Michele Apollonio, memoria vivente di Manfredonia

Quando si raggiunge la veneranda età di 90 anni, e se ne sono passati più di 70 a raccontare fatti e misfatti di una comunità, si è molto di più di un «decano del giornalismo». Si diventa parte sostanziale di quella comunità, voce narrante che ne svela l’anima, diventandone al tempo stesso memoria vivente.
Questo è stato ed è, per Manfredonia, Michele Apollonio, che ha da poco pubblicato il volume Cronache sipontine  (introduzione di Armistizio Matteo Melillo, prefazione di Franco Mastroluca), un’antologia preziosa della sterminata produzione giornalistica maturata in decenni di professione, intrapresa nel lontano 1953 con Cinesport.
Scritti a cavallo tra il XX e il XXI secolo, gli articoli selezionati dall’autore e pubblicati nella raccolta non seguono un rigido ordine cronologico. Si offrono al lettore come un insieme di “istantanee” fotografiche che, sedimentandosi, compongono un ricco affresco storico di Manfredonia e del suo circondario.
La narrazione giornalistica di Apollonio, diventato storico corrispondente de La Gazzetta del Mezzogiorno  nel 1970, dopo la scomparsa del padre Donato, spazia dall’attualità politica alla cronaca ambientale e culturale.
Il testo documenta momenti cruciali, come le vicende amministrative tra le giunte di Gaetano Prencipe e Paolo Campo, ma si sofferma soprattutto sulle grandi battaglie civili. Emerge con forza il tema dell’ecologia, con la cittadinanza mobilitata contro l’inquinamento e per l’ambiente e la salute. La narrazione spazia dalle proteste per la ventilata ubicazione della centrale a nafta ai pesanti risvolti della vicenda ANIC-Enichem, con le lotte guidate da coordinamenti della società civile.
Il libro esplora inoltre le trasformazioni economiche, citando il Contratto d’Area e l’insediamento (o il mancato insediamento) di aziende come la BMP nell’ex sito EniChem, simbolo di un tentativo di rilancio occupazionale, ben presto sfumato.
Accanto all’economia, trova spazio l’anima identitaria di Manfredonia: il folklore del Carnevale di Ze Peppe , tra antiche tradizioni sipontine e delusioni per le gestioni moderne, e il recupero dei beni culturali, come il ritorno dopo cinque secoli dei Frati dell’Ordine Teutonico nella secolare abbazia di San Leonardo.
In questa realtà “ondeggiante”, tra slanci di crescita e momenti di stasi, Apollonio riesce a fissare la ricchezza e le contraddizioni della vita sipontina. Il volume si rivela così uno strumento essenziale per comprendere la prospettiva storica di un territorio che lotta per preservare le proprie radici religiose e paesaggistiche mentre affronta le sfide della modernità e dello sviluppo industriale.
Un libro prezioso e importante non solo per i lettori sipontini, perché il «caso Manfredonia» è in un certo senso paradigmatico dell’intera realtà meridionale, sempre sospesa tra occasioni e illusioni perdute e futuro possibile, ma continuamente rimandato.

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