Agli inizi del secolo scorso, la Puglia divenne tristemente nota come la «terra degli eccidi cronici». Tra il 1902 e il 1914 si registrarono ben 23 fatti di sangue, tutti riconducibili alla violenta repressione, da parte delle forze dell’ordine, del movimento dei lavoratori che cominciava a darsi le sue prime forme organizzative.
Questi episodi provocarono 63 vittime e circa 350 feriti: una cifra che basta da sola a testimoniare l’insopportabile clima di violenza esercitato contro la classe lavoratrice.
L’episodio più grave si consumò a Candela l’8 settembre 1902. La Lega dei Contadini, costituitasi da poco ma già forte di circa 800 iscritti, rivendicava importanti miglioramenti contrattuali, respinti dai proprietari. Per questo aveva promosso uno sciopero durante il quale i braccianti cercarono di impedire ai colleghi che non avevano aderito alla protesta di recarsi al lavoro.
In un posto di blocco i contadini aggredirono i carabinieri che tentavano di far passare i «crumiri». La reazione dei militari fu durissima. Scoppiò un violento scontro nel quale intervenne anche l’esercito, che sparò sui manifestanti, i quali reagirono lanciando pietre. Il bilancio fu tragico: 8 morti e 20 feriti.
Non esistono molte immagini a documentare l’accaduto, che tuttavia ebbe ampia eco nella cronaca nazionale e giunse fino alle aule parlamentari.
Se ne occupò La Tribuna Illustrata nel numero del 21 settembre 1902. Il settimanale pubblicò un disegno degli scontri e un ritratto del brigadiere Enrico Centanni, al quale l’Arma conferì un encomio per il suo comportamento.
Potete vedere qui sotto le immagini, restaurate e colorate con l’AI. A seguire, il commento de La Tribuna Illustrata, particolarmente significativo del modo in cui la stampa borghese guardava al nascente movimento sindacale.




Nella pagina qui di fronte i lettori trovano ricostruita la scena dei tristi fatti di Candela, in provincia di Foggia, dove il giorno 8 di questo mese un gruppo di scioperanti appartenenti alla Lega dei contadini, avendo voluto impedire ad altri contadini di recarsi al lavoro, ne nacque un serio conflitto, purtroppo con spargimento di sangue. Il brigadiere dei Carabinieri Enrico Centanni (del quale pubblichiamo il ritratto), trovandosi in quel momento a passare di là insieme con un milite, intervenne cercando di persuadere gli scioperanti a rispettare la libertà del lavoro; ne venne un diverbio al quale seguì una colluttazione; da ogni parte accorsero drappelli di scioperanti e i due carabinieri furono stretti da una moltitudine di uomini inferociti, i più vicini dei quali li tempestavano coi pugni, con sassi, con bastoni. Mentre il milite riusciva a rifugiarsi in un portone, il brigadiere estraeva la rivoltella e si metteva a far fuoco; poco dopo sopraggiungevano i soldati, i quali, poiché i rivoltosi non si ritiravano e molti di essi scagliavano ancora sassi, furono costretti anch’essi ad adoperare le armi. Cinque dei dimostranti caddero morti*; parecchi altri rimasero feriti, e due di essi in seguito morirono: questo, diremo così, il bilancio del doloroso fatto, intorno al quale non ci dilungheremo in commenti, dopo quanto è stato detto a questo proposito dai giornali quotidiani. Ci limiteremo soltanto a domandare: il conflitto sarebbe accaduto se gli scioperanti non avessero voluto proibire ai contadini non appartenenti alla loro lega di recarsi al lavoro? E codeste imposizioni non sono assolutamente contrarie a quei principi di libertà che sono un vanto della civiltà moderna?
* Altre tre vittime si aggiunsero nei giorni successivi.