La storia di Artaban, il quarto Re Magio

In queste feste, più che negli anni precedenti, ho percepito la progressiva perdita del senso autentico del Natale. In televisione e alla radio, la Natività e i Magi sono stati soppiantati da Babbo Natale e dalla Befana: si parla quasi esclusivamente di regali, di quanto spenderemo per farli e di come imbandire la tavola festaiola. Trionfa così la dimensione consumistica e secolare.

Ho ritrovato il vero spirito del Natale in un’unica occasione: un incontro pubblico sui Magi, tra fede, storia, arte e leggenda, organizzato dalla Sartoria Shangrilla e dal suo impareggiabile patron Diego Pecorella, che attraverso costumi e figurazioni ricuce con pazienza le trame delle nostre radici. L’iniziativa era sostenuta dalla Fondazione Monti Uniti e dal’assessorato comunale alla cultura.

Il pubblico non era particolarmente numeroso, ma forse proprio questo ha contribuito a creare un’atmosfera intima, simile a una chiacchierata tra amici, durante la quale ho scoperto molti aspetti nuovi di una storia che mi ha sempre affascinato. Don Fernando Escobar, storico della Chiesa, cappellano dell’Università ed esponente della Comunità di Sant’Egidio, ha sottolineato come l’arrivo dei Magi a Betlemme, al termine del loro lungo viaggio, rappresenti il primo incontro di Gesù con l’umanità: non solo con gli Ebrei, ma anche con pagani provenienti da culture e perfino etnie diverse.

Giovanni De Girolamo, scrittore e poeta, dopo aver approfondito alcuni aspetti presenti nei Vangeli apocrifi, ha guidato i presenti in un affascinante percorso tra le rappresentazioni artistiche dell’Adorazione dei Magi, ricordando come questo tema sia tra i più frequentemente riprodotti nell’arte evangelica.

A pensarci bene, è proprio il lungo viaggio dei Magi e la loro adorazione davanti alla capanna a racchiudere il senso più profondo del Natale: partire, muoversi guidati solo dalla fede e dalla speranza, per poi sciogliersi nella contemplazione.

Ma c’è un’altra storia che vale la pena ricordare e raccontare: quella del quarto Re Magio, Artaban, scritta da Henry van Dyke nel romanzo The story of the Other Wise Man, pubblicato a New York nel 1907. Una favola, che aggiunge magia a magia.

Seguace di Zarathustra, Artaban avrebbe dovuto partire per Nazareth assieme agli altri Magi, ma si attardò per soccorrere un infermo lungo il tragitto e non riuscì a raggiungerli al momento stabilito. Decise comunque di mettersi in viaggio per trovare Gesù, e la sua ricerca durò tutta la vita.

Artaban usò i doni preparati per il Bambino per aiutare i poveri e i derelitti, per salvare un bambino condannato a morte dalla strage ordinata da Erode e per riscattare una schiava. La storia di Van Dyke è una potente metafora della vita: tutti, in fondo, siamo un po’ come Artaban, impegnati in un lungo viaggio alla ricerca di qualcosa o di qualcuno, e spesso lo troviamo senza accorgercene.

Potete gustare questa bella storia in due filmati pubblicati tempo fa da Lettere Meridiane:

La prima versione, più breve, è un adattamento di un testo intenso di Gthamban.

La seconda è una videostoria, accompagnata dalla toccante interpretazione di Tonio Sereno. Le immagini del filmato provengono dalle illustrazioni originali di John Flanagan, artista e illustratore americano di origini australiane. La colonna sonora utilizza brani particolarmente intensi e coinvolgenti di Parijat, musicista e compositore new age.

Potete guardarle di seguito.

2 commenti su “La storia di Artaban, il quarto Re Magio”

  1. parlandone con un teologo se fosse riportato questo Artaban fra i re magi ….ebbene, non esiste alcun riferimento alla storia dei magistrati d’Oriente di quanti fossero realmente i magi e che quelli riportati come Gaspare, Melchiorre e Baldassarre rappresentassero l’universalità dei visitatori presso la grotta di Betlemme. Si tratterebbe in buona sostanza di una favola, che accompagna il bambinello Gesù fin dalla sua nascita, stessa cosa dicasi per la Befana. Naturalmente le favole si tramandano come le tradizioni e non si commette peccato alcuno a parlarne.

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