. Troppo poco?

Divelta in un capriccioso percorso di inutile e dispendioso rinnovamento dell’aeroporto, l’opera è stata danneggiata, spostata, nascosta !!!!!. Le varie forze politiche hanno percorso l’idea di ricomporla, in una manifestazione di rispetto per la storia del territorio che forse era solo facciata Poi, a elezioni concluse, capitolo archiviato. Vergognosamente.

Dalla più colta Europa, alla più umile Asia, i monumenti sono patrimonio. Soprattutto quando, come in questo caso, non c’è ideologia di parte, ma esaltazione di libertà e pace.

Ci voleva tanto a capire? È stato invitato lo stesso artista perché potesse collaborare al recupero. Come se si chiedesse ad un padre di ricomporre le membra di un figlio.
Poi tutto rinviato con la scusa più banale, degna ancora una volta di superficiali e incompetenti. E basta. Dimenticato? Dimenticate Foggia? Dimenticate la vostra storia? Quindi dimenticate di avere un futuro.

Peccato, perché noi che conosciamo l’artista, che ammiriamo i suoi lavori e che semplicemente rispettiamo un lavoro fatto col cuore, il monumento lo vogliamo.!
Lo vogliamo al suo posto, che poi è il posto che accoglie a Foggia chi sa amare davvero la Puglia! Svegliatevi! Restaurate e riposizionate “Il Volo”!!!!

D. A. P.

Author: Redazione

1 thought on “Ali sospese, dignità calpestata

  1. Concordo pienamente con l’estensore della lettera. Purtroppo è un fatto endemico quello della nostra terra e cioè quello di dimenticare la propria memoria. Lo abbiamo visto, detto, ripetuto migliaia di volte, ma purtroppo, dopo le vane parole per vani impegni del politico di turno, tutto ritorna perfettamente nell’alveo dell’indifferenza.
    Non ci resta che continuare a protestare, scrivere e far sentire la nostra indignata voce, con la speranza che nessuno tocchi quel po’ di memoria che ancora ci circonda.

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