Come creativi e intellettuali sognano la «bella Foggia»

Ogni volta che Franco Antonucci interviene su Lettere Meridiane suscita attenzione e confronto. Dovrebbe essere sempre così, soprattutto quando si discute di scelte destinate ad avere un ruolo importante nel futuro della città, come quelle urbanistiche.
Non ha fatto eccezione l’ultimo articolo «Come Foggia può tornare ad essere bella» in cui rilancia l’idea di una città che ritrovi la propria identità ricucendo i grandi segni storici e territoriali — dai tratturi alla Chiesa delle Croci, fino all’Epitaffio — in una visione unitaria, capace di sottrarla all’omologazione e restituirle una bellezza autentica, come quella evocata da Giuseppe Ungaretti, quando descriveva il «Piano delle Fosse».

Tanti e interessanti i commenti, non solo da parte degli addetti ai lavori.

Nicola Liberatore, noto artista originario del Gargano che vive da decenni a Foggia, sposa senza riserve la prospettiva indicata da Antonucci: «Fantastica visione urbanistica, dove memoria e identità potrebbero essere i lacci di condivisione spaziale». Sulla stessa lunghezza d’onda un altro artista celebrato come Romano Baratta, light artist e designer: «È necessario creare un tavolo di progettazione serio e costituito da figure che comprendono e sappiano costruire valore sull’identità dei luoghi. Foggia ha le sue forze espressive e identitarie che sono uniche. Evidenziarle e valorizzarle permetterebbe di donare un futuro migliore alla città e di educare i cittadini.»

È il caso di sottolineare come le tesi sostenute da Liberatore e Baratta siano tutt’altro che tecniche. Il comune sottotesto è che le scelte tecniche dovrebbero partire dall’identità.

Sul versante più squisitamente tecnico interviene Aldo Mazzoli, creator digitale: «L’analisi di Antonucci è condivisibile. Riconosco nell’autore l’unica figura professionale che ha trasmesso ad alcune giovani leve la passione per l’urbanistica, questa sconosciuta, ma millantata da tanti… La nostra città è bistrattata da una cultura locale individualista e poco propensa al confronto con realtà extraterritoriali (oltre circonvallazione…). La classe politica, supporto indispensabile per lo sviluppo sociale, è poco attenta al futuro di una città ormai tristemente famosa per fatti di cronaca, anche se per la maggior parte accadenti in provincia. Occorre un salto di qualità per invertire la rotta e virare verso un cambio radicale di mentalità, amministratori lungimiranti con programmi a lungo termine, oltre il proprio mandato elettorale».

Giornalista con trascorsi nella pubblica amministrazione — è stato vicepresidente della Provincia — Micky de Finis si sofferma sulle «interconnessioni» evocate nell’articolo: «Intanto va detto che Franco Antonucci non è solo il tecnico e l’urbanista che conosciamo. Parliamo di un intellettuale di prim’ordine che ho conosciuto ed apprezzato per aver avuto la fortuna di incrociarlo negli anni andati in diverse circostanze. La sua lettura dello stato delle cose fotografa un dato: manca un’idea di città e questo spinge la mano pubblica oggi al governo cittadino in quella logica omologante che poi è la vera palla al piede di Foggia e dei suoi abitanti. La mancanza di interconnessione tra le naturali potenzialità e le misure che registrano interventi sicuramente lodevoli ma a macchia di leopardo è il vero tema da affrontare. Non da meno serve puntare sul trascorso storico di Federico II e sul grande patrimonio della trama tratturale, magari rilanciando la grande Daunia, aspetto dimenticato con sorprendente superficialità.»

Il tema memoria, identità, futuro sta tutto nelle corde di Michele Sforza, foggiano emigrato a Torino dove si occupa dell’Archivio Storico dei Vigili del Fuoco (ha pubblicato un pregevolissimo lavoro sui bombardamenti di Foggia): «Molto interessante. Sarebbe un sogno se queste indicazioni venissero raccolte e messe in opera dalle istituzioni.
Foggia non è brutta e negli ultimi anni sta dimostrando, seppur con lentezza e a fatica, un piccolo dinamismo. Che sia poco è evidente, ma sono anche tanti i problemi. Se le indicazioni dell’ing. Antonucci venissero ascoltate, anche solo in parte, sarebbe una gran cosa.»

Diversi anche gli interventi sul tema che da sempre suscita accalorate discussioni: Foggia è bella? È brutta?

Non ha dubbi Giuseppe de Lillo, attivista che opera in associazioni di promozione del territorio: «La città è bella», osserva laconicamente. Ribatte Salvatore Il Grande, giornalista e cultore di storia locale: «Non tutta la città è bella. In questi ultimi trent’anni si sono create due città e forse anche tre. La terza che contiene un centro storico, svilito e abbandonato sempre più, preda di balordi che si sentono i padroni della notte; la seconda che si è costruita su spazi ampi ma senza una vita propria… un dormitorio. La prima che gravita intorno al centro storico e che contiene gli essenziali centri economici e commerciali nonché il passeggio e la tradizione dello struscio. Non ho menzionato i grossi complessi commerciali a ridosso della periferia. Insomma una città a compartimenti stagni, frutto di una politica edilizia che viene da lontano e che ha visto una speculazione del mattone a danno di una vita armoniosa come si converrebbe. Questa è una mia personale visione della nostra città. L’attuale amministrazione ce la sta mettendo tutta per cucire tanti aspetti che vanno dalla comunicazione delle strade che si diramano verso la periferia e la creazione di occasioni culturali che facciano crescere la città.»

Michele Pesante, presidente dell’associazione Tratturi e Transumanza, politico di lungo corso (in passato è stato assessore comunale), così replica a Salvatore Il Grande: «È un problema riscontrabile in molte città italiane. Certamente si può fare molto, molto di più attraverso accordi sinergici tra comuni, provincia, Regione, Prefettura, forze dell’ordine, volontariato, associazioni impegnate nel sociale.»

Tutti gli interventi mi sembrano accomunati da un intrigante filo rosso: la passione per Foggia, la volontà di prendere parte ai processi che riguardano il futuro della città. Una Foggia pensante, che vuole dire la sua. (g.i.)

Author: Geppe Inserra

2 thoughts on “Come creativi e intellettuali sognano la «bella Foggia»

  1. Non posso negare che quanti espresso in questa serie di commenti mi hanno emozionato, anche perché vorrei dire e fare di più per la Città che mi ha cresciuto…..
    E le parole adatte ora mi mancano……dico soltanto che l’immagine di piazza Cavour multicolore mi ha emozionato ancor di più………
    Eustacchiofranco Antonucci che ringrazia tutti!

  2. Proposta sognante, bella che magari potesse essere realizzata. Il mio timore è che poi il tutto, come la storia recente di questa città ha insegnato e ci insegna, venga abbandonato al degrado, all’incuria, al vandalismo, alla noncuranza.
    Come hai scritto, Geppe carissimo: “per amare la città occorre saperla ascoltare”. E, a mio parere, qui di “non c’è peggior sordo di chi non vuol ascoltare”, ce ne sono a bizzeffe. Quante opere, l’elenco sappiamo essere molto lungo, sono state avviate e poi perse per strada; alcune rifatte in altra maniera ma sempre con lo stesso ignobile triste destino. Forse il numero di attori è troppo alto? Non so, non mi addentro in certe dinamiche, potrei peccare di supponenza ma il mio sogno, da anni, è quello di vedere Foggia splendere nella sua bellezza, nella sua vivibilità con cittadini (tutti) coscienti che “comunità”, “identità”, “amore” sono i pilastri portanti della vera crescita. Un sogno, appunto, che continuerò ad affidare alle mie fotografie quale umile artigiano della Fotografia f

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