Quando vengono pubblicati i dati delle indagini sulla qualità della vita nelle province italiane del Sole 24 Ore o di Italia Oggi, puntualmente si scatena la polemica. Trattandosi di dati provinciali, ci si chiede se — e in che misura — essi siano davvero rappresentativi delle città capoluogo.
Una risposta a questo interrogativo arriva dall’analisi dell’Istat sulla fragilità territoriale, che personalmente ritengo più utile rispetto a quelle dei quotidiani economico-finanziari. Il set degli indicatori è infatti più robusto e omogeneo e, soprattutto, la graduatoria viene costruita utilizzando il sistema dei decili: uno strumento non immediato da spiegare, ma molto efficace nel restituire i divari strutturali.
Detto in modo semplice, un decile è una delle dieci parti uguali in cui viene suddiviso un insieme di dati ordinati. Nel caso dell’Indice di fragilità comunale, l’Istat calcola per ogni Comune un valore numerico basato su dodici indicatori elementari (che vedremo poi nel dettaglio). Successivamente ordina tutti i Comuni italiani dal meno fragile al più fragile, suddividendoli in dieci fasce — i decili, appunto — in modo che ciascun Comune non abbia soltanto un valore assoluto, ma anche una posizione relativa rispetto agli altri.
Le fasce corrispondenti ai dieci decili sono: 1) Minima fragilità, 2) Molto bassa, 3) Bassa, 4) Medio bassa (colorate in diverse tonalità di verde), 5) Lieve, 6) Moderata (colorate in diverse tonalità di giallo), 7) Medio alta, 8) Alta, 9) Molto alta, 10) Massima fragilità (colorate in diverse tonalità di arancione e rosso).

Premesso tutto questo, vediamo come l’Istat classifica la fragilità dei Comuni capoluogo pugliesi. La graduatoria — è bene ribadirlo — riguarda le città e non le province. In testa troviamo Lecce, classificata con un indice di fragilità molto basso: è l’unico capoluogo pugliese a collocarsi stabilmente in area verde. Nel quinto decile (fragilità lieve) rientrano Bari e Barletta. Nel sesto decile (fragilità moderata) si collocano invece Brindisi, Foggia, Andria e Trani. Chiude la graduatoria Taranto, che finisce in zona arancione, nel settimo decile (fragilità medio-alta).
La tabella che potete vedere qui sotto consente anche di osservare le performance di ciascuna città nei singoli indicatori. AMB_01 si riferisce al tasso di motorizzazione ad alta emissione: più alto è il valore, maggiore è la fragilità. L’andamento è piuttosto omogeneo, con la performance migliore registrata da Bari, che si colloca nel terzo decile.

Assai più critica è la situazione fotografata dall’indicatore AMB_02, che misura la raccolta indifferenziata dei rifiuti urbani per abitante, premiando dunque i Comuni con una maggiore diffusione della raccolta differenziata. Finiscono in zona rossa Brindisi (9° decile), mentre Bari, Foggia e Taranto fanno ancora peggio, collocandosi nel 10° decile. Il terzo indicatore ambientale (AMB_03) riguarda la percentuale di superficie territoriale coperta da aree naturali terrestri protette: a valori più elevati corrisponde una minore fragilità. In questo caso il quadro migliora sensibilmente, con tutte le città collocate nei decili verdi o gialli, ad eccezione di Trani, che finisce nel 10° decile.
Passando agli indicatori economici, ECO_01 misura la densità delle unità locali dell’industria e dei servizi. Ben cinque capoluoghi si collocano in area verde: Lecce, Bari, Barletta, Andria e Trani, tutti tra il 1° e il 4° decile. ECO_02 è invece determinato dal numero di addetti in unità locali a bassa produttività nei settori dell’industria e dei servizi. L’unica città a ottenere una collocazione verde è Taranto (4° decile), mentre il dato più critico riguarda Andria (8° decile).
I successivi indicatori riguardano le dinamiche demografiche e occupazionali. SOC_01 è l’indice di dipendenza della popolazione aggiustato, calcolato come rapporto percentuale tra la popolazione in età 0-19 anni e oltre i 64 anni e quella compresa tra i 20 e i 64 anni. Più alto è l’indicatore, maggiore è la fragilità. Il quadro è nel complesso positivo, con quattro città in area verde (Andria, Trani, Barletta e Foggia). Solo Taranto si colloca in zona arancione (7° decile).
Più critica è la situazione restituita dall’indicatore SOC_02, relativo alla popolazione tra i 25 e i 64 anni con bassi livelli di istruzione. Solo Lecce si colloca in un decile verde, mentre Barletta, Trani e Andria finiscono in zona rossa.
Decisamente negativo è l’andamento dell’indicatore SOC_03, che misura il tasso di occupazione della popolazione tra i 20 e i 64 anni: è quello che evidenzia la maggiore criticità per i capoluoghi pugliesi. Lecce e Bari si collocano in zona arancione (rispettivamente 7° e 8° decile), mentre tutte le altre città finiscono in zona rossa (9° decile).
Più articolata la situazione descritta dall’indicatore SOC_04, relativo al tasso di incremento della popolazione. Lecce e Bari si collocano in area verde (3° decile), Barletta, Foggia e Trani mostrano una fragilità moderata, mentre Andria e Taranto rientrano nella fascia medio-alta. La situazione più critica riguarda Brindisi, che finisce nel 9° decile.
La terza e ultima serie di indicatori riguarda il territorio. Decisamente positivo il quadro restituito dall’indicatore TER_01, relativo alla superficie a rischio frana: tutti i capoluoghi sono in area verde, con Foggia, Lecce e Taranto nel 1° decile, Barletta nel 3° e gli altri nel 4°.
L’indicatore TER_02 si riferisce al consumo di suolo e, in questo caso, il quadro peggiora. Fuori dalle fasce arancione e rossa si collocano soltanto Andria (5° decile) e Foggia (6°). La situazione di maggiore fragilità riguarda Bari, che finisce nel 10° decile.
Il risultato più inatteso è quello dell’ultimo indicatore, TER_03, relativo all’accessibilità ai servizi essenziali, misurata in base al tempo medio di percorrenza per raggiungere il polo più vicino. In questo caso tutti i capoluoghi pugliesi si collocano nel 1° decile, registrando la performance migliore a livello nazionale.
Nel complesso, l’analisi mostra tuttavia una diffusa fragilità dei capoluoghi pugliesi che non riguarda singoli indicatori critici, ma a un intreccio di fattori ambientali, sociali ed economici che incidono in modo strutturale sulla qualità della vita urbana. Anche le città che presentano alcune performance positive mostrano debolezze significative, a conferma di un equilibrio complessivo ancora instabile. I dati dell’Istat non offrono quindi una classifica da commentare, ma una base conoscitiva su cui confrontarsi ed operare.
