Quando una piastrina riporta a casa la memoria

Il bello della public history sta nel suo ricorso a fonti non convenzionali. Basta una vecchia fotografia, una lettera a recuperare pezzi di memoria che correvano il rischio di andare perduti.
Le fonti si trovano dove meno te l’aspetti: ripostigli impolverati, album dimenticati in un cassetto chiuso da anni e perfino sottoterra, pronti a essere scovati e riportati in vita da qualche solerte appassionato di metal detector.
È il caso di Francesco Rollo, che investe gran parte del suo tempo libero nella passione per la filatelia e nella ricerca di reperti che possano illuminare la storia del Santuario della Madonna dell’Incoronata, già ricchissima, ma per molti aspetti ancora da investigare e scoprire.
Nel corso di queste ricerche, Rollo ha riportato alla luce alcuni preziosi reperti che, seppure non legati alla storia del Santuario, raccontano pezzi importanti della storia del territorio. Si tratta di «dog tag» (le piastrine di riconoscimento indossate dai militari), rinvenute nella campagne di Castelluccio dei Sauri, nell’area in cui una volta sorgeva un campo di aviazione dell’Air Force degli Stati Uniti. Fu operativo dalla primavera del 1944 fino a settembre del 1945. Fu sede di un’importante unità operativa, il 451° Bombardment Group (Heavy) che volava con i B-24 Liberator. Il 451° BG (Heavy) fu impegnato in missioni di bombardamento strategico a lunghissimo raggio contro obiettivi militari, industriali e di trasporto nemici in Italia e in Europa, partecipando all’invasione della Francia meridionale.
Una volta ritrovate le piastrine (due delle quali affidategli dall’agricoltore Gerardo Liscio, che le aveva rinvenute nel suo terreno), Francesco ha subito cercato di mettersi in contatto con le famiglie per poterle restituire. «Cercando e chiedendo informazioni sui possessori delle dog tag, sono emerse storie incredibili, di ragazzi poco più che ventenni, gettati nell’inferno della guerra», ricorda il ricercatore.
Farle tornare a casa non è stata una facile impresa. A complicare le cose, le norme imposte dai dazi voluti da Trump, che hanno addirittura fatto correre il rischio che le piastrine andassero smarrite. Alla fine però, Rollo è riuscito nel suo intento, grazie alla collaborazione di Tommaso Palermo, cultore di storia foggiana particolarmente attento al tema, e all’impegno decisivo associazione Italian Dog Tag Return Project, guidata da Maurizio De Angelis, la cui finalità istituzionale è proprio quella di provvedere al recupero e alla riconsegna delle piastrine. L’associazione è collegata alla sua omologa americana e dopo una serie di laboriosi contatti e ricerche è stato possibile ricostruire le storie e rintracciare gli eredi, che, manco a dirlo, sono stati felici di ricevere l’inatteso reperto.
Maurizio De Angelis, con il supporto di Jonathan Tudor, manager e storico dell’associazione 451° Bomb Group, ha ricostruito sulla pagina Facebook dell’Italian Dog Tag Return Project le quattro storie che riassumiamo di seguito, sottolineando l’importanza del lavoro che l’associazione svolge per ridare dignità a questi piccoli pezzi di memoria, di grande valore affettivo. Sherry Hancock ha svolto un ruolo decisivo nel trovare i familiari e metterli in contatto con l’associazione. Le immagini sono tratte dalla pagina facebook.

Clifford Bogue

Clifford J. Bogue nacque il 14 luglio 1922 a Council Bluffs, nella contea di Pottawattamie, nello Stato dell’Iowa (USA). Si arruolò nelle forze armate statunitensi il 16 marzo 1943 e venne assegnato, con il grado di Staff Sergeant (S/Sgt), al reparto di Castelluccio dei Sauri.
All’inizio di ottobre 1944, un B-24J con a bordo un equipaggio di dieci uomini decollò da Castelluccio diretto verso Vienna, uno degli obiettivi strategici più difesi del Reich. Clifford Bogue faceva parte di quell’equipaggio.
Quando mancavano appena otto miglia al bersaglio, il bombardiere venne colpito e non riuscì mai a raggiungere l’obiettivo. L’aereo fu abbattuto e tutti e dieci i membri dell’equipaggio persero la vita, spezzate in un istante durante una missione che si inseriva nel più vasto e durissimo sforzo aereo alleato sull’Europa centrale.

Ora Arnold

Ora (Pete) Arnold Jr. aveva appena vent’anni ed era sergente tecnico  quando, il 25 aprile 1945, gli venne conferita la Purple Heart, una delle più importanti onorificenze militari statunitensi, assegnata ai soldati feriti o uccisi in combattimento per azione diretta del nemico. La decorazione gli fu attribuita esattamente due anni dopo la chiamata alle armi.
Pete prestava servizio come ingegnere di volo su un bombardiere B-24 impegnato in una missione su Linz, in Austria. Durante un’incursione aerea, l’aereo fu colpito da un violento fuoco contraereo e venne abbattuto. Solo due dei nove membri dell’equipaggio riuscirono a lanciarsi col paracadute. Arnold fu ferito da schegge e, durante la discesa, venne anche bersagliato dal fuoco tedesco da terra.
Catturato subito dopo l’atterraggio, fu fatto prigioniero e rinchiuso in una cella all’interno di una base militare tedesca. La sua prigionia terminò con l’arrivo delle forze alleate al comando del generale Patton, che ne ottennero la liberazione.

La squadra di Arnold

Alfred Edgar Bent, per tutti Al, nacque il 2 marzo 1924 a Bondville, nello Stato dell’Illinois. Durante la Seconda guerra mondiale prestò servizio come tenente bombardiere nel reparto di bombardieri pesanti di stanza nell’aeroporto di Casteluccio.
Catturato dal nemico nel corso della sua prima missione operativa, riuscì tuttavia a rientrare in servizio e completò altre sette missioni di combattimento prima di essere congedato dal servizio attivo. In seguito si arruolò nella riserva dell’U.S. Air Force, dove proseguì la carriera militare fino a raggiungere il grado di tenente colonnello.
Nel corso della sua attività fu insignito di numerose decorazioni, a testimonianza dell’intensità e della durata del suo impegno bellico. Morì all’età di 90 anni a Racine, nel Wisconsin, lasciando la moglie e due figlie.


John Bernard Nelson Jr. nacque a New Bedford l’8 giugno 1924. Il 10 settembre 1942, appena compiuti diciotto anni, si arruolò volontario nell’U.S. Army Air Corps. Prestò servizio anche lui nel reparto di bombardieri pesanti con base a Castelluccio, nel complesso aeroportuale di Foggia, l’area nella quale, a distanza di decenni, è stata rinvenuta la sua dog tag.
Conclusa la guerra, Nelson fece ritorno alla vita civile. Morì il 18 novembre 2016 presso Alden Court, chiudendo una lunga esistenza che lo aveva visto, giovanissimo, protagonista di uno dei capitoli più intensi della guerra aerea alleata sul fronte europeo.
Bella storia, vero? Vicende come queste confermano il valore della public history, la sua capacità di far riemergere il passato a partire da tracce minime — una piastrina, una fotografia, un documento — e di restituire nomi, volti e storie che rischiavano di restare anonime. È così che la memoria, dal basso, torna a essere patrimonio condiviso.
Geppe Inserra

Author: Geppe Inserra

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