Quando il ciclone colpisce il Sud, non fa notizia.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo dall’amico e lettore Antonio Testini, foggiano che vive a Milano.

Caro direttore,
Ho (ri)scoperto che esiste anche l’indifferenza… razzista-meridionale.
In Sardegna, Calabria e Sicilia sono stati distrutte dal devastante ciclone (come negli Stati Uniti solo che da noi è stata la prima volta) spiagge, strutture economiche e commerciali, interi quartieri. La triade geografica del sud non è l ‘Emilia Romagna: nessuna mobilitazione dei partiti, delle associazioni, nessuna sottoscrizione economica indetta dai quotidiani e, infine, notizie riportate dai mass media nelle pagine interne e nelle TV spazio marginale. È già tutto dimenticato. Quale amarezza.
È la sedimentazione razzista che appare e ritorna quando si tratta del Sud?
Antonio Testini

* * *

Caro Antonio,
forse l’accusa di razzismo è esagerata, ma per il resto condivido pienamente la tua tesi. Il ciclone Harry è stato un evento epocale, colpevolmente trascurato dalla grande informazione, come spesso accade quando una calamità riguarda il Mezzogiorno.

Non si tratta soltanto dei due miliardi di danni e del gravissimo impatto che quanto è accaduto avrà sulle stagioni turistiche di regioni come Sicilia, Sardegna e Calabria, che hanno nell’industria del sole uno dei settori trainanti della loro economia.

L’aspetto più sconcertante è l’indifferenza verso la tragedia che si è abbattuta su quel bene comune e nazionale che è la bellezza. Tra le località irrimediabilmente mutilate dall’uragano figurano Mondello (Palermo), la riviera di Catania e Marzamemi; in Sardegna, Chia, il litorale di Cagliari e Cala Luna; in Calabria, la costa tra Crotone e Reggio Calabria. Danni si registrano inoltre in siti archeologici e storici come Nora (Sardegna), Ortigia e aree costiere del Siracusano e del Catanese, il sito di Sibari e l’area di Capo Colonna.

Un pezzo importante della Bell’Italia è scomparso, ma tutto questo è passato quasi sotto silenzio.

L’indifferenza della grande informazione e dell’opinione pubblica, stigmatizzata da Testini, è confermata dall’analisi dei titoli delle prime pagine di maggiori quotidiani nazionali, che nella stragrande maggioranza dei casi, non hanno collocato la notizia del ciclone Harry in apertura, ma nel “taglio medio” o laterale, limitandosi a richiami fotografici d’impatto.

Il 21 gennaio passerà alla storia come il giorno del paradosso: mentre il Sud viveva il momento più drammatico della conta dei danni, le prime pagine nazionali erano dominate dalla politica estera. Lo stesso andamento si è visto nei telegiornali: titoli iniziali per Harry, poi rapido affievolimento a favore di questioni internazionali e interne.

Non sono state adeguatamente valorizzate neppure le notizie positive, come l’assenza di vittime, dovuta all’efficace lavoro della Protezione civile e alle misure di allerta. Un esempio di “efficienza meridionale” che avrebbe meritato maggiore attenzione.

Tra i pochi giornali che hanno affrontato la questione va segnalato Avvenire, con l’articolo di Paolo Alfieri: «Sul ciclone Harry un silenzio assordante da due miliardi di danni», che denuncia la rapida scomparsa del ciclone dai titoli nazionali, sottolineando come si tratti di un segnale pericoloso che può rallentare il riconoscimento dello stato di emergenza e lo stanziamento dei fondi necessari a riparare spiagge e beni culturali.

Non è la prima volta che accade. Quando un disastro colpisce il Mezzogiorno, la grande informazione tende a ricondurlo a cronaca locale, raramente a questione nazionale. Basti pensare al modo in cui è stata trattato negli scorsi decenni il problema della siccità: largamente ignorato quando ha colpito il Sud, ritenuto quasi qualcosa di inevitabile, è assurto a emergenza da prima pagina quando ha interessato il Nord.

Caro Antonio, hai ragione: esiste una questione meridionale anche nell’informazione. Come il Mezzogiorno è stato da tempo rimosso dall’agenda politica nazionale, così continua a essere marginalizzato anche nel racconto pubblico. Non è solo una questione di attenzione giornalistica, ma di responsabilità civile. Ciò che non fa notizia difficilmente diventa priorità politica. Questa Italia che si commuove a intermittenza, scegliendo quando e dove indignarsi, finisce per accettare che una parte del proprio territorio venga colpita, ferita e dimenticata.

Geppe Inserra

Author: Geppe Inserra

2 thoughts on “Quando il ciclone colpisce il Sud, non fa notizia.

  1. Toh, chi si rivede. Il bravo Antonio Testini (lo ricordo, giovanissimo, quando militava nel PSDI), che saluto. Chissà se di ricorda di me!
    Lettera intelligente, dal tono accusatorio in effetti un po’ esagerato. Risposta superlativa. Entrambe meriterebbero ben altre ribalte mediatiche.
    Caro Geppe, un tuo intervento – sul tema – dovrebbe finire nella pagina delle lettere di Merlo (“Repubblica”), Cazzullo (“Corriere”) e Giannini (“Il Venerdì di Rep.”)… Pensaci.

  2. Caro Maurizio,
    mi ricordo,sì miricordo. Altri tempi, per entrambi gloriosi e mitici. Superlativa la risposta del direttore,che condivido.
    Eccessivo ed esagerato il mio tono accusatorio? Non mi sembra.
    Noto che” la ginnastica politica” e sociale nei confronti del Sud qualche volta “eppur ritorna”, con le solite tiritere anacronistiche e scatologiche (in senso letterale, da rottura di scatole)E non sono solo:Venerdi 23 gennaio Feancesco Merlo ha risposto alla mia lettera. Superlativo, incisivo ed emozionante. Ed ha ribadito l’approccio ai temi ed alle disgrazie del Sud , in modo sottilmente razzista da parte anche di un cattivo giornalismo.
    Alcuni pseudointellettuali non hanno compreso che Foggia e il Sud stanno cambiando e progredendo.
    Ti consiglio la lettura del testo di Davide Carucci “La rivoluzione del Sud.Perche’ il Mezzogiorno può cambiare l’Italia” (ed.Rubettino).Illuminante.
    Un caro saluto a te, al direttore, ai lettori dell’ottima rivista “lettere meridiane” da un foggiano che vive a Bolzano
    Antonio Testini
    Antifascista
    Bolzano

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