Per decenni, la tettoia monumentale metallica della stazione di Foggia ha rappresentato uno dei simboli identitari più forti della città e del suo primato ferroviario. Oggi la restituiamo allo sguardo nella sua imponenza originaria, grazie alle fotografie messe a disposizione dall’amico architetto Gianfranco Piemontese, probabilmente attribuibili ad Achille Mauri.
La tettoia venne inaugurata nel 1876, dodici anni dopo l’apertura della tratta Ortona–Foggia, che il 25 aprile 1864 aveva segnato l’arrivo ufficiale del treno in Puglia, alla presenza del re Vittorio Emanuele II.
Il capoluogo dauno fu la prima città ferroviaria pugliese. Il treno raggiunse gli altri capoluoghi solo in seguito: Bari il 26 febbraio 1865 (quasi un anno dopo Foggia), Brindisi il 25 maggio 1865, Lecce il 15 gennaio 1866, Taranto il 15 settembre 1868. Questo primato spiega il ruolo centrale che Foggia assunse fin dall’inizio nella geografia ferroviaria regionale.
La grande tettoia metallica della stazione fu una delle più maestose del Mezzogiorno ed anche la prima struttura del genere realizzata in Puglia. Fino al 1870, infatti, le stazioni pugliesi erano dotate di coperture parziali, spesso miste in legno e muratura.
Una svolta decisiva arrivò con la nascita, nel 1870, dell’Impresa Industriale Italiana di Costruzioni Metalliche (I.I.I.C.M.) di Alfredo Cottrau. Da quel momento l’Italia iniziò a produrre autonomamente grandi strutture in ferro: fino ad allora era costretta a importare tettoie ferroviarie e ponti da Francia e Inghilterra. Le Società Ferroviarie decisero così di nobilitare i nodi principali con grandi strutture in ferro e vetro per celebrare il progresso industriale.

A firmare il progetto fu l’ingegnere Ottavio Moreno, Ingegnere capo del Servizio Materiale e Trazione delle Ferrovie Meridionali, figura chiave dell’ingegneria ferroviaria italiana del XIX secolo. Nel 1879 sarebbe diventato il primo direttore generale della Società Nazionale Officine di Savigliano (SNOS), impresa destinata a dominare la produzione ferroviaria italiana nei decenni successivi.
Cottrau fu formalmente direttore dei lavori, ma in realtà ebbe un ruolo determinante che travalicò l’aspetto puramente tecnico. Ingegnere teorico e innovatore, è celebre per aver progettato e diretto la costruzione di numerosi ponti metallici e per aver reso Napoli uno dei principali poli mondiali della costruzione in ferro. Secondo gli esperti, la sua direzione garantì alla stazione di Foggia una solidità strutturale e un’estetica di altissimo livello.

La tettoia foggiana del 1876 rappresentò il primo grande banco di prova di Cottrau in terra pugliese. Solo successivamente furono realizzate coperture simili – sempre firmate da Cottrau o chiaramente ispirate al suo stile – per le stazioni di Bari e Brindisi, che tuttavia non raggiunsero mai la stessa imponenza pionieristica di quella di Foggia.
L’opera consisteva in una grande volta a botte ribassata, attraversata da ampie fasce vetrate longitudinali che garantivano l’illuminazione naturale dei binari. La struttura poggiava su colonne in ghisa ed era la prima a presentare una luce così ampia senza sostegni intermedi tra i binari: un’innovazione che Cottrau aveva mutuato dai modelli inglesi, come la stazione di Birmingham. La tettoia copriva un’area di circa 150 metri di lunghezza per 25 di larghezza, offrendo ai viaggiatori un impatto visivo di straordinaria modernità. Una sorta di cattedrale laica.
Le fonti dell’epoca – come gli atti della Società degli Ingegneri o le cronache locali – sottolineano come la tettoia metallica fosse il segno tangibile della centralità di Foggia. Nodo di giunzione tra la linea Adriatica e quella per Napoli, la stazione doveva impressionare: per chi arrivava da Nord, quella distesa di ferro e vetro rappresentava la modernità che faceva il suo ingresso in Puglia. Non a caso, la didascalia che accompagna la fotografia nell’Album di 90 fotografie di ponti e coperture metalliche, realizzato dallo stesso Cottrau, recita semplicemente: Tettoia grande stazione di Foggia.
La scomparsa di un’opera così importante e rappresentativa fu uno dei prezzi più alti pagati dalla città alla guerra. Tra la fine del 1940 e il 1941, la grandiosa tettoia di Cottrau venne smontata per ragioni di protezione antiaerea. L’obiettivo era evitare che, in caso di bombardamento, il crollo di tonnellate di vetri e lamiere facesse stragi tra i passeggeri. Purtroppo la misura non servì a molto. La stazione venne completamente distrutta dalle incursioni aeree degli alleati nella estate del 1943, diventando luogo di tragedia e di morte.
Della monumentale solennità che per decenni aveva raccontato il ruolo centrale di Foggia nella storia ferroviaria del Mezzogiorno restò solo il ricordo. E fu l’inizio di un lento declino, anche della sua centralità logistica.
Geppe Inserra

Bellissima ricostruzione storica e splendide foto. Un sola correzione, caro Geppe: all’epoca dei feroci bombardamenti su Foggia dell’estate 1943, la tettoia era stata già dismessa da alcuni anni, per fornire alla Patria – oltre che l’oro – anche il ferro, a sostegno dell’industria bellica fascista. Stessa sorte subì la recinzione della nostra bellissima Villa comunale. Un caro saluto a te e a Gianfranco.
Ti ringrazio della precisazione. Ho provveduto a correggere e ad integrare l’articolo. Mi riprometto comunque di tornare sull’argomento. Ringrazio per le segnalazione e la collaborazione anche Tommaso Palermo, Pasquale Episcopo, Enzo Ficarelli.
Molto interessante. Anch’io sapevo che la bellissima tettoia era stata distrutta dai bombardamenti, ma l’aggiunta dell’amico Maurizio rende completo il quadro circa l’ingloriosa fine di quella mirabile opera di ingegneria metallica.
Almeno in questo caso, secondo la precisazione di Maurizio, i foggiani si salvano per non essere stati loro la causa della scomparsa di quella bellissima opera.
Magra consolazione tuttavia.
Complimenti Geppe, un articolo ancora al top che nobilita Foggia, bellissime foto, complimenti 🙌👏🙌