La storia, a volte, ha corsi e ricorsi beffardi. Nel giorno dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme, mentre la liturgia ricorda l’accoglienza festosa delle folle, la polizia israeliana ha impedito al cardinale e patriarca di Gerusalemme e al Custode di Terra Santa di celebrare la Messa della Domenica delle Palme nella Chiesa del Santo Sepolcro.
Quasi nello stesso momento, in piazza San Pietro, il Santo Padre richiamava il senso profondo di quel gesto: Gesù entra nella città non come un re potente, ma come Re della pace, disarmato e mite, rifiutando ogni logica di violenza. «Ha manifestato il volto mite di Dio, che sempre rifiuta la violenza e, invece di salvare sé stesso, si è lasciato inchiodare alla croce, per abbracciare tutte le croci piantate in ogni tempo e luogo nella storia dell’umanità».
È dentro questa tensione – tra l’annuncio della pace e la sua negazione concreta – che si colloca questa Domenica delle Palme, segnata ancora dalla guerra e dalla sofferenza di tanti popoli. A essa è dedicato questo numero delle «Schegge» del Pensatoio don Tonino Intiso, coordinato da Maria La Grasta: un invito a rileggere il presente alla luce del Vangelo, senza rimuovere le contraddizioni, ma attraversandole.
Il compianto sacerdote fu ordinato il 3 aprile 1969 dal vescovo Giuseppe Lenotti, in un Giovedì Santo che già inscriveva la sua vocazione dentro il mistero della Pasqua. Anche quest’anno la ricorrenza cade nella Settimana Santa e il Pensatoio la ricorda con alcune pagine che ne restituiscono il tratto essenziale: una fede vissuta nella concretezza, nella prossimità agli ultimi, nella testimonianza silenziosa.
Particolarmente intenso è anche il commento al Vangelo di Edgardo Longo, che richiama con forza la contraddizione della Domenica delle Palme: il passaggio dall’«Osanna» al «Crocifiggilo», che non appartiene solo alla folla di allora, ma attraversa ancora oggi le nostre vite, le nostre scelte, le nostre incoerenze.
Ne emerge un filo rosso che attraversa tutte le pagine: la pace non è proclamazione retorica, ma scelta concreta, quotidiana, spesso controcorrente. È la mitezza che disarma, la relazione che ricuce, la fede che non si limita a essere dichiarata, ma vissuta.
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