La Puglia a macchia di leopardo: fragilità, disuguaglianze e politiche da ripensare

Lo sviluppo della Puglia procede a velocità diverse e disegna una geografia irregolare, fatta di contrasti netti e discontinuità profonde. La mappa delle fragilità territoriali restituisce l’immagine di una regione segnata da squilibri strutturali, una vera e propria “macchia di leopardo”, in cui aree di relativa solidità convivono con territori esposti a condizioni di forte vulnerabilità.
È quanto emerge dall’Indice di Fragilità Comunale (IFC) elaborato dall’Istat, strumento statistico complesso che misura il grado di vulnerabilità dei Comuni, integrando indicatori demografici, sociali, economici e di accessibilità ai servizi, allo scopo di individuare i territori più esposti ai processi di marginalizzazione e declino.
Più che una semplice classifica, l’IFC è una mappa delle disuguaglianze territoriali, che racconta dove i servizi arretrano, la popolazione invecchia, le opportunità si riducono e il rischio di desertificazione diventa strutturale.
Diversamente da qualche accade per altre classifiche, come quelle elaborate dal Sole 24 Ore e da Italia Oggi, i dati sono disaggregati a livello comunale e tengono conto di diverse dimensioni della vulnerabilità territoriale.
Gli indicatori presi in esame riguardano gli aspetti demografici (struttura per età della popolazione, indice di vecchiaia, dinamiche di spopolamento e saldo naturale), condizioni socio-economiche (livelli di occupazione e disoccupazione, fragilità del tessuto produttivo, dipendenza economica), accessibilità ai servizi (presenza e raggiungibilità di servizi essenziali come scuola, sanità, mobilità, servizi amministrativi).
Gli indicatori elementari vengono standardizzati e aggregati in un indice sintetico unico, che consente il confronto tra tutti i Comuni italiani e che viene successivamente articolato in diverse fasce: i valori più bassi corrispondono ai Comuni con minore fragilità, mentre quelli più elevati individuano situazioni di fragilità alta o massima.
Basta osservare quanto sia variopinta e discontinua la mappa pugliese per rendersi conto delle accentuate diseguaglianze che caratterizzano lo sviluppo regionale. Per comodità di lettura, abbiamo disaggregato la mappa generale, che potete vedere all’inizio dell’articolo, raggruppando i Comuni in tre sub-mappe.

La mappa dei comuni con la fragilità più contenuta

La mappa dei Comuni pugliesi con il minor indice di fragilità – indicati con diverse tonalità di verde – vede primeggiare Noci (fragilità minima), seguita da Lecce, unico capoluogo presente in questa fascia, insieme ad Altamura e Martina Franca, che presentano livelli di fragilità molto bassi.
In provincia di Foggia si colorano di verde soltanto le Isole Tremiti (fragilità bassa), San Giovanni Rotondo (medio-bassa), Rodi Garganico e Vieste (lieve). Bari e Barletta rientrano anch’esse in questa fascia, con un indice di fragilità lieve.
La classe più ampia è tuttavia quella dei Comuni con fragilità moderata, medio-alta o alta, che comprende oltre il 59% dei centri pugliesi. Tra i capoluoghi collocati in questa fascia figurano Foggia, Brindisi, Andria e Trani (fragilità moderata), oltre a Taranto, che presenta un livello medio-alto.


Le criticità più marcate emergono infine nei Comuni classificati con fragilità molto alta o massima, concentrati quasi esclusivamente nella Puglia settentrionale e in quella meridionale. Il quadro appare ancora più netto se si considerano i centri con indice di fragilità massima: fatta eccezione per Lizzano, Torricella, San Marzano di San Giuseppe e Monteparano, tutti nel Tarantino, gli altri si collocano interamente in Capitanata. In larga parte – Alberona, Celle di San Vito, Monteleone di Puglia, Orsara di Puglia, Roseto Valfortore, Sant’Agata di Puglia – si tratta di Comuni dei Monti Dauni, ma la mappa del rischio si estende anche all’Alto Tavoliere, includendo Chieuti, Poggio Imperiale e San Paolo di Civitate.
Li analizzeremo più in dettaglio nei prossimi giorni, con particolare riferimento proprio alle aree più deboli: la Capitanata e i Monti Dauni.
Già i dati che abbiamo passato in rassegna oggi offrono tuttavia l’opportunità di riflettere seriamente sull’inadeguatezza delle politiche messe in campo per la riduzione dei divari territoriali e, in particolare, sulla filosofia dei meccanismi premiali e competitivi per l’accesso ai fondi, che ha contraddistinto l’intervento pubblico negli ultimi decenni.
Presentati come strumenti di efficientamento e merito, in contesti segnati da fragilità strutturali, come quelli evidenziati dalla mappa Istat, tali meccanismi hanno prodotto l’effetto opposto, finendo per avvantaggiare i territori già più attrezzati in termini di competenze amministrative, progettuali e infrastrutturali. La competizione territoriale indotta da programmi come il PNRR tende così ad ampliare i divari esistenti, penalizzando proprio i Comuni che avrebbero maggiore bisogno di sostegno.
Anche su questo terreno la Regione Puglia è chiamata a un’assunzione di responsabilità politica: non limitarsi a fare da cinghia di trasmissione di bandi e procedure, ma svolgere un ruolo attivo di riequilibrio, accompagnamento e compensazione.
Senza correttivi mirati, senza supporto tecnico e senza una programmazione differenziata, la logica premiale rischia di trasformarsi in un fattore di ulteriore marginalizzazione. I dati dell’Indice Istat indicano invece la necessità di politiche capaci di ridurre la competizione tra territori fragili e di orientare le risorse verso interventi strutturali, selettivi e duraturi, in grado di affrontare le cause profonde della vulnerabilità e non solo i suoi effetti più visibili.
Geppe Inserra

Author: Geppe Inserra

1 thought on “La Puglia a macchia di leopardo: fragilità, disuguaglianze e politiche da ripensare

  1. Grazie Geppe, per le continue pillole di saggezza che ci proponi con i tuoi fantastici aggiornamenti 👏🙌👏

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