Di Rosa Serra mi piace il suo approccio minimalista alla poesia. Si potrebbe dire quasi che scriva in sottrazione. Niente enfasi, niente retorica: versi in punta di penna, controllati, quasi sussurrati. Ma proprio per questo più penetranti, anche quando si cimentano con una grande storia qual è quella della Liberazione.
La lirica Dopo la notte, trasformata in videopoesia e interpretata dalla stessa autrice, è fondata su un intrigante e riuscito ribaltamento di prospettiva.
L’incipit, che richiama apertamente Bella ciao, non introduce qui l’alba della lotta, come nel celeberrimo inno partigiano, ma un risveglio diverso, più intimo e insieme più universale. È l’uscita dal buio della dittatura, il tempo che si riapre alla possibilità dell’umano, ma anche la riconoscenza a quelli che non ci sono più, che hanno reso possibile il ritorno alla luce.
È uno scarto sottile ma decisivo. Dove ci si aspetterebbe il tono epico del canto resistenziale, Serra sceglie una voce bassa, quasi raccolta, che trasforma la memoria in meditazione. Non la celebrazione, ma il dopo. Non la battaglia, ma ciò che resta, che è la straordinaria eredità morale lasciataci dalla Resistenza: la compassione, la responsabilità, il ritorno dell’umanità. Un valore politico e morale spesso trascurato.
La «spaventata supplica» diventa così «una grata preghiera». Una commossa preghiera laica «per la libertà, la vita, l’amore», una bella testimonianza di poesia civile.
Geppe Inserra
Una grata preghiera x la vita, la libertà, l’amore.💞
Bella poesia Brava Rosa . Tu auspichi una ritrovata umanità ma è un pro desiderio per quel che accade lascia presagire proprio il contrario. Il tue è appunto un auspicio ed io mi associo, speriamo