Presentati come «uno strumento per il contrasto ai fenomeni di irregolarità nell’ingresso e nella permanenza sul territorio nazionale e per la lotta al lavoro sommerso e allo sfruttamento», i decreti flussi si sono rivelati un gigantesco fallimento. Non solo non hanno raggiunto gli obiettivi dichiarati, ma hanno alimentato un sistema di abusi e truffe ai danni dei lavoratori, aggravando il contesto di sfruttamento, irregolarità ed emarginazione in cui vivono migliaia di immigrati.
Tutto ciò viene documentato in maniera rigorosa dall’inchiesta «Il prezzo della legalità» di Bianca Turati, Daman Singh e Iman Zaoin, opera vincitrice del Premio Roberto Morrione 2025, proiettata nella Sala Rosa del Palazzetto dell’Arte Andrea Pazienza a Foggia, su iniziativa della Consulta Provinciale per la Legalità.
Il premio, intitolato a Roberto Morrione – fondatore di RaiNews24 e figura centrale del giornalismo d’inchiesta italiano – sostiene giovani reporter under 30 nella realizzazione di inchieste su temi sociali, diritti e legalità, accompagnandoli con tutor professionisti fino alla produzione finale. Non è un riconoscimento celebrativo, ma un vero laboratorio di giornalismo investigativo. E la serata foggiana ha offerto un’evidente riprova della qualità dei lavori premiati. I tre autori hanno realizzato un’opera di spessore, che unisce al rigore giornalistico una qualità espressiva notevole.
Il ventre molle del decreto flussi è rappresentato dal cosiddetto click day, il giorno in cui consulenti, studi legali e patronati inoltrano, per conto dei datori di lavoro, le richieste di nulla osta per i cittadini extracomunitari. Chi riesce a ottenerlo deve poi avviare la procedura per il visto d’ingresso in Italia: una trafila lunga, che dura mesi, talvolta anni. Una volta arrivati, i lavoratori devono sottoscrivere il contratto che consente di ottenere il permesso di soggiorno. «Ogni passaggio richiede tempo, denaro e contatti», spiegano gli autori dell’inchiesta.

Quanto poco abbia funzionato il sistema è documentato da un monitoraggio realizzato da un gruppo di associazioni: i nulla osta rilasciati risultano inferiori alle quote disponibili. Nei click day del 2023 e del 2024 si è raggiunto rispettivamente solo il 56,5% e il 56,9% delle quote previste.
Ma il dato più allarmante riguarda i permessi di soggiorno effettivamente rilasciati: appena il 7,5%.
«Il decreto flussi si è rivelato un fattore criminogeno», denuncia senza mezzi termini il magistrato Bruno Giordano, puntando il dito contro un sistema che ha generato speculazioni illecite e guadagni sulla pelle di chi cerca un futuro nel nostro Paese.
Il nodo centrale è l’assenza di procedure trasparenti che accompagnino realmente i lavoratori dall’ingresso all’effettivo avviamento al lavoro. Un’enorme area grigia che espone gli immigrati a truffe, raggiri e sfruttamento.
Il documentario lo racconta con precisione, attraverso interviste sia alle vittime sia agli sfruttatori, anche grazie all’uso coraggioso di telecamere nascoste. Il quadro che emerge è drammatico: tra click day, permesso di soggiorno e contratto di lavoro, gli intermediari – veri e propri nuovi caporali – arrivano a estorcere tra i 6.000 e gli 8.000 euro.
L’inchiesta accende i riflettori sulla Fascia Trasformata, area della Sicilia tra Licata e Pachino, cuore dell’agricoltura in serra. Qui, attraverso il decreto flussi, sono arrivati 430 lavoratori, generando un giro d’affari illegale stimato in circa 3,5 milioni di euro.
E non è tutto: anche dopo l’arrivo e l’ingaggio, molti lavoratori sono sottoposti a condizioni di pesante sfruttamento e costretti a vivere in situazioni abitative disumane, nonostante la legge imponga ai datori di lavoro di garantire alloggi dignitosi.
L’accusa degli autori è netta: «Uomini, donne e bambini costretti a vivere in luoghi marginalizzati e insalubri, dove i diritti umani di base vengono sistematicamente negati; persone rese invisibili, la cui esistenza è accettata unicamente come forza lavoro, in un sistema che trae profitto dalle loro vulnerabilità».
Il decreto flussi non è stato solo un fallimento, ma un disastro. La conclusione, affidata alla testimonianza di Hassan, uno dei lavoratori intervistati, è lapidaria: «Il mio consiglio è: non venite con il contratto, venite con il barcone».
Il nuovo decreto flussi approvato dal governo prevede per il triennio 2026–2028 l’ingresso di 500.000 lavoratori. Il rischio è che si riproducano, su scala ancora più ampia, gli stessi meccanismi distorsivi.

Dopo la proiezione il tema è stato approfondito in una tavola rotonda introdotta da Francesca De Rosa (Consulta Provinciale per la Legalità) e Giuliano Sereno (presidio cittadino Libera Foggia).
Francesco Cavalli, segretario generale del Premio Roberto Morrione, ha dialogato con Bianca Turati, coautrice dell’inchiesta, Fabio De Blasis (Università di Ferrara), Erminia Rizzi, esperta in diritti umani e immigrazione, e Magdalena Jarczak, segretaria confederale della CGIL Foggia.
De Blasis ha stigmatizzato il decreto flussi definendolo una «lotteria della finzione» che specula sulla vulnerabilità delle persone. È un giro d’affari legalizzato che, secondo le stime degli specialisti, quoterebbe per le sole domande 2 miliardi di euro.
Negativo anche il giudizio di Erminia Rizzi: «I decreti flussi hanno prodotto sempre fallimenti, innescando nuove forme di caporalato e fenomeni di neo-schiavitù: si sfruttano persone assoggettate a datori di lavoro che diventano in tutto e per tutto padroni.»
Per Magdalena Jarczak, la situazione fotografata dal documentario per la Fascia Trasformata non è molto dissimile da quella del foggiano Borgo Mezzanone e dai tanti ghetti che punteggiano la provincia di Foggia e che si stanno trasformando. «Al posto delle baracche sorgono case, segno di una normalizzazione che è funzionale al sistema economico. Sarebbe necessario accogliere quanti arrivano, fornendogli una informazione corretta, dirgli dove si trovano i sindacati e i patronati, per evitare che finiscano nei ghetti, nei garage, nei tanti casolari abbandonati, alimentando la popolazione di quel mondo parallelo di invisibili che in provincia di Foggia raggiunge ormai le 30.000 unità.»
La serata foggiana è stata promossa dalla Consulta Provinciale per la Legalità, in collaborazione con Amici di Roberto Marrione, Regione Puglia, Città di Foggia, Fondazione Monti Uniti, Università di Foggia, Per il meglio della Puglia e con il patrocinio di Puglia Culture e Rete dei Comuni sostenibili.
Potete vedere il documentario su Rai News 24 (cliccando qui) oppure su Rai Play (cliccando qui).
Geppe Inserra

Complimenti per l’evento, caro Geppe👍