«Nell’estate del 1943 Foggia è stata, suo malgrado, un caso esemplare di strategia di guerra fondata sul terrore». Con queste parole Stefano Picciaredda, docente di Storia contemporanea all’Università di Foggia, ha inquadrato il dramma vissuto dalla città sotto le bombe alleate. Lo ha fatto intervenendo al convegno al convegno «Foggia900. Storia, archeologia e memoria di una città tra le due guerre» promosso dall’Ateneo foggiano.
Lucida ed appassionata, la sua relazione ha aperto la serie degli interventi dell’intensa giornata di studio.
Il docente ha tratteggiato il clima di angoscia e di paura collettiva che incombeva sulla città. Da un lato, il regime proibiva le veglie di preghiere nei rifugi, dall’altro i bombardamenti, soprattutto dopo il 22 luglio, non si limitarono a colpire gli obiettivi militari, ma si estesero all’intero abitato. L’obiettivo divennero la città e i civili in linea con la dottrina del bombardamento strategico di cui Sir Arthur Harris, comandante del Bomber Command della Royal Air Force, fu il principale teorico.
Il 19 agosto la città fu bersaglio – come si legge negli stessi rapporti degli Alleati – di un «bombardamento indiscriminato a tappeto» che colpì e danneggiò quasi tutti gli edifici pubblici, chiese, migliaia di abitazioni e perfino l’ospedale e la Croce Rossa, e provocò un numero enorme di vittime, sia militari che civili.
Le bombe erano accompagnate da volantini in cui comando alleato consigliava «di abbandonare le zone circostanti agli obiettivi, e di condurre le vostre famiglie in salvezza».
«Gli Alleati sono decisi a distruggere le officine e le linee di comunicazione fino a quando lavoreranno nell’esclusivo interesse dell’Asse – precisava il volantino -, ma essi non desiderano provocare vittime tra la popolazione civile.»
Prevalse però la linea dura e la città, colpita nei suoi centri vitali, si svuotò.
«Foggia è stata l’unica città italiana completamente evacuata — ha detto Picciaredda —, è la Dresda italiana. È stata vittima di un vero e proprio urbicidio, non ancora riconosciuto nella sua reale gravità: un crimine contro l’umanità».
Il ricorso alla categoria storica dell’urbicidio è coraggioso, ma fondato: indica non solo la distruzione materiale, ma la cancellazione della città come spazio di vita, di relazioni e di memoria. Che è quanto accadde a Foggia, al di là della tanto discussa questione sul numero reale di vittime.
A sostenere questa lettura c’è anche la dimensione morale della tragedia: «i bombardamenti strategici hanno finalità dichiaratamente terroristiche; bombardare è un modo di uccidere piuttosto indolore per chi lo fa. A cosa è servito questo massacro? È servito a fare in modo che la guerra durasse di meno? No».
Le migliaia di vittime non sono però morte invano. «Il loro sacrificio è servito se non altro a imprimere indelebilmente in quella generazione l’orrore della guerra. Il ripudio della guerra sancito in Costituzione è un valore scritto con il sangue degli italiani.»
Ma quella pagina di morte e di dolore non può restare confinata nel passato. Deve parlare alla contemporaneità, far riconoscere l’eccezionalità di quanto accadde a Foggia nel 1943, che non è la normalità della guerra, ma una pagina decisiva.
Picciaredda ha messo in guardia su alcune riletture che stanno riemergendo in un momento di crisi profonda dell’ordine internazionale, riletture che parlano di ineluttabilità della guerra o della necessità dei danni collaterali, compresa la morte dei civili. «Foggia non può permettere che la memoria del 1943 si perda o si riduca ad un rito stanco. Fare memoria di quella tragica pagina è un antidoto al neobellicismo strisciante.»
In questa direzione sta andando il progetto Foggia900, che vede l’Università collaborare con il Comune di Foggia ed un ampio partenariato culturale e civile, che ha dato vita ad una mappatura condivisa delle tracce e della memoria di quegli anni e ha elaborato un progetto di welfare culturale fondato proprio sulla necessità di salvaguardare e valorizzare la memoria di quel sacrificio.
Il convegno ha rappresentato un momento importante di riflessione e di confronto. Ve lo stiamo raccontando a puntate. Ieri la prima, le altre seguiranno nei prossimi giorni.
Geppe Inserra
2.continua
GRAZIE GEPPE PER IL TUO CONTRIBUTO CHE HAI DATO IN QUESTA DRAMMATICA PAGINA DI STORIA,UN FORTE ABBRACCIO DA UN TUO CARISSIMO AMICO D’INFANZIA